Tre punti, scolpiti su Pedro, portano la Roma in una migliore posizione di classifica dopo il niente di Verona (in attesa del ricorso per il punto perduto della lista sbagliata) e il pareggio con la Juventus.

Da Udine la squadra giallorossa è tornata con il bottino pieno grazie alla prodezza del suo nuovo fuoriclasse e a una prova per larga parte positiva, al netto però dell'ormai consueto calo di ritmo nella parte finale della partita, prassi pericolosa che finora era costata le mancate vittorie nelle prime due giornate. Stavolta a salvare la Roma ci ha pensato Mirante, portiere essenziale e piazzato sempre nel posto giusto, ormai indiscutibile titolare nella squadra che secondo Pedro potrebbe puntare anche allo scudetto.

La Roma si era presentata nella sua veste più autorevole sin dall'inizio, prendendo subito il controllo del gioco e del possesso palla prevalentemente nella metà campo dei padroni di casa, schierati col solito 352 di maniera del professor Gotti, con le linee molto basse esattamente come aveva previsto Fonseca.

Sembrava un po' la partita di 2 anni fa, quando De Paul purgò i giallorossi nella sera dell'esordio sulla panchina dei friulani di mister Nicola dopo una resistenza in trincea memorabile, e poi un gol su una furbata su fallo laterale: ma stavolta nello stesso minuto di allora la prodezza l'ha fatta Pedro, spostando l'inerzia della gara a vantaggio dei giallorossi.

La Roma nella mezz'ora iniziale ha dominato la sfida, poi nel finale di tempo ha concesso un paio di occasioni in transizione, che poi è il piano che aveva studiato Gotti, schierando il muscolare ex Okaka vicino al velocissimo Lasagna, con due interni di centrocampo tecnici come De Paul e Roberto Pereyra, appena tornato a Udine dopo tre anni al Watford, altra squadra di famiglia (Pozzo).

L'iniziale dominio romanista, con la stessa squadra antiJuve, aveva partorito un'occasione propizia per Pellegrini e un'altra ghiottissima per Dzeko: nel primo caso proprio Pereyra aveva intercettato l'assist perfetto da sinistra di Spinazzola (uno dei migliori in campo del primo tempo) a un metro dalla porta ormai vuota, con Musso tagliato fuori, nel secondo, al 22' uno strepitoso lancio di Ibanez (altro protagonista della gara) aveva messo Dzeko, bravo a stoppare di petto, solo di fronte a Musso, ma come spesso accade al bosniaco i gol che sembrano fatti nel suo caso poi seguono altri destini, e il piattone destro è finito nella curva deserta.

In quella prima mezz'ora la Roma aveva spesso trovato l'uomo tra le linee, soprattutto Pedro e Mkhitaryan, bravi a uscire dalle tenaglie dei difensori e a far sponde di prima alle spalle degli interni bianconeri. E ogni possibile sfogo a sinistra era stato ben rifinito da Spinazzola, davvero in stato di grazia.

Ma a forza di sbattere sul muro, la Roma si è pericolosamente allungata e sfilacciata, consentendo così all'Udinese di trovare un paio di pericolosi corridoi (dopo che Mirante era stato già bravo a deviare una legnata di Lasagna): il primo al 37' con De Paul a cercare ancora Lasagna con un cross a giro alle spalle dei difensori romanisti (con probabile posizione di fuorigioco non rilevata dell'attaccante: lo sarebbe stata in caso di gol) e deviato alto di sinistro in scivolata; il secondo, ben più efficace, con un lancio dalla fascia di Ter-Avest a sfruttare un bel movimento combinato dei due attaccanti (Okaka incontro, Lasagna in profondità) con Kumbulla piazzato male e successivo intervento di gran pregio di Ibanez, capace da dietro prima di poggiarsi su Lasagna e poi di toccargli il pallone da sotto, consentendo a Mirante di respingere a quel punto quasi addosso allo stesso Lasagna, poi sulla respinta Pereyra ha cercato il gol a pallonetto con la palla però addomesticata da Mancini quasi sulla linea.

La rinfrescata dell'intervallo deve aver resettato i valori del campo, perché la Roma è ripartita nella ripresa come nella prima mezz'ora, gestendo il palleggio e costringendo l'Udinese a rintanarsi davanti alla porta di Musso. Uno spunto di Dzeko già al terzo minuto ha messo Pedro in condizione di battere a rete, ma il gran destro dello spagnolo ha toccato la coscia di Pellegrini (impegnato in un taglio lungo davanti al compagno) ed è incredibilmente schizzato fuori dalla porta nella quale sembrava destinato.

Al 6' è stato Pellegrini a protestare per un presunto contatto con Arslan: al microscopio del Var, il contatto è parso evidente, ma Maresca in cabina di regia non se l'è sentita di intervenire rispetto alla percezione di Abisso sul campo ed ha lasciato proseguire.

Il vantaggio è arrivato lo stesso, al 10': poco furbo Samir a tagliare il campo sulla propria trequarti con un passaggio orizzontale, molto furbo Pedro a puntare direttamente la porta e a calciare con un interno collo che ha girato prima verso il largo e poi si è spento all'incrocio del pali, toccando l'interno del palo.

Un gol di pregio che ha spezzato un equilibrio che poteva diventare complicato forzare, un gol pesante che solo i fuoriclasse sanno regalare, nei momenti in cui serve. Sull'abbrivio la Roma ha insistito e al 16' ha trovato anche il raddoppio, ma l'assistente Vecchi ha rilevato una posizione di fuorigioco di Mkhitaryan sull'assist verticale di Dzeko.

Così Gotti ha effettuato due cambi che hanno contribuito a spostare l'inerzia della gara, inserendo Molina per Ter-Avest a rinnovare la spinta sulla fascia e Forestieri per Arslan, retrocedendo De Paul in cabina di regia. Così è salito in cattedra Mirante, bravo già al 23' a bloccare con sicurezza un gran destro di Lasagna dal dischetto del rigore (Abisso ha poi fermato l'azione per segnalazione di fuorigioco dell'assistente Scatragli, ma a rivederlo non sembrava esserci).

Al 24' Okaka è andato via sull'unico errore della partita di Ibanez, ma poi ha sparato fuori. Al 26' ci ha provato Ouwejan, ancora fuori. Al 27' è toccato a Molina a cercare gloria, ma ancora Mirante ha respinto. Poi altri cambi (quattro per Fonseca: dentro Perez Kluivert, Cristante e Villar) hanno tolto intensità alla gara e ne ha giovato la Roma, comunque contratta fino al 94'.