Con l'incubo che la nuova onda lunga dei contagi possa tornare a complicare ulteriormente le nostre vite - con il virus che dopo Diawara, ancora in quarantena, torna ad affacciarsi a Trigoria aggredendo adesso anche Calafiori - torna in campo la Roma davanti a quello che una volta si sarebbe chiamato il pubblico amico (Stadio Olimpico, calcio d'inizio ore 20,45, avversario il Benevento di Inzaghi). Ma gli amici saranno solo mille, sufficienti a garantire l'aria di casa, puro surrogato di una tifoseria che fremerà per la Roma dal divano, a guardare la partita in tv. Non vale in questo caso la semplicistica teoria di chi confronta il nome delle squadre e annota di conseguenza il favorito: senza dover necessariamente prendere come riferimento i risultati di ieri, con la Sampdoria a maramaldeggiare con la Lazio, il Milan che ha schiantato l'Inter nel derby, l'Atalanta che è andata all'intervallo al San Paolo sotto di quattro gol col Napoli e il Crotone che ha fermato la Juventus, ormai si è capito che nel calcio moderno, dominato dalla corrente giochista, le sorprese sono dietro l'angolo.

Dunque Fonseca fa bene a pretendere massima concentrazione in vista di una partita che non sarà sicuramente facile: intanto perché il Benevento precede la Roma in classifica, avendo vinto due partite su tre, poi perché Inzaghi sta mostrando ottime qualità alla guida di un gruppo che come al solito il presidente Vigorito ha costruito senza badare troppo al portafoglio, e alla fine ha messo insieme una rosa che potrebbe arrivare senza troppi problemi alla salvezza. Basti pensare che può permettersi un attacco con Iago Falque e Caprari alle spalle di Lapadula, un centrocampo con vecchie conoscenze come Dabo, Ionita e Schiapparella e in difesa leoni ancora affamati come Glik e Maggio.

Due volte la Roma ha affrontato nella sua storia il Benevento, due vittorie e nove gol fatti (e due subiti). Era la stagione 2017-2018, all'andata la Roma passeggiò al Vigorito con una splendida prestazione di Dzeko contro il Benevento allenato dall'ex romanista Baroni, al ritorno vinse in maniera assai più complicata di quanto non abbia detto il 5-2 finale contro il rinnovatissimo Benevento di De Zerbi, che lavorò così bene da sfiorare con la forza del gioco un'impresa che sarebbe stata clamorosa, la salvezza. L'unico filo conduttore con l'ultima sfida si chiama Dzeko: in panchina stasera ci saranno tra i reduci di quella Roma anche Fazio e Jesus, e in campo scenderà Pellegrini che al ritorno non giocò (ma all'andata sì, con Bruno Peres), ma l'unico titolare sicuro nelle due gare di tre anni fa e di stasera è ancora lui, l'uomo che già tre volte in questi anni è sembrato sul punto di lasciare la Roma, ma poi è sempre rimasto. In questo campionato è ancora a quota zero gol, si spera in un segnale. Vincere col suo sigillo sarebbe il modo migliore per ripartire, dopo l'incredibile vicenda di Verona, la mancata vittoria sulla Juventus con il giallo proprio con Dzeko e il non facile successo di Udine.

Il mercato si è chiuso con il ritorno di Smalling e presto arriverà anche l'invocato ds (ma quanta cialtroneria nel commentare l'ineccepibile intervista di Fonseca ai connazionali di Record...), di sicuro da stasera non ci sono più alibi. Il mercato è chiuso, la squadra è questa, la rincorsa a posti migliori della classifica può cominciare. Dopo la sosta per la nazionale, e in attesa della prossima, la Roma dovrà affrontare un ciclo di sette partite in tre settimane: si parte stasera col Benevento, si va in Svizzera giovedì con lo Young Boys (ieri fermato sullo 0-0 dal Servette), si chiude la settimana lunedì prossimo in casa della nuova capolista del campionato, il Milan, per poi tornare in Coppa in casa giovedì 29 col Cska Sofia e ospitare domenica 1 novembre la Fiorentina, infine Cluj e Genoa, domenica 8. Quel giorno si potranno valutare meglio le potenzialità della Roma.