Nessuno ci convincerà mai che perdere sia inevitabile o indolore quando mancano le motivazioni e pure una dozzina di titolari, soprattutto se in campo si confrontano la dominatrice del girone contro l'ultima della classe, arrivata addirittura alla gara finale senza aver mai segnato un gol. E invece la Roma è tornata da Sofia con una brutta sconfitta che macchia il cammino in questa prima fase di Europa League e anche il percorso di recupero di alcuni giocatori, da Fazio a Jesus, da Peres a Diawara, ieri più o meno inguardabili. Note liete? Intanto Milanese, all'esordio dal primo minuto con annessa prodezza (l'unico gol della Roma contro i tre gol dei padroni di casa), il debutto di altri due ragazzini promettenti (Bamba e Boer) e poi il recupero di Smalling, in campo nel secondo tempo senza conseguenze. Che la versione fosse supersperimentale s'è capito solo quando le squadre sono scese in campo perché oltre a Milanese, il cui esordio dall'inizio era stato già annunciato, la Roma si è presentata con altri due nati nel 2002, il portiere Pietro Boer (con Pau Lopez in panchina tutta la partita: che giochi a Bologna?) e, nell'inedita veste di esterno mancino di centrocampo (lui che è sempre stato un attaccante), Mory Bamba. La curiosa scelta si è resa necessaria per via del forfait all'ultimo momento dell'unico terzino sinistro portato in Bulgaria, l'altro 2002 Riccardo Calafiori, messo ko da una gastroenterite nella mattinata, a unirsi al lunghissimo elenco di indisponibili e degli altri non convocati. Così la Roma è scesa in campo con la difesa già emergenziale composta da Fazio, Kumbulla e Jesus, terzetto in difficoltà anche per via della pioggia battente che ha reso viscidissimo il terreno del Levski stadion, un centrocampo con Peres, Diawara, Milanese e appunto Bamba a sinistra, con il tridente mobile tutto spagnolo composto da Carles Perez, Pedro e Mayoral. A specchio il Cska del neo tecnico Akrapovic, con tre difensori, quattro centrocampisti con gli esterni assai cauti, una punta vera (Ali Sowe, giramondo in Italia in molti campi di B e C) e due trequartisti o uniti alle spalle del centravanti, ora con Tiago Rodrigues più dietro e Sankharé affiancato all'attaccante.

Lo spirito ha fatto inizialmente la differenza, con la Roma irriconoscibile nella prima costruzione con continui errori d'impostazione tra difensori e Diawara (e uno costerà il gol del 2-1, poi Fazio regalerà il terzo) e il Cska autorizzato quasi a prendere coraggio, a dispetto di quello 0 nella casella dei gol segnati dopo le prime cinque partite di Europa League (la sesta sarebbe stata record negativo di tutti i tempi). Così, per estrema generosità, la Roma ha concesso spazio per il rassicurante gol del vantaggio, con una palla persa male in uscita da Peres, uno sviluppo che ha portato a un controcross ciccato da Sankharé e finito sul destro di Tiago Rodrigues che ha calciato forte nell'angolino alla destra di Boer, sorpreso dal pallone viscido.
Alzando il ritmo del palleggio la Roma ha provato a riattivare i circuiti più conosciuti, i ragazzi hanno messo dentro un po' di personalità (Milanese il più attivo, Bamba ci ha messo un po' a capire i meccanismi della chiusura difensiva, ma si è distinto per qualche bella giocata veloce) e Pedro soprattutto ha spinto un po' sul pedale dell'acceleratore. Sua un'occasione all'8', suo lo sviluppo verticale dell'azione che ha portato al pareggio al 22', con un cross di Bruno Peres controllato da Mayoral e lasciato a Milanese che dopo uno stop col ginocchio ha girato subito di destro cogliendo l'angolino, con conseguente, tenerissima esultanza nel segno dell'incredulità: benvenuto nel mondo dei grandi ragazzo, ma ora testa bassa e lavorare. Ma il dominio nel palleggio romanista s'è perso negli eccessi di superficialità e nelle scivolate sul campo pesante. Così già al 30' Rodrigues si è presentato solo davanti a Boer, approfittando di un gran buco lasciato da Fazio e Jesus con Kumbulla fuori posizione, ma la conclusione è finita fuori, e al 34' Diawara ha combinato la frittata facendo scorrere invece di controllare una palla ricevuta in impostazione sulla pressione avversaria, così l'ha consegnata a Geferson che ha servito verticale subito per Sowe che ha potuto controllare da solo e segnare il gol del vantaggio. Prima dell'intervallo Diawara ha provato a riscattare il clamoroso errore seminando avversari per il campo e servendo poi Perez in ottima posizione, ma lo spagnolo s'è complicato la vita da solo dribblando verso l'interno e poi provando a calciare senza servire Pedro, che a quel punto a sinistra era in posizione decisamente migliore. Ne è scaturito solo uno dei tanti corner inutili battuti nella serata (10, alla fine).

Nel secondo tempo è bastato l'ingresso di Smalling al posto di Kumbulla per dare alla squadra una parvenza di autorevolezza e nei primi nove minuti la Roma ha sfiorato ripetutamente il gol, in particolare con Borja Mayoral liberato prima da Perez e fermato da Busatto e poi pescato da un bel cross di Peres su cui il portiere italiano ha chiuso ancora il varco. Poi un clamoroso retropassaggio sbagliato di Fazio (un mix di superficialità, per l'indolenza del gesto tecnico, e di imperizia, per il tocco decisamente fuori misura) ha messo di nuovo Sowe davanti alla porta: l'attaccante non ha avuto pietà di Boer e l'ha infilato ancora calciando all'angolino alla sinistra del portierino. Fonseca s'è arrabbiato perché un'altra pressione fuori registro, con tunnel subito da Peres nella transizione, ha rischiato di dare al risultato dimensioni persino umilianti, ma stavolta Sowe non è arrivato in tempo. Poi sono entrati Villar per Milanese e Karsdorp per Bamba (con Peres spostato a sinistra) e la Roma ha ripreso coraggio, senza mai cambiare sistema, solo che ogni volta che è arrivata dalle parti della porta o Mayoral tirava addosso agli avversari o lo faceva Perez (invariabilmente dopo aver ignorato Pedro). Anche Akrapovic ha fatto i suoi cambi (con il gigantesco Youga che non ha gradito il suo) e la Roma è sembrata spegnersi poco a poco, illusa dalle ultime occasioni sprecate da Mayoral.