Ri-habemus Chris. Al termine di una giornata oltre i confini della follia, intorno alle ventidue di ieri sera, centoventi minuti dopo la chiusura ufficiale del mercato, un comunicato sul sito del Manchester United ha consentito a tutti i tifosi giallorossi di mettere da parte quel senso di incredulità (eufemismo) che li ha accompagnati per tutta la giornata di ieri.

Smalling è diventato un giocatore della Roma in cambio di quindici milioni pagabili in quattro anni più cinque di bonus. Si dirà: la Roma è stata costretta a piegarsi ai voleri dei Red Devils. Rispondiamo: quei cinque milioni speriamo che la società giallorossa li paghi fra un paio d'anni, per il semplice motivo che sono tutti legati a un'unica possibilità, la vittoria della Champions League. Il giocatore firmerà un contratto triennale da circa tre milioni di euro netti più bonus, cifra importante ma che grazie al Decreto rilancio, alla luce dei due anni e più in cui l'inglese lavorerà nel nostro Paese, consentirà un risparmio del cinquanta per cento di tasse, in sostanza costerà quattro milioni e mezzo lordi, meno di Fazio, tanto per intenderci. Ma prima di passare al racconto di una giornata che neppure il miglior sceneggiatore hollywoodiano sarebbe stato in grado di concepire, consentiteci due parole sull'uomo Smalling. Meraviglioso. In questo mondo del calcio in cui per qualche migliaio di euro ci sono protagonisti pronti a rinnegare la madre, il difensore inglese, pur a fronte di molte altre offerte anche più ricche di quella della Roma, è stato capace di comportamenti, come direbbe Luciano Spalletti, d'altri tempi. Voleva la Roma e, nonostante il rischio concreto che alla fine saltasse tutto, ha mantenuto la sua parola. Fantastico. E oggi ci fa ancora più piacere che torni a vestire la maglia numero 6 (con cui ieri sera si è fatto fotografare sorridente insieme al suo agente inglese), quella che è stata di Aldair, un altro giocatore che non può non essere nel cuore di qualsiasi romanista che si rispetti. Come ci ha confermato lo stesso Smalling con le prime parole rilasciate ieri sera dopo l'ufficialità del suo ritorno in giallorosso: «Nella vita le cose che contano non arrivano mai in maniera facile. La mia testa e il mio cuore sono sempre rimasti a Roma. Sono molto felice di essere uno di voi. Daje Roma». Daje Chris aggiungiamo noi, un daje al quale si è unito anche l'ad Guido Fienga: «Siamo contenti di poter riabbracciare Chris e di riaverlo come uno dei pilastri della nostra squadra. Desidero ringraziare il Manchester United per la disponibilità mostrata in questa lunga trattativa (bugia diplomatica, ndr)». Il giocatore oggi sbarcherà a Ciampino alle 16.40 e ha già fatto sapere di voler andare subito a Trigoria per riabbracciare i compagni e Fonseca, che sicuramente è tra i più felici per il ritorno dell'inglese.

Dunque, la cronaca. Ci eravamo lasciati nella tarda serata di domenica con la convinzione, supportata da innumerevoli confidenze e indizi, che l'affare di fatto si fosse chiuso sulla base di quindici milioni. Eravamo andati a dormire con questa certezza, ma il risveglio è stato l'inizio di un calvario durato fino alle 22 circa di ieri sera. Tutto saltato - facevano sapere da Manchester - Smalling non è un giocatore della Roma. Secondo alcune indiscrezioni raccolte oltre Manica, il nuovo intoppo sarebbe stato causato dal presidente del Manchester United che, quando gli è stato illustrato l'accordo con il club giallorosso, ha stoppato tutto perché venti milioni aveva detto e venti voleva. Da lì è cominciato un rincorrersi di notizie che di volta in volta indicavano come chiuso l'affare, per poi quindici minuti dopo sostenere l'esatto contrario. È stata un'altalena che ha messo a dura prova i cuori deboli e anche i più esperti naviganti delle follie del calcio mercato. Per raccontare solo la parte finale: alle diciotto e quaranta di ieri, a cento minuti dalla conclusione del mercato, sembrava ufficiale che l'affare fosse saltato definitivamente, game over facevano sapere i protagonisti della trattativa. Ci si poteva credere perché non c'erano ormai i tempi per riaprirla e chiuderla positivamente. Ma quando mai. Intorno alle diciannove la tarantella è ripartita perché sembrava, come era del resto, che i due club avessero trovato finalmente l'accordo definitivo. Il tempo però stringeva. In sessanta minuti bisognava fare tutto: firme sui contratti, invio degli stessi in Federcalcio (per i trasferimenti dall'estero bisogna rivolgersi alla Figc che poi spedisce il tutto in Lega), festeggiamenti per la fumata bianca. Ma alle venti sul sito della Lega non era ancora comparso l'avvenuto trasferimento. Panico, ansia, pure un po' di incazzatura perché i mediatori che hanno seguito la trattativa davano tutto per definito. È nato un giallo che ha tenuto tutti con il fiato sospeso per altre due ore. Perché si è diffusa la notizia che la Roma non avesse presentato in tempo tutta la documentazione necessaria per il tesseramento. Ri-panico.

La Roma ha fatto sapere che il Manchester aveva mandato i documenti alle 19.50 e che tre minuti dopo erano stati spediti in Figc. Quindi nei tempi giusti. Solo che l'ufficialità non arrivava. Pare perché non era stato inviato il documento di indicatore di liquidità (un parametro che si ottiene con tutti i numeri economici di una società), documento obbligatorio. A quel punto si sarebbero mossi anche i legali della famiglia Friedkin. Tutto risolto, intorno alle ventidue la Lega ha ufficializzato la regolarità della documentazione. Cin cin Chris. Poi c'è da dire che pure le buone notizie non arrivano mai da sole. Nella nottata infatti si è definita la cessione in prestito all'Everton (il mercato in entrata in Inghilterra ha chiuso a mezzanotte) di Robin Olsen. Ari-cin-cin.