Nel giro di pochi giorni tutto si è capovolto per Edin Dzeko. Non c'è due senza tre e la valigia già chiusa, si è riaperta ancora una volta: Milano, Londra e infine Torino sono rimaste lontane, casa sua continua a essere Roma, proprio come gli dicono i figli quando li porta nella sua terra natia.

Quando era a un passo dalla Juventus, a chi gli chiedeva delle sensazioni che avrebbe provato nel debuttare proprio contro la squadra più importante della sua carriera, aveva confessato che il fisiologico tumulto interiore sarebbe stato mitigato dall'assenza di pubblico: gli inevitabili fischi dei tifosi gli avrebbero fatto male. Ora che è rimasto dal lato giusto, è probabile che possa rimpiangere la mancanza di quella carica che soltanto i romanisti sono in grado di trasmettere a chi indossa la maglia del cuore. Eppure lo stesso Ceo Fienga ieri ha garantito che la spinta emotiva la troverà da sé, ulteriormente arricchita proprio dalla trattativa saltata al fotofinish.


D'altra parte Dzeko si è sempre comportato da professionista esemplare e mai ha lesinato impegno, anche quando si è trovato non al massimo della condizione. E la sfida di domani non può che essere la sua. Per la vicenda di mercato che lo ha visto protagonista, certo. Per rinfocolare la regola del "non c'è due senza tre" anche in campo, dove finora ha conseguito due vittorie personali contro i bianconeri (nel 3-1 del 2017 era assente e nell'ultimo di agosto allo Stadium era in panchina), con due suoi gol: la prima indimenticabile firma in giallorosso - imperioso stacco di testa a mostrare i tacchetti a Chiellini e abbraccio alla Sud in festa - e una rete nel 2-0 di fine 2018-19. Ma soprattutto è la gara di Edin perché da chioccia del gruppo giovane che compone la rosa e ancora di più da Capitano, tocca a lui guidare la squadra.

Ora più che mai.

Lo farà con Pedro e Mkhitaryan ai suoi fianchi, altri due pezzi di grosso calibro. Esperienza da vendere, entrambi di dotati di curricula pregni di successi, e provvisti di tecnica tale da poter parlare lo stesso linguaggio del bosniaco anche con i piedi. Condizione indispensabile per tramutare le belle combinazioni messe in mostra nel primo tempo del Bentegodi in qualcosa di più concreto. Con Lorenzo Pellegrini, terzo vertice di quel triangolo offensivo, dirottato qualche metro più indietro, a far compagnia alla corsa instancabile di Veretout e a cercare di restituire quel fosforo alla manovra che a Verona ha cominciato a latitare a partire da metà gara. A fare posto al numero 7 in mediana dovrebbe essere Diawara, apparso un po' arrugginito nella prima giornata.


Per il resto non sono previsti stravolgimenti rispetto alla formazione messa in campo all'esordio: Spinazzola è ormai una certezza sulla fascia sinistra. A destra Karsdorp ha disputato una discreta partita, ma nel frattempo è tornato disponibile anche Peres, che proprio alla Juve rifilò una straordinaria rete in un derby di Torino. A protezione di Mirante, a completare la linea arretrata formata da Mancini e Ibanez, ci sarà l'esordio del neo-acquisto Kumbulla.