Le parole di Virginia Raggi al nostro giornale non spostano di molto la sostanza delle sorti del nuovo stadio della Roma. L'esito finale di questa storia è scritto da tempo, almeno da quando la Conferenza dei Servizi ha approvato il progetto nel gennaio del 2018. Un esito che non può essere diverso dalla realizzazione del nuovo impianto giallorosso. L'intervista che la sindaca ha voluto concederci ha comunque portato alla luce alcuni elementi di novità che non vanno sottovalutati e che servono a comprendere meglio come la pubblica amministrazione si stia muovendo in questi giorni. L'iter amministrativo è ad un punto di svolta che però richiederà più tempo di quanto previsto e sperato inizialmente dalla Raggi. E questo per due motivi di fondo. Il primo è di natura tecnica. Mancano all'appello alcune firme sulla documentazione a corredo del dossier stadio, tra cui quelle sulle sub convenzioni da parte di Regione Lazio e Città Metropolitana.

Questione di pochi giorni, assicurano le parti, e poi l'iter potrà riprendere il suo percorso, che passa ancora per alcuni step importanti. Innanzitutto Variante e Convenzione dovranno essere esaminate dalle commissioni consiliari competenti (soprattutto Urbanistica, Trasporti e Bilancio, ma anche Sport ed altre), poi ci sarà un passaggio anche in IX Municipio. Questi due passaggi non sono vincolanti ma richiederanno comunque tempo. Poi tutto tornerà in aula per il voto finale dell'Assemblea di Roma Capitale. E qui veniamo alla seconda ragione del ritardo. Fino a poco fa Virginia Raggi non era convinta di avere in numeri necessari per l'approvazione del progetto. Oggi le condizioni sono cambiate, come dimostrato anche dalle parole del capogruppo del Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi, che proprio al nostro giornale ha lasciato aperta più che una possibilità perché l'opposizione non si metta di traverso. Ed anzi è probabile che oltre al Pd anche altri partiti di opposizione possano decidere di appoggiare il progetto stadio. La Lega per esempio non ha mai nascosto il proprio sostegno all'idea dello stadio della Roma, ed anche ieri, pur criticando l'operato della sindaca, ha comunque ribadito l'importanza del progetto. Insomma le condizioni politiche sono finalmente mature per evitare brutti scherzi al momento del voto. Ed ecco quindi che la Raggi è tornata a metterci la faccia e ad esporsi direttamente.

Quell'«entro Natale» che ci ha detto nell'intervista che abbiamo pubblicato ieri non preoccupa la proprietà del club. Nel senso che per la società un'approvazione entro settembre o entro dicembre cambia poco ai fini dell'apertura del nuovo stadio, che in entrambi i casi avverrebbe non prima della stagione 2023-24. Purché però non si vada oltre quella data. Ma la Raggi è stata chiara, la barra resta dritta, e i numeri per ora sono dalla sua parte. In caso contrario, e questa è la convinzione maturata nell'entourage della sindaca, difficilmente potrebbe sperare di essere davvero lei ad inaugurare il nuovo stadio.