Magari non funzionerà. Ma l'idea è chiara, riscontrabile, tangibile. Il progetto giovani è sotto gli occhi di tutti. Un progetto per la Roma di oggi, ma soprattutto di domani e dopodomani, al netto delle plusvalenze con cui comunque bisogna fare i conti in tempi di fair play finanziario. È un progetto giovani, al punto che due ragazzi di 27 anni come Manolas e Juan Jesus sarebbero i veterani di una formazione baby che abbiamo provato a buttare giù, dando per scontati un paio di acquisti che, seppur ben avviati, scontati ancora non sono.

L'età media dice ventidue

Nella formazione che vedete, dando l'età per anno di nascita, la media che ne viene fuori è ventidue anni e mezzo, una media che volendo si potrebbe pure abbassare inserendo Capradossi al posto di uno dei due centrali di difesa, ma francamente c'è sembrato troppo. È la generazione degli anni novanta con qualcuno molto ma molto vicino al terzo millennio. Uno potrebbe pure pensare a una formazione di esordienti alle prime armi, prospetti emergenti, ragazzi che devono mangiare ancora tanto pane e pallone prima di potersi confrontare con il calcio che conta. In una certa parte può essere pure vero perché di sicuro questi undici, in particolare i più giovani, hanno indiscutibilmente dei grandi margini di miglioramento, ma ci sono altre considerazioni per credere che poi questa formazione non sarebbe così male. Per esempio pensando al fatto che quasi tutti sono nazionali nelle rispettive rappresentative, non in qualche Under, ma nelle nazionali maggiori: Alisson è il numero uno del Brasile, Manolas un punto fermo della Grecia, Karsdorp presto troverà in Nazionale il suo probabile compagno di Roma Kluivert, Lorenzo PellegriniFlorenzi e Cristante (se arriverà ovviamente) fanno parte del progetto rinascita dell'Italia, Under è presente e futuro della Turchia, Coric ha solo bisogno di riprendere a giocare con continuità per tornare a vestire la maglia della Croazia. Insomma, stiamo parlando di ragazzi che possono vantare già un curriculm importante, roba che ne fa, inevitabilmente, in molti casi, giocatori nel mirino dei maggiori club europei. E qui c'è il secondo aspetto della questione. Cioè per la società la patrimonializzazione di questi talenti. Considerando che solo Alisson vale un tesoro, facendo una somma a grandi linee del valore dei cartellini dei giallorossi della generazione degli anni novanta, la cifra che ne viene fuori non è inferiorei ai duecento milioni di euro.

Effetto Ünder

Pensate solo a Cengiz, pagato un anno fa poco più di dodici milioni di euro e oggi, se la Roma decidesse di metterlo sul mercato (non succederà) ci sarebbero club disposti ad arrivare a trentacinque-quaranta milioni di euro per assicurarsi il cartellino del giovane talento turco capace, nella seconda metà del passato campionato, di trasformarsi da prospetto in un ottimo giocatore che sta studiando per diventare un campione a tutto tondo. La Roma, in questo senso, si augura che l'appena acquistato Coric possa fare lo stesso percorso. Ma anche il possibile arrivo di Kluivert, cresciuto nel settore giovanile dell'Ajax, rappresenterebbe un prospetto interessantissimo. Dovesse confermarsi e migliorarsi nel nostro campionato che di sicuro è un po' più competitivo di quello olandese, rischia di diventare un esterno sinistro offensivo di quelli che i maggiori club sarebbero pronti a sfidarsi a suon di milioni pur di portarselo a casa. Insomma, un investimento per il presente e il futuro, che poi è quello che la Roma americana ha fatto fin dai suoi albori, cercando nel mercato mondiale i talenti emergenti, puntando ad arrivarci prima dei club che fatturano cinquecento o seicento milioni di euro, prenderli, valorizzarli e poi, come abbiamo visto, pure venderli.

In questa formazione che abbiamo buttato giù di talenti possibili ce ne sono una marea. Prendete per esempio Rick Karsdorp. L'olandese è stato acquistato da Monchi nella passata stagione, quando il ragazzo pieno di tatuaggi aveva ventidue anni e aveva appena vinto il titolo olandese con la maglia del Feyenoord. Già aveva avuto una certa frequentazione con l'orange della nazionale, ma nell'ultima stagione ha visto molto di più i medici che Di Francesco. Prima il menisco, poi dopo l'esordio in campionato, subito il legamento crociato roba che ha confermato come la sfiga ci veda benissimo. In pratica una stagione buttata. Eppure di questo ragazzo che si è appena sposato, tutti ne parlano come di un esterno destro destinato a lasciare il segno in un ruolo in cui la Roma, da anni, sta cercando un titolare in grado di dare solidità e continuità al ruolo. Nel passato campionato ci ha provato Florenzi che, pensandoci bene, potrebbe starci in questa formazione visto che è del 1991, pure lui insomma della generazione degli anni novanta. Per concludere la società Roma non sta pensando soltanto al presente, ma anche al futuro. Per continuare a stare ad alti livelli. Consapevole che prima o dopo, meglio prima, si arriverà a dama.