In una lunga intervista rilasciata alla rivista "The Tactical Room", magazine spagnolo col nome inglese, Ramon Monchi ha affrontato svariati temi, passando da quelli del campo a quelli della scrivania, per arrivare ai rapporti con i protagonisti giallorossi. Pochissimo mercato nelle dichiarazioni del nostro ds, a dominare il rapporto con Di Francesco. «Eusebio è sempre stato la prima scelta dal momento in cui sono arrivato a Roma - ha detto il ds - L'ho sempre considerato l'allenatore ideale perchè metteva insieme tutte le caratteristiche che cercavo. Conosceva Roma per esserci stato da giocatore e aveva già fatto risultati nella sua carriera in panchina. Inoltre aveva saputo valorizzare molti calciatori. Il primo incontro avuto con lui ha confermato quello che pensavo, da quel momento tutti gli altri candidati alla panchina hanno smesso di esistere per me. Di Francesco è una persona ambiziosa, ma con tranquillità, non in maniera smodata. Credo che abbia trasmesso alla squadra principalmente la sua credibilità e le sue grandi capacità. E questo per un allenatore è fondamentale.


Poi con un direttore sportivo spagnolo era necessario che l'allenatore fosse italiano, romano e conoscesse la Roma. Eusebio si è dimostrato un gran lavoratore, che trasmette molto e che è molto tranquillo quando prende delle decisioni. È freddo da questo punto di vista, non si lascia trasportare dalle emozioni che possono esserci dentro una partita. Questo è importante per un allenatore: sapere quello che vuole, saper trasmetterlo ed essere sempre se stesso. I giocatori lo hanno capito e hanno compreso il messaggio, si è visto in Champions League. Inoltre è un allenatore che guarda avantisenza alcun problema. Non ha alcun timore. Di fatto al Sassuolo ha lavorato con molti ragazzi giovani ed è chiaro che qui alla Roma, quando il giocatore è pronto lo utilizza e gli dà spazio».

Francesco Totti

Non solo belle parole per Eusebio Di Francesco, ma anche per il Capitano. «Con Francesco lavoro a stretto contatto. Lui è una risorsa importante per la Roma. È un privilegio per la società avere Totti come parte del progetto. Il rapporto che abbiamo è quello di due professionisti che quotidianamente cercano di ottenere il meglio per la Roma. Penso che abbiamo creato una simbiosi molto positiva. Stiamo lavorando molto bene».


La società


«Da quando sono arrivato, ho avuto tutta la fiducia e l'autonomia possibile. Sono a mio agio con la dirigenza, ho un buon rapporto col presidente Pallotta, col Direttore Generale Baldissoni e con l'Amministratore Delegato Gandini. In questo senso non posso certo lamentarmi. Con il presidente parlo praticamente tutti i giorni. Ogni settimana facciamo delle riunioni esecutive e restiamo in contatto, non è assolutamente un handicap il fatto che viva a Boston, che non sia qui, perché la comunicazione è frequente: spesso viene lui a Roma o altre volte ci incontriamo da lui. Sono una persona a cui piace molto condividere le decisioni, prenderle insieme, qui ho una libertà di lavoro perfetta. Percepisco la piena fiducia della società e del club nei miei confronti. Non potrei chiedere di più».


Patrik Schick è un fuoriclasse


Parole di stima da Monchi sono arrivate anche per Patrik Schick. «Difficile analizzare l'annata di Patrik: a inizio stagione ha avuto un problema fisico che non gli ha permesso di essere al 100%, ma in futuro dimostrerà il suo valore. Schick è un fuoriclasse assoluto e lo farà vedere. Patrik ha avuto un anno meraviglioso alla Sampdoria senza essere un titolare di quella formazione. Molte volte partiva dalla panchina. L'anno passato, invece, ha avuto un percorso normale. Credo che lo troveremo molto più preparato per la nuova stagione. È un ragazzo di 21 anni: sappiamo quali sono le sue qualità. Può diventare un campione assoluto».


La Var


Su calcio e tecnologia: «Sono un sostenitore della VAR al 100% e mi baso su dati oggettivi: quest'anno gli errori nel campionato italiano sono stati molti meno, così come le proteste. Gli episodi controversi si sono risolti al meglio. È evidente che serve un processo di adattamento che nel campionato italiano stiamo ancora effettuando. Credo che l'anno prossimo sarà migliore. Ricorrere alla tecnologia affinché ci siano meno errori mi sembra un successo. Magari mi sbaglio, ma anche in Spagna la gente sarà contenta, anche se all'inizio sarà complicato perché si tratta di una novità. C'è un dato oggettivo: credo siano diminuite dell'80-90% le ammonizioni per protesta. Non ha senso protestare sugli episodi dubbi. Un conto è contestare un fallo, però a quel punto si riguarda la giocata nel monitor e l'arbitro ascolta gli assistenti alla Var, il giocatore capisce che è un dato oggettivo. Per questo si è abbassato il numero di ammonizioni».


La nuova stagione


«Nel calcio bisogna vincere. Se non si può arrivare primi allora bisogna entrare almeno in Champions. Sono molto esigente con me stesso. Mi piace affrontare sfide importanti: è evidente che qui a Roma l'assenza di risultati importanti negli ultimi anni abbia alzato il livello di pressione. Ma la pressione ci sarà sempre, a volte uno se la crea. Qui a Roma ce n'è molta e a me piace»