All'attacco. Un'estate fa sembrava dovesse essere il mantra di accompagnamento della prima Roma difranceschiana. Che del gioco offensivo ha fatto sicuramente un suo credo, ma senza trascurare la fase difensiva, che si è rivelata il fiore all'occhiello. Mentre proprio davanti qualcosa è mancato, almeno in termini realizzativi, per ammissione dello stesso tecnico. La squadra ha creato molto e concretizzato poco rispetto a quanto avrebbe potuto, eppure fra le sette punte utilizzate c'è la rivelazione della stagione il trascinatore assoluto in Champions.

ANTONUCCI 6,5 - Il debutto in A nel periodo più difficile, con la squadra in crisi e l'attacco con le polveri bagnate. Ma l'attaccante della Primavera non si è fatto intimorire e ha bagnato il suo esordio a Marassi con l'assist vincente in pieno recupero. Poi tanto romanticismo a tinte gialle e rosse in quel finale con il Liverpool e il pallone del 4-2 raccolto dal fondo della rete per provare a fare subito il quinto. Piccoli romanisti crescono.

DEFREL 5,5 - Arrivato con le stimmate dell'attaccante voluto dall'allenatore, ha trovato nella sfortuna più che nel tecnico che lo aveva allevato a Sassuolo la sua compagnia. Piccoli ma fastidiosi ko lo hanno tenuto a lungo fuori e ogni volta che ha provato a rientrato è stato bloccato da noie fisiche, non riuscendo mai a incidere quanto avrebbe voluto. E come tutti si aspettavano. Greg interruptus.

DZEKO 9 - Se la Roma è diventata una delle grandi protagoniste della Champions, il merito è stato in gran parte di Edin. Che ci ha mandato a un passo dal paradiso a suon di gol e personalità. Il bosniaco non ha ripetuto l'annata precedente dal punto di vista realizzativo, ma ha demolito record su record in Europa, entrando di prepotenza e a furor di popolo fra i più importanti attaccanti della storia giallorossa, che pure ne vanta di grandissimi. Prima le firme decisive a Baku e Londra (con tre capolavori), poi dagli ottavi alle semifinali un centro dietro l'altro, senza mai fermarsi e guidando tutte le rimonte che hanno fatto sognare un popolo. Poi, tanto per confermare che dove ci sono grandi sfide c'è il suo timbro, anche una doppietta di altissimo spessore al San Paolo fra le 16 reti in campionato. Che hanno portato la sua stratosferica media a un gol ogni due presenze. Indispensabile per Di Fra, che ha rinunciato a lui per scelta tecnica (o meglio, per turnover) una sola volta su 51 partite ufficiali. Per i compagni, che lo vogliono sempre accanto. Per i tifosi, che sanno di avere un campione vero. Per tutti. La Roma è ora Dzekosostenibile.

EL SHAARAWY 7 - Più alti che bassi nella stagione di Stephan, che ha tirato su la cresta in particolare nella trionfale sfida casalinga contro il Chelsea, in cui è stato straordinario protagonista con una doppietta di rara bellezza. Ma al di là delle notti magiche, in campionato ha sempre detto la sua, pur senza essere faraonico come soprannome avrebbe comandato.

PEROTTI 6,5 - Qualche infortunio di troppo, soprattutto nel finale di stagione, non ha agevolato la continuità. Ma l'argentino ha contribuito e non poco alla crescita europea segnando gol pesanti, fra i quali quello che ha regalato il primato nel girone. A proposito di reti, da ricordare il rigore maradoniano nel derby. Alter Diego.

SCHICK 6 - Il fiore all'occhiello del primo mercato di stampo monchiano ha avuto un approccio difficile, complici una serie di infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo per troppo tempo. Rientrato nel periodo peggiore della squadra, ha pagato mentalmente quel gol fallito nel finale con la Juve, sliding door del campionato. Ma in primavera ha rivelato le schickerie del suo repertorio. Da rivedere. In ogni senso.

ÜNDER 7,5 - Il turchetto è entrato nella squadra della Capitale con le attenzioni che si dedicano alle grandi promesse. Eppure l'inizio della sua avventura giallorossa di incoraggiante ha avuto poco. Ma lui si è rimboccato le maniche e ha risollevato la Roma dal suo periodo peggiore. Gol, assist, grandi giocate in velocità, fino a conquistare tecnico e pubblico e diventare di fatto un titolare in più. Quello che non ti aspetti. Il Gran Turco sul campo è maturo.