Ad Amsterdam c'è un signore olandese che ha cominciato il suo percorso professionale tanti anni fa come giornalista, parla un italiano perfetto, si chiama David Endt, è stato il team manager dell'Ajax ed è tifosissimo dell'Inter, per dire di quanto conosca il nostro calcio, e adesso fa il procuratore. Logico chiedere a lui un parere sulla trattativa che si potrebbe chiudere presto tra Justin Kluivert e la Roma: «Un'intervista? Volentieri. Mi perdonerai se sto sbuffando un po', ma ad Amsterdam in questi giorni ci sono 30 gradi, stiamo soffocando».

Volevamo chiederti qualcosa su Justin Kluivert.
«Immaginavo. Quello che vuoi, lo conosco abbastanza bene, negli ultimi tre anni l'ho seguito spesso, sia nel settore giovanile dell'Ajax sia dopo l'esordio in prima squadra».

Sei sicuramente un grande esperto di calcio. Qual è la cosa di Justin che ti colpisce di più?
«È una dote che mi ha colpito sin dalla prima volta che l'ho visto: per essere uno tecnicamente così dotato, ha una concretezza non comune. Di solito i ragazzi con questo talento esagerano, vogliono dimostrare quanto sono bravi, lui invece è sempre molto concreto. Aveva questa caratteristica già a 15 anni, aveva fame di mostrare le sue qualità. Ha sempre giocato senza mai perdere la sua allegria nel gioco, ma sempre per segnare o far segnare. È anche molto altruista, non è il solito attaccante egoista che cerca il numero, gioca molto per la squadra».

Destro naturale, ma sembra bravo anche col sinistro.
«È praticamente ambidestro. Nell'Ajax ha cominciato a destra, poi si è spostato a sinistra».

Parliamo dei difetti, allora. Che cosa gli manca?
«Io l'ho visto crescere e migliorare, della sua annata è sempre stato tra i migliori. Non mi ha sorpreso che sia finito così presto in prima squadra. Diciamo che non ha ancora il fisico per giocare 37 partite consecutive ad alto livello».

Come ruolo, ha sempre giocato solo esterno offensivo?
«Sì, da ala sinistra e destra. Però io ho una mia opinione, magari sarà sbagliata, ma per me in due o tre anni potrebbe diventare un fantastico centravanti, di quelli di movimento. È forte sulle gambe, non è altissimo, non il centravantone classico, insomma».

Il padre Patrick, lo era.
«E lui ha caratteristiche diverse. Ma come evoluzione la vedo possibile».

È vero che in Olanda in questi giorni si discute molto di Justin?
«Anche troppo. Si è capito ormai che lui vuole cambiare aria e qui se la sono presa con Raiola. Justin resta calmo e dice sereno: "Io faccio il mio, penso a giocare, al mio futuro pensa Mino e io mi fido di lui". Questo atteggiamento è stato molto criticato, molti dicono che sia un presuntuoso, ma per me è solo segno di un carattere molto forte».

E in tutto questo l'opinione di Patrick, il papà, qual è?
«Lui ha detto più volte che sarebbe meglio per il figlio restare ancora un anno ad Amsterdam. Ma Justin non sente neanche il padre. Lui vive con la mamma, i genitori sono separati, lui dice che ascolta la mamma e Mino, e che il papà può anche aver torto».

È anche una questione economica?
«L'Ajax oltre certe cifre non va, c'è un tetto di un milione e non lo sforano. Logico che altrove guadagnerebbe molto di più. Io credo che lui abbia avuto i suoi contatti con la Roma e quando ha criticato l'Ajax in una intervista si è capito che vuole cambiare aria»