Si completerà solo domani il quadro delle prime due giornate del campionato di serie A, ma già sono diversi gli allenatori finiti nel mirino della critica. Si salvano, finora, solo quelli a punteggio pieno: Juric, Pioli e Gattuso. Dopo la beatificazione della prima giornata, anche il "maestro" Pirlo è tornato sulla terra. La ricerca dell'iperbole, condizione che molti opinionisti ritengono necessaria per trovare un posto nel mondo, non fa che frantumare ogni serio tentativo di costruzione di un progetto calcistico.

Le bastonate metaforiche che sono state date all'allenatore della Juventus dopo il pareggio dell'Olimpico stridono con le celebrazioni preventive: era troppo prima, è troppo adesso. Eppure dovrebbe essere apprezzato il tentativo del tecnico e dei suoi dirigenti di portare l'enorme capitale tecnico della Juventus nella modernità, condizione ritenuta evidentemente necessaria per quel salto di qualità che alla squadra dominante solo in Italia era sempre mancato, almeno a livello internazionale. Logico che Pirlo faccia esperimenti in campionato, nell'eccezionalità di una stagione che è partita così tardi e senza adeguati test preparatori. E dovrebbe essere apprezzata la sua mentalità offensiva, che lo porta ad esempio ad impostare ogni manovra dal basso, a volte anche con il contributo del portiere ben fuori la propria area di rigore, che lo porta ad attaccare con tanti uomini sopra la linea della palla, che lo porta a rischiare la parità numerica nelle transizioni avversarie. Il calcio ormai è questo: chi vuole stare ad alti livelli deve saper rischiare. Ma se attacchi di più, difendi di meno: è inevitabile. E andrà tutto a vantaggio del movimento calcistico sia per le nostre squadre nelle competizioni internazionali (non è un caso se già quest'anno siamo tornati in una finale europea) sia per la Nazionale, già ben indirizzata da Mancini e dalle indicazioni del settore tecnico.

Poco da stare Allegri

Anche a Roma si discute Fonseca, ma qui ci sono delle specificità tutte locali. Anche in assenza di riscontri concreti alla teoria secondo cui Allegri sarebbe stato contattato dai dirigenti della Roma, e persino dopo l'inequivocabile dichiarazione dell'amministratore delegato Fienga che ha ribadito piena fiducia nell'allenatore portoghese, non si è fermato il balletto delle voci riguardo la precarietà (ovviamente presunta) di Fonseca sulla panchina. Allegri ha poi molti fan in una città in cui da troppo tempo mancano trofei, in più la suggestione dell'uomo forte che con il suo carisma ti regalerà coppe e scudetti è troppo attraente per ignorarla. Il problema non sarebbe neanche questo, semmai lo diventano quelli che in malafede spingono per addossare ogni responsabilità dei guai della Roma proprio a Fonseca. Così la partita con la Juventus era stata presentata come un'ultima spiaggia e alla fine ha rappresentato invece solo la conferma che il processo di maturazione della squadra procede bene, grazie anche ai due innesti arrivati dal mercato. E per la cronaca, considerando il cammino in campionato, la Roma nelle ultime dieci gare sul campo ha sommato sette vittorie e tre pareggi (giocando peraltro due volte con la Juventus e una con l'Inter). Così la figuraccia all'Olimpico l'ha fatta proprio la Juve. Fonseca ha sorpreso Pirlo puntando proprio sulla qualità dell'uscita del pallone nelle numerose occasioni di transizione che la Juve oggi concede. E una certa attenzione ai dettagli, unita alla crescita anche atletica del reparto arretrato, indubbiamente rigenerato dalla sostituzione di Cristante con un difensore puro come l'ex veronese Kumbulla (e magari in attesa di Smalling), hanno consentito a Mirante di vivere tutto sommato una serata tranquilla. Come si deduce dalle cifre sinteticamente riportate nella colonna qui a fianco, la Roma ha tirato più in porta ed è stata più pericolosa della Juventus, pur lasciando agli avversari il primato del palleggio e del possesso palla.

Avanti tutta

Nessuna incertezza relativamente alla trazione anteriore: Fonseca ha rischiato qualcosa schierando Pellegrini tra i mediani con tre attaccanti centrali e due ali molto alte, soprattutto a sinistra con Spinazzola. Ma l'ha fatto consapevolmente, pressando alto e riuscendo sempre ad intercettare le sofisticate trame tecniche dei bianconeri con una compattezza tra i reparti davvero significativa. Nel primo tempo l'errore in qualche modo giustificabile è stato quello di rilassarsi dopo il vantaggio: concedere metri a una squadra come la Juventus significa inevitabilmente andare in sofferenza (lo testimonia il possesso dell'ultimo quarto del primo tempo: 1'48" contro 4'51"). Nel secondo tempo la Roma ha completato l'opera costruendo le occasioni per vincere la partita ma, purtroppo, fallendole anche clamorosamente: le responsabilità di Dzeko in questo caso sono evidenti, ma nel pacchetto completo dei pregi e dei difetti dell'attaccante bosniaco alla fine tutti prendono e pochi lascerebbero.

La difesa e i mancati cambi

Poi l'errore che non t'aspetti ha regalato agli avversari il secondo gol (vedi dettagli in grafica). Ma parliamo della stessa difesa che più volte, e a diverse sollecitazioni, per tutta la gara si era comportata in maniera eccellente, anche con la giusta aggressività in marcatura su palle laterali di non facile lettura. E nel finale la stanchezza muscolare era evidente, eppure a molti giocatori è mancata la ferocia agonistica per crederci davvero fino in fondo. E qui si innesta anche la valutazione critica dell'operato di Fonseca in rapporto soprattutto alle sostituzioni. Se può solo provocare un sorriso un po' amaro sapere che dal momento in cui è entrato in campo Bruno Peres al momento in cui Cristiano Ronaldo ha segnato il suo secondo goal sovrastando, tra gli altri, anche il terzino brasiliano sono passati solo 31 secondi, c'è invece meno da ridere valutando che la Roma è l'unica squadra tra quelle che hanno giocato almeno due partite ad aver sommato un numero di sostituzioni tanto basso (cinque ). La maggoranza (Milan, Cagliari, Sassuolo, Genova, Napoli) le hanno sfruttate tutte e dieci, Sampdoria, Crotone e Fiorentina nove, Torino, Verona e Juventus otto. Fonseca? Non pervenuto. Eppure molti giocatori sono sembrati stanchi nella parte finale della gara e la brillantezza della manovra ne ha risentito. Ma Perez, Kluivert o Villar sono rimasti a scaldarsi vicino alla panchina.