Mancini lo sa. Mancini lo sa che se metti in campo tanti buoni giocatori quasi a prescindere dai loro ruoli e li inviti a giocare il pallone in ogni situazione, all'interno di uno spartito ben definito, in una squadra con forte propensione offensiva, poi succedono cose come quelle che si sono viste al 16' del primo tempo a Bergamo, contro l'Olanda.

E cioè che Chiesa e Barella si trovano a contendere il pallone in mezzo a quattro orange, ma non si perdono d'animo, perché il pallone a loro risponde docile: quattro tocchi Chiesa per trovare Barella, due tocchi Barella per ritrovare Chiesa, cinque tocchi Chiesa per tornare da Barella, e lo spazio si è creato, allora l'interista alza la testa e vede che nella linea altissima degli avversari c'è dalla parte opposta una maglia azzurra di un altro ragazzo che ama giocare il pallone con qualità, si chiama Lorenzo Pellegrini e a Roma c'è persino qualcuno che lo giudica male, perché spesso da queste parti funziona così, ma Barella sa che quel ragazzo invece è forte e allora dopo che ha alzato la testa gioca una palla forte di piatto a giro che s'infila tra terzino sinistro e centrale, scavalca l'altro centrale e arriva giusto sulla corsa di Pellegrini che però per far gol dovrebbe stoppare al volo la palla col sinistro senza perdere il vantaggio che sullo spunto ha preso ad Hateboer, e col sinistro infatti stoppa il pallone con un controllo orientato in avanti, e poi dovrebbe provare a battere il portiere in uscita ma sempre col sinistro perché la palla segue la direzione voluta dal controllo, e sembrerebbe difficile anche più del controllo stesso, soprattutto per un destro, ma il ragazzo si chiama Lorenzo Pellegrini e, a dispetto di quello che dice qualcuno a Roma, lui in queste situazioni è particolarmente a suo agio, così non si scompone, e apre il piattone sinistro e spedisce la palla proprio lì, alla destra del portiere, vanamente proteso con quella figura a croce iberica che a volte serve a respingere i tiri degli attaccanti, ma stavolta no.

Lorenzo Pellegrini non è un attaccante, o forse sì, perché sicuramente è un giocatore di propensione offensiva, ma può giocare davanti, può giocare a trequarti, può giocare mezzala, può giocare davanti alla difesa. Dove lo metti sta. E chi lo allena lo mette, lo mette sempre. E lo mette dove può, tanto Lorenzo è forte ovunque. Quando ha segnato l'altra sera ha sfoderato il bel sorriso largo che gli vedi di solito quando segna la Roma, e si è portato i due indici a tapparsi le orecchie. Immediato il riferimento a quando dopo il derby di inizio campionato del 2018 dopo aver segnato di tacco alla Lazio esultò stavolta in maniera più nervosa, col viso metà corrucciato e metà strabordante di felicità, perché era stufo di sentirsi dire che era un mezzo giocatore e quel gol di tacco alla Lazio lo liberò da tutte le paturnie e regalò alla Roma un altro gran giocatore, che a Trigoria era nato ma che per diventare così bravo era dovuto passare per un Erasmus a Sassuolo.

Stavolta la sua esultanza non è sembrata polemica, e infatti a fine partita ha detto che non ce l'aveva con nessuno, gli era solo sembrata una cosa divertente e magari lo era, oppure no, di sicuro è apparsa totalmente innocua e allora chi si fissa su quello piuttosto che sullo scatto a fregare Hateboer, o sul controllo orientato perfetto col sinistro o sul tiro vellutato sempre col sinistro, allora ha qualcosa che gli impedisce di sorridere alle bellezze del mondo e il problema resta solo suo. Mediano, mezzala, trequartista o punta esterna per Lorenzo non è un problema. E non è un problema neanche tapparsi le orecchie per non sentire chi non sa apprezzare le bellezze del mondo. Magari invece è un problema se a restare tappato è il naso. E per eliminare quel fastidio che si portava dietro dall'operazione subita a luglio, Pellegrini dieci giorni fa è tornato sotto i ferri. E adesso gli sembra di avere tre polmoni invece che due. Ed è felice di tornare alla Roma dove anche Fonseca sa che più hai i giocatori forti in campo e maggiore è la possibilità di divertirti e divertire. Ecco perché anche lui a Pellegrini non rinuncia mai. E per farlo giocare si inventa altri ruoli. Tanto dove lo metti sta.