È stato definito un pasticciaccio, ma è semplicemente la storia di incuria e superficialità che rischia (in caso di mancato accoglimento del ricorso) di togliere alla Roma il punto guadagnato sul campo a Verona oltre a una fetta di credibilità relativa all'efficienza dell'organizzazione sportiva che nessun ricorso riuscirà a restituire. È una storia che riguarda un fazzoletto di persone e che almeno sotto il profilo formale lascia diversi dubbi, soprattutto per l'incredibile epilogo che riguarda direttamente la persona al centro della clamorosa disattenzione: l'ormai ex segretario sportivo della Roma e prossimo direttore operativo proprio del Verona calcio, Pantaleo Longo.

Da quanto risulta al Romanista, infatti, la trattativa tra il presidente del Verona Setti e il segretario della Roma andava avanti da qualche settimana, tanto che già nel pomeriggio di lunedì 7 settembre, in occasione di un colloquio privato tra il massimo dirigente veronese e l'amministratore delegato della Roma Fienga a Soriano nel Cimino, dov'erano entrambi convenuti per partecipare ad un evento intitolato alla memoria di Pietro Calabrese, si parlò certamente del futuro di Marash Kumbulla alla Roma, ma anche di quello possibile di Pantaleo Longo a Verona.

Il segretario romanista, arrivato a Trigoria insieme con il suo ex grande amico Petrachi e poi sopravvissuto all'uragano che portò la scorsa estate al licenziamento del direttore sportivo (con cui peraltro Longo aveva già rotto i rapporti al culmine di una serie di accese discussioni personali), aveva chiesto maggiori spazi operativi a Fienga che, nell'incertezza del nuovo riassetto societario, probabilmente l'ad romanista non era ancora in grado di garantire.

Così lunedì 14 settembre, nel momento in cui la Roma ha presentato le sue liste in Lega, con l'originale peccato dell'errato inserimento non solo del nominativo del guineano Amadou Diawara nell'elenco degli under 22, pur avendo invece lui compiuto 23 anni lo scorso 17 luglio, ma anche del turco Cengiz Under (diventato 23enne 3 giorni prima del compagno di squadra, il 14 luglio), Longo era a tutti gli effetti un dipendente della Roma, ma già in trattativa con il Verona. La stesura delle liste, in una società organizzata come la Roma, è compito che fa chiaramente capo al segretario sportivo, che materialmente inserisce i nominativi nel portale della Lega calcio, ma passa anche sotto gli occhi degli impiegati dell'ufficio della segreteria, sicuramente del direttore sportivo (in pectore, Morgan De Sanctis) e del team manager, Gianluca Gombar, che verosimilmente è anche quello che l'ha fisicamente realizzata.

Poi si arriva al giorno della partita, sabato 19 settembre. Longo, che ha la famiglia a Bergamo e solitamente ottiene il permesso di tornare a casa nei week end in cui non è richiesta la sua presenza allo stadio, al Bentegodi non è fisicamente presente. Così quando al momento dell'inserimento della lista dei giocatori della Roma impegnati contro il Verona risuona l'alert sul nominativo di Diawara (Ünder non era stato convocato perché era in definizione la sua cessione al Leicester), Gombar si insospettisce e chiede spiegazioni telefoniche a Longo.

Entrambi parlano, in tempi diversi, con i delegati della Lega per capire quale fosse il problema. Purtroppo per la Roma, a nessuno viene in mente che l'errore potrebbe semplicemente essere quello della lista sbagliata: non essendo più under 22, il guineano non può figurare nella lista a loro riservata, ma dovrebbe risultare nell'altra, quella dei giocatori senza vincolo alcuno d'età, dove peraltro risultano liberi ancora quattro slot.

E la risposta del delegato della Lega rimanda solo ad un probabile errore tecnico del sistema che chissà perché si è inceppato su un solo nominativo: potendolo però in ogni caso forzare manualmente, il consiglio è quello di procedere lo stesso. E la Roma, seguendolo, si condanna alla sconfitta: paradossalmente, se fosse stato presente anche Cengiz Ünder a Verona e magari avesse risuonato un doppio alert la circostanza avrebbe fornito maggiori indizi ai dirigenti romanisti per risalire all'errore.

Il caos scoppia il lunedì, quando tutti i dirigenti si ritrovano a Trigoria e vengono informati dalla Lega dell'errore commesso. Longo intuisce di non aver via di scampo e in un colloquio con Fienga rassegna immediatamente le dimissioni che poi formalizzerà per iscritto. Resta solo da gestire l'imbarazzante epilogo, il passaggio al Verona che probabilmente diventerà ufficiale tra qualche settimana. Tutti quelli che lavorano alla Roma e conoscono la serietà del professionista escludono che l'errore sia stato doloso. Ma l'imbarazzo resta.

In qualche modo anche per il presidente Setti, che accoglierà un dirigente che ha sostanzialmente terminato il suo precedente contratto di lavoro a causa di un errore marchiano di cui forse proprio il Verona potrà giovarsi. Sembra una storia scritta da Kafka, invece è accaduta a Trigoria, anno di grazia 2020. Ora non resta che confidare nel ricorso: la Roma farà ovviamente leva sull'errore in buona fede (vista la possibilità di inserire Diawara nella lista giusta, libera ancora per quattro nominativi: e infatti ieri il guineano è stato regolarmente convocato) e anche sul superficiale consiglio ricevuto dal delegato della Lega a Verona con la sottovalutazione dell'alert risuonato al momento della compilazione della lista per l'arbitro: basterà?