Il giornalista della Gazzetta dello Sport Marco Iaria ci ha fatto un tweet piuttosto significativo, stilando la classifica dei rossi da record della storia del calcio italiano. Quello annunciato ieri dalla Roma per il bilancio al 30 giugno 2020 (-204 milioni) è il secondo peggiore di sempre, circondato dai disastri finanziari dell'Inter di Moratti, e in particolare preceduto per soli tre milioni dal -207 nerazzurro del 2006-07, e seguito dal -181 del 2005-06, dal -154 del 2008-09 e dal -148 del 2007-08.

L'unica buona notizia, per gli amanti della scaramanzia, è che quei bilanci sconclusionati dell'Inter portarono al triplete del 2010. Non si sa invece dove porteranno la Roma questi conti già brutti e inevitabilmente appesantiti dall'emergenza del Coronavirus che, come ha scritto il club nel comunicato reso pubblico ieri, ha cominciato a far sentire i propri effetti negativi già a gennaio del 2020 bloccando alcune possibile cessioni all'estero (Pastore, Perotti) per poi presentare il pesantissimo conto nel resto del bilancio.

Ma nella stessa informativa al mercato fornita dal club, in seguito alla specifica richiesta della Consob, c'è anche scritto testualmente che «la società ritiene ragionevolmente che la fattispecie di cui all'articolo 2447 (che fa riferimento alla riduzione del capitale sociale di oltre un terzo e che per l'appunto obbliga l'azienda a fornire chiarimenti al mercato, ndr) sarà superata e che il risanamento patrimoniale della Società sarà conseguito con modalità e tempi coerenti con le esigenze del business e con le applicabili disposizioni di legge». Da dove nasce tanto ottimismo? In sostanza, il nuovo azionista di riferimento, Dan Friedkin, ha assunto l'onere di tranquillizzare la Consob (e quindi il mercato, e di conseguenza i tifosi) garantendo le risorse necessarie per il riequilibrio dei conti.

In particolare, per superare al 31 dicembre prossimo la situazione di deficit patrimoniale, c'è scritto nell'informativa che la società Romulus & Remus Investments (il "veicolo" con cui i Friedkin hanno acquistato la Roma) eseguirà l'Aumento di Capitale già deliberato per 150 milioni, prendendo in considerazione anche un'eventuale integrazione, poi convertirà in capitale sociale i finanziamenti soci e i versamenti in conto futuro aumento di capitale, e infine per supportare As Roma apporterà le ulteriori risorse che saranno ritenute necessarie, in coerenza con le iniziative già assunte per supportare le esigenze di working capital dell'Emittente (in pratica, la liquidità). Il fabbisogno finanziario complessivo netto del Gruppo per l'esercizio 2020/21 è stimato in 140 milioni e la società ribadisce di essere in grado di farne fronte, attraverso i flussi di cassa, l'eventuale cessione dei calciatori (a oggi sono state realizzate plusvalenze per 13 milioni con le cessioni di Defrel, Gonalons, Kolarov e Schick, ne mancano altri 100) e per l'appunto con l'immissione di risorse dirette, tra cui figurano anche i 14,6 milioni utilizzati per i pagamenti agli obbbligazionisti per il prestito emesso nell'agosto 2019: in pratica il costo di un buon terzino.

Tanto lavoro, dunque, per Fienga, il dirigente che rappresenta anche il vero (l'unico, con le recenti uscite di ds, segretario sportivo e vicepresidente) elemento di continuità tra le due gestioni, quella uscente di Pallotta e quella entrante di Friedkin. Da un lato è lui a firmare l'ultimo bilancio col rosso da record del bostoniano, dall'altro è sempre lui a indicare al texano la strada per uscirne, dopo che in un solo anno sono stati bruciati 204 milioni (senza risultati sportivi di rilievo) e con il Patrimonio Netto consolidato che, al 30 giugno 2020, è stimato negativo per 242,5 milioni di euro, in flessione di 115 milioni rispetto al 30 giugno 2019. In più imcombe il piano per il finanziamento del nuovo stadio. C'è preoccupazione, ma nessuna rinuncia sembra in vista.