C'è una sola verità nel calcio e poi tante piccole e grandi teorie buone solo per essere smentite. L'unica verità condivisa da tutti è che chi ha i giocatori più forti vince. E in qualche modo la partita di Berna ne è stata solo l'ennesima dimostrazione. Che poi Fonseca abbia fatto bene o abbia fatto male a partire con nove giocatori diversi rispetto ai (presunti) titolari che erano in campo col Benevento o che con la sua scelta abbia voluto o meno dare un segnale al suo presidente o che invece davvero l'abbia fatto perché crede in ogni giocatore del suo gruppo o perché riteneva in ogni caso che la facoltà di cambiarne cinque nel secondo tempo avrebbe comunque sostanzialmente ridotto i rischi, sono tutte tesi non dimostrabili scientificamente e comunque suscettibili di smentita, buone per scatenare dibattiti infiniti tra lettori di giornali, tifosi su facebook o ascoltatori di qualche radio privata, ma sostanzialmente poco utili a chi vuole davvero capir qualcosa di più diquesto mistero buffo che resta il gioco del calcio.

Dzeko lo spauracchio

Ma, come si diceva, una verità la partita di Berna l'ha svelata. Anzi, l'hanno svelata i giocatori dello Young Boys che, come ha pubblicamente confessato nel suo ottimo italiano l'allenatore svizzero dei gialloneri, Gerardo Seoane, raccontando una confidenza raccolta a fine partita dai suoi stessi giocatori, «la partita è cambiata quando è entrato Dzeko». I numeri peraltro testimoniano che la cosa è vera fino a un certo punto. È indubbio che dal punto di vista tattico la Roma nella ripresa abbia cambiato faccia, intanto con l'inserimento di Spinazzola al posto dello stordito Karsdorp (con Peres rispostato nel suo alveo naturale, la fascia destra). L'ex juventino ha vinto il duello a distanza con l'olandese in ogni categoria censita statisticamente: 38 azioni totali contro 25, 21 passaggi contro 13, 3 cross contro 0, 5 dribbling contro 0, 11 duelli contro 8, 7 palle recuperate contro 4. Nel primo tempo sulle fasce la Roma aveva un freno a mano tirato (anche Peres a sinistra non si è mai visto), nella ripresa ha avuto uno stantuffo a sinistra e dalla fascia destra è nato il gol del pareggio, grazie soprattutto all'intuizione di Dzeko. I tre ingressi al 14' della ripresa hanno definitivamente cambiato il volto della Roma: Dzeko per Mayoral, Mkhitaryan per Pedro e Veretout per Villar. Almeno sotto il profilo dell'efficacia offensiva. Subito dopo il loro ingresso, infatti, la Roma ha toccato i picchi nel possesso palla (66% tra il 61' e il 75', nella precisione dei passaggi (85%), nella quantità delle azioni offensive (0,60 a minuto) e nell'intensità del pressing (salita a 3,6 passaggi concessi per azione difensiva, dai 39 a fine primo tempo). E in quattro minuti la Roma ha confezionato i due gol della rimonta con due assist preziosi firmati dai due nuovi entrati, Dzeko e Miky.

I limiti della Roma

Ma è anche vero però che dopo il secondo gol la Roma ha tirato i remi in barca e ha permesso agli avversari di costruire un altro paio di palle gol, che per esempio hanno fatto lievitare il totale degli expected goal a 1,72 (contro 0,72 della Roma, esattamente un gol in meno di differenza). Questo significa che i giallorossi per una volta hanno raccolto molto di più di quanto non siano stati in grado di produrre, anche se non va dimenticato che il valore degli xg dei padroni di casa risente anche dell'alto valore probabilistico dato al rigore (evento che da solo vale 0,80). In sostanza, è vero che la Roma con i suoi big ha rimesso in piedi una partita, ma è anche vero che poi all'atto pratico il loro contributo si è limitato alle azioni decisive. E non è bastata la loro presenza per limitare le capacità offensive della squadra avversaria, fermata in un caso dalla prodezza di Pau Lopez. C'è invece una certa componente di ingenuità nelle modalità che sono costate due reti ai giocatori di Seoane. Nel primo caso hanno letto malissimo l'incursione di Bruno Peres sulla geniale verticale di Dzeko (vedi anche grafiche a fianco), nel secondo c'è stato un chiaro errore di un giocatore molto esperto, Lustenberger, che sulle conseguenze di un calcio d'angolo battuto dalla Roma a sinistra e finito nella parte opposta del campo, si è lasciato attirare dal pallone invece di schermare la penetrazione di Kumbulla, consentendo al romanista di svettare da solo alle spalle di tutta la difesa giallonera. Al netto di tali ingenuità, prontamente smascherate dall'abilità dei romanisti, lo Young Boys però non ha davvero niente da rimproverarsi perché ha fatto molto di più di quanto si potesse immaginare.

I cambi di Fonseca

Resta da capire il motivo per cui l'allenatore della Roma ha scelto di cambiare ben nove giocatori rispetto alla gara di campionato col Benevento. Indubbiamente l'imminenza della sfida col Milan (già decisiva almeno per indirizzare il destino della Roma in questa prima parte di campionato) è stato un fattore decisivo a indirizzare le scelte. E magari Mirante, Santon e Ibanez, tanto per citare tre dei giocatori tenuti fuori, saranno titolari indiscutibili a San Siro, così come Mkhitaryan, Veretout, Dzeko, Pellegrini e lo stesso Spinazzola. Dunque, sono già otto i cambi prevedibili per la partita col Milan. Se giocherà con la difesa a 4, gli altri tre a scendere in campo saranno con ogni probabilità Kumbulla, Pedro e Carles Perez, se giocherà con la difesa a tre toccherà a Fazio restare dentro e Perez diventerebbe il primo rincalzo. Certo è curioso che l'allenatore che era stato rimproverato per lo scarso utilizzo dei rincalzi dopo le prime due gare di campionato (appena cinque cambi tra Verona e Juventus), venga ora processato per il larghissimo utilizzo del turn over. Oltretutto se l'unico metro di paragone resta quello del risultato, alla fine dalla Svizzera Fonseca è tornato col risultato pieno, con il gruppo pienamente e interamente motivato e con otto dei titolari di San Siro decisamente riposati, avendo giocato nel turno infrasettimanale chi 45, chi 35, chi 20, chi 0 minuti. A naso invece sei o sette dei titolari scesi in campo per il Milan a Glasgow saranno impiegati dal primo minuto anche lunedì sera. E se, dunque, all'atto pratico la Roma dovesse avere un vantaggio dalla maggior freschezza dai suoi giocatori, la vittoria di Berna verrebbe ricordata non solo per i tre punti che hanno già messo in discesa il discorso qualificazione, ma anche per la straordinaria strategia utilizzata da Fonseca che ha sfruttato appieno i vantaggi delle cinque sostituzioni e ha dato fiducia ad ogni giocatore. Un capolavoro, in pratica.