Dopo sindaca, Regione, assessori vari, candidati a questo o quell'altro incarico, finalmente ieri dello stadio della Roma ha parlato la Roma. O meglio, lo ha fatto il suo Amministratore Delegato, Guido Fienga, intervenendo nel corso dell'evento "SportLab".

Del resto dopo le parole di questi giorni di Virginia Raggi, che ha nuovamente assicurato circa la propria intenzione di portare a compimento l'iter amministrativo per il nuovo impianto giallorosso, quella che mancava era proprio la voce della società. Ed ecco allora Fienga, che rispondendo al condirettore del Corriere dello Sport Alessandro Barbano, ha voluto puntualizzare alcune questioni. «Non voglio entrare nel commento politico - ha subito detto il Ceo giallorosso - ma ci tengo a sottolineare che il Covid ha dimostrato che il calcio senza pubblico è un altro sport, decisamente più brutto rispetto a quello che amiamo. Lo stadio non è solo un contenitore di pubblico, ma un attivatore di tante leve di business che servono al club per crescere». E questa la premessa. Poi ancora: «Non facilitare la costruzione di un impianto di proprietà significa tagliare le gambe a un club sulle possibilità di sviluppo. Non dobbiamo sorprenderci se dopo 10 anni una squadra che ambisce a essere nel primo gruppo poi si trovi nel secondo o nel terzo, perde la percezione del suo brand». «Su un piano europeo -ha proseguito Fienga - l'agibilità e la qualità degli stadi è uno dei fattori chiave per far parte di queste competizioni. Lo stadio non è un vezzo che un club deve avere».

Fienga ha quindi lanciato una stoccata nemmeno troppo velata al Comune: «Questo è un processo che deve avvenire in tempi economici accettabili - ha detto - partire da un'analisi e sapere che un'opera può essere completata dopo 12 o 13 anni mina la tenuta del piano stesso e questo è uno degli aspetti che mette in crisi qualunque investitore. Abbiamo sempre rispettato pazientemente il lavoro delle istituzioni». Poi ancora un'ammissione importante relativo allo Stadio Olimpico: «Riteniamo che se avessimo avuto uno stadio in gestione sarebbe stato meglio, la situazione della Roma è ancora più penalizzante di coloro che non hanno lo stadio di proprietà ma lo hanno in gestione. La Roma dispone di uno stadio 2 giorni ogni 15 e non siamo in grado di aprire alcun business collaterale e attivare tutto ciò che altre squadre che noi abbiamo l'ambizione di raggiungere». «Barcellona e Tottenham, per esempio, sviluppano quote di fatturato altissime, il 30%. Per noi questo è 0 e resterà tale finché non avremo uno stadio di proprietà». «Stiamo competendo con club europei senza la possibilità di usare i mezzi che gli altri hanno, avendo la stessa volontà di investire», è stata la chiusura di Fienga.