Bruno Conti ha rilasciato un'intervista al sito web ufficiale della Roma in occasione dei 30 anni dall'ultima apparizione con la maglia giallorossa. Molti i temi affrontati, dall'arrivo in giallorosso alla sua posizione odierna nel club. Ecco le sue parole.

L'arrivo alla Roma.
"Non potrò mai dimenticare la faccia di mio padre, tifoso romanista, quando gli diedi la notizia che ero stato preso dalla Roma. Era l'uomo più felice del mondo. Andavo a giocare per la squadra del suo cuore".

Sull'ultima partita in maglia giallorossa e sulla decisione di non trasferirsi in altri club.
"Non vi nascondo che, come per tutti i grandi giocatori, anche per me quell'ultima stagione fu delicata. Ricordo il boato dello Stadio Olimpico al mio ingresso in campo in Roma-Bordeaux. Ricordo le voci dei tifosi che strillavano il mio nome. Devo ringraziare loro, se ho potuto avere quegli ultimi dieci minuti. Capii quel giorno che non avrei trovato più spazio in quella squadra. Inutile negare che, rivedendo il film di Francesco Totti, ho ripensato a quell'anno tormentato, culminato anche per me con il dilemma se proseguire con una nuova esperienza oppure legarmi per sempre a questi colori. Non mancarono le richieste da parte di altri club. Ma io ero cresciuto nel vivaio della Roma e nella Roma avevo esordito con Nils Liedholm. Dopo diciassette anni che vestivo questa maglia, non potevo proprio vedermi con una divisa diversa. Preferii smettere. Organizzai il mio addio al calcio assieme a Gilberto Viti. È stato giusto così: io sono nato nella Roma".

La carriera da allenatore.
"Mi piaceva allenare. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, feci quindi i corsi all'Acquacetosa e a Coverciano. La Roma mi chiamò e mi affidò i ragazzi del 79/80: Blasi, De Vezze, Moscardelli. Provai una gioia indescrivibile. Perché puoi essere stato anche un bravo calciatore, ma quando si tratta di allenare, devi fare la gavetta. E così è stato per me. Quando poi Ermenegildo Giannini – il papà del Principe – lasciò il Settore Giovanile, la Società lo affidò a me. A me piaceva allenare, ma non potevo dire di no alla Roma. Così, mi sono calato in questo ruolo e mi sono tolto parecchie soddisfazioni".

Oggi.
"Oggi sono sempre qui. Sono onorato di portare ancora addosso questi colori. Perché qui si parla della Roma. E la Roma è qualcosa che non si discute, ma si ama. Soprattutto per chi come me nella Roma ci è cresciuto. Sono orgoglioso di essere rimasto in questa grande famiglia".