Il paradosso non è solo che una partita che l'anno scorso tra andata e ritorno ha prodotto 12 gol stavolta sia finita 0-0, perché questo è spiegabile con i progressi anche difensivi fatti da due squadre con una mentalità radicalmente offensiva che ieri finché hanno potuto giocare serene in qualche modo si sono annullate. Ciò che resta paradossale e che non è spiegabile è che una partita così equilibrata e tatticamente interessante venga rovinata da un arbitro, Maresca, che ogni volta che incontra la Roma sente di dover portare a termine una missione personale, e da un var, Guida, che non ha avuto l'autorità per riaddrizzare le decisioni sbagliate sul campo (tutte, praticamente) o che, peggio, le ha assecondate, e sarebbe ancor più grave. Sta di fatto che la partita è stata pesantemente condizionata da fallaci interpretazioni arbitrali, che qui riassumiamo: Pedro espulso al 40' del primo tempo (lui che in 351 partite in campionato in mezza Europa non aveva mai visto sventolare davanti un rosso) per doppia ammonizione, di cui una forzata (contrasto con Berardi) e una per fallo a metà campo su Lopez che appena si è sentito toccare la spalla dallo spagnolo è inevitabilmente crollato a terra; gol della Roma al 45' con Maresca stesso sul campo a ritenere non falloso un intervento di Dzeko su Locatelli, ma poi sanzionato dall'analisi del Var, perché Guida ha richiamato d'imperio il collega alla revisione; Fonseca espulso per aver detto all'arbitro «Basta!» a fine primo tempo, in qualche modo interpretando il sentimento di ogni romanista; Obiang salvato al 34' del secondo tempo dopo durissimo colpo sulla caviglia di Pellegrini col piede a martello; giallo sul campo e il Var muto; infine mancato rigore a dieci minuti dalla fine su intervento di mano di Ayhan, con braccio perpendicolare rispetto al corpo, non parallelo: Maresca, vicino, dice ancora una volta che ha visto lui (male) e fa segno che non c'è niente, poi fischia (perché nel frattempo Pellegrini, dolorante, si è fermato di nuovo), Ayhan alza gli occhi al cielo temendo l'intervento del Var che però, stranamente, non arriva. Così finisce 0-0 con qualche sofferenza e la Roma dal possibile terzo posto si ritrova al sesto, grazie alle bizarre interpretazioni dell'arbitro di Napoli e del Var di Torre Annunziata (e complimenti al Napoli che vincendo a Crotone ha preso il posto della Roma in classifica).

Che poi la partita fosse complicata s'era capito dall'inizio. Prudente la Roma, forse nel ricordo del 4-2 del 1 febbraio, quando in fase di transizione negativa gli uomini di De Zerbi maramaldeggiarono con la linea della Roma presa sempre in controtempo a scappare all'indietro. Così stavolta il portoghese ha deciso di evitare le pressioni più estreme, finendo così per lasciare il pallino del gioco agli avversari (56% a 44% il dato del possesso palla all'intervallo). Ne è uscita una bella partita a scacchi, senza che una squadra sembrasse in grado di prevalere nettamente sull'altra, se non magari sfruttando l'episodio favorevole. Roma col 3421, con Kumbulla preferito a Fazio e Jesus in campo con Cristante, attento regista difensivo, e Ibanez nel centrosinistra, insolitamente impreciso nell'impostazione e anche un po' approssimativo nelle chiusure; in mezzo, con Pellegrini, promosso Villar, alla quinta partita consecutiva (a Napoli solo dall'intervallo), a riconoscimento delle indubbie qualità che ora lo fanno preferire a Diawara; sulle fasce Karsdorp, più cauto, e Spinazzola, solito incontenibile invasore. Dietro a Dzeko, ancora in versione post-Covid, Pedro, che però ha finito presto la sua gara, e Mkhitaryan, consueto trascinatore soprattutto nel secondo tempo. De Zerbi ha scelto inizialmente di rinunciare a Raspadori (entrato ad inizio ripresa) per alzare Djuricic falso nove e togliere punti di riferimento ai difensori romanisti, con Maxime Lopez spostato dalla mediana a trequarti sulla linea di Boga e Berardi, resi inoffensivi dalla precisa applicazione dei difensori coadiuvati spesso dai quinti di centrocampo. Così nel primo tempo la Roma ha avuto le sue occasioni in ripartenza e il Sassuolo in fase di sviluppo. Nel taccuino restano il diagonale di Mkhitaryan fuori misura al 6', un destro di Locatelli di poco a lato al 14', un colpo di testa di Dzeko su corner al 20' indirizzato male e una percussione di Djuricic respinta da Mirante al 33', ma se avesse segnato sarebbe di sicuro intervenuto il Var a sanzionare la partenza in fuorigioco. Al 45' il gol romanista poi annullato, con Dzeko lanciato nello spazio da uno svarione di Marlon, con assist a Pellegrini solo e palla restituita curiosamente a Dzeko, contrastato da Locatelli: sul rimpallo aveva segnato Mkhitaryan, ma Guida annullerà tutto.
Nella ripresa dentro Raspadori per Lopez (con Djuricic tornato a trequarti) è stata a sorpresa la Roma in inferiorità numerica a compattarsi nel 351 e a fare la partita, sbagliando però troppe conclusioni. In venti minuti sono arrivate diverse occasioni per i giallorossi, con imprecise finalizzazioni di Dzeko, Mkhitaryan, Spinazzola e Ibanez e un clamoroso palo di Dzeko, contrastato da Ferrari su assist di Spinazzola. Haraslin e Traoré (a rilevare gli spenti Boga e Djuricic) hanno dato maggiori impulsi al Sassuolo al 28', e lo slovacco ha trovato anche un gran gol con un destro a giro da fuori area dopo rilancio di Mirante intercettato sulla trequarti, ma stavolta la giusta decisione è stata presa dal Var che ha solo applicato le linee a rendere chiaro un fuorigioco di cui si erano accorti tutti tranne l'assistente di Maresca, Pagnotta di Nocera. Al 31' un altro sinistro fuori misura da buona posizione di Miky. Poi la mancata espulsione di Objang e il mancato rigore su Ayhan hanno reso ingestibile il finale, col Sassuolo a premere e la Roma a resistere, aiutata da Jesus, Diawara e Mayoral, i tre cambi (un po' tardivi) effettuati da Campos, il vice di Fonseca, seduto in tribuna a smaltire la rabbia dietro la mascherina.