La cicatrice è ancora lì. Dopo la tempesta del Covid che a marzo ha gettato il mondo nello sconforto e nella logica del distanziamento sociale, i tifosi della Roma hanno aspettato la partita degli ottavi di Europa League del 6 agosto a Duisburg come se fosse un appuntamento col destino.

Proprio per i patimenti sofferti da gennaio in poi, prima a seguire le altalenanti vicende della squadra, poi a difendersi dall'aggressione di quel virus sconosciuto, le dolci serate di giugno e luglio, con i dati dei contagi finalmente ridimensionati e la ritrovata solidità della squadra, sembravano aver ricreato le premesse per poter tornare a sorridere alla vita, anche a quella semplificata da tifosi militanti. E invece i tre schiaffi ricevuti dal Siviglia hanno suonato un'altra intollerabile sveglia, come quando non dormi la notte e senti squillare il richiamo della realtà proprio quando hai preso sonno. Così è la vita da tifoso di una squadra poco vincente, abituato a vivere interminabili minuti d'ansia e gioie sempre troppo effimere, e più spesso indigeribili rovesci. Eppure dopo Duisburg questa squadra è tornata ad esprimersi su livelli più che dignitosi, come se quella partita non ci fosse mai stata. In campionato si è ripartiti veloci, al netto degli orrori burocratici e sottoporta che hanno negato un en-plein che il campo avrebbe giustificato, e ora il destino ci riserva un altro ottimistico approccio all'Europa (con i tricampioni svizzeri dello Young Boys, calcio d'inizio allo stadio Wandorf fissato alle 18,55, con 1000 spettatori ammessi in tribuna tra le proteste del club elvetico contro la decisione della giunta cantonale).

Alla sfida arriviamo in sicurezza, sia considerando il gruppo non esattamente irresistibile designato dall'urna di Nyon (con gli svizzeri, anche Cska Sofia e Cluj, di fronte oggi in Bulgaria allo stesso orario) sia per gli straordinari provvedimenti antiCovid assunti dalla società, con i giocatori ormai chiusi nella cosiddetta bolla asettica da sabato, dopo l'accertamento della positività del giovane Calafiori. In ossequio ai protocolli condivisi, la squadra (con tutti i test negativi) ha viaggiato ieri mattina in sicurezza, ha raggiunto la sede del ritiro di Berna e si è poi spostata allo stadio Wankdorf per la conferenza stampa delle 16,45 e per l'allenamento di rifinitura alle 17,30, utile a testare il terreno sintetico dell'impianto dei gialloneri. Nel ruolino di marcia quasi irresistibile dei padroni di casa (hanno vinto 13 delle 18 partite nella fase a gironi di Europa League, e hanno una sola sconfitta nelle ultime 8), un fattore è rappresentato proprio dal campo a cui gli avversari non sono abituati. Non si può dimenticare che in questo stesso stadio, nei tre precedenti con squadre italiane, lo Young Boys ha fatto bottino pieno, battendo l'Udinese nel 2013/14 e il Napoli nel 2017/18 in Europa League e la Juventus nell'ultima gara del girone di qualificazione di Champions League 2018/19, con i bianconeri però già qualificati.

Per i precedenti specifici, abbiamo ricordato ieri i viaggi della Roma di Mazzone a Neuchatel e quelli di Ranieri a Basilea. Nessun confronto diretto tra le due squadre finora, ma Fonseca ha battuto lo Young Boys ai rigori al terzo turno di qualificazione di Champions League nella sua prima stagione sulla panchina dello Shakhtar di Donetsk: aveva vinto 2-0 in casa per poi perdere 2-0 a Berna. Contro le squadre svizzere la Roma nelle coppe europee ha giocato finora 11 partite, raccogliendo 6 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. In trasferta il ruolino è limitato a una sola vittoria (proprio a Basilea il 3 novembre 2010) su cinque esperienze in totale. L'ultima insidia è rappresentata invece dall'assenza nei gironi del Var. L'esperienza della Roma dello scorso anno è stata traumatica (ricorderà il lettore il rigore inventato dallo scozzese Collum col Borussia al 93', a vanificare la nostra vittoria). Speriamo che lo spagnolo del Cerro Grande sappia far meglio.