Dietro la forza e la grinta del futuro centravanti della Roma c'è una storia difficile, non lineare. Arkadiusz Milik nasce il 28 febbraio del 1994 a Tychy, una città nel sud della Polonia, importante centro industriale della Slesia, sede di birrifici e stabilimenti di assemblamento di vetture. All'età di 6 anni Arkadiusz perde il padre e per lui inizia un momento di netta turbolenza. Cresce con la madre e il fratello maggiore Lukasz, inizia a passare il tempo in uno spazio vicino casa cadendo in compagnie non affidabili. Inizia a fare cose come fumare con degli sconosciuti ed effettuare piccoli furti, come rivela lui stesso. Ma proprio in questa fase così buia fa l'ingresso nella sua vita Slawek Mogilany, detto Moki, che rivelerà una delle persone più importanti della sua esistenza, che, come dice l'attaccanti polacco, lo ha salvato.

La madre conosce lo stato di abbandono del figlio e parla con Mogilany, vicino di casa e calciatore del Rozwoj Katowice, chiedendogli di risollevarlo. Così ogni giorno, dopo scuola, come racconta la testata Rzeczpospolita, inizia a percorrere venticinque kilometri in autobus per recarsi a Katowice, dove Mogilany lo introduce nel Rozwoy, di cui dopo poco tempo diventa allenatore. Milik con questa maglia esordisce in terza divisione, poi passa al Gornik Zabrze dove esordisce all'età di diciassette anni e viene notato dal Bayer Leverkusen: sei presenze, poi prestito flop all'Augusta, la svolta all'Ajax nel 2014 e poi il Napoli nel 2016. In tutte le tappe Moki diventa una guida totale per Arkadiusz, o, come lo chiama lui con affetto, Aro. Quello che il centravanti della Polonia considera il padre putativo, è stato influente sicuramente anche negli ultimi giorni: Moki è un grandissimo sostenitore giallorosso. Ed è bello, alla fine, che in questa storia la Roma sia presente.