Ieri si sarebbero dovuti incontrare. Ed invece l'atteso vertice tra la sindaca di Roma Virginia Raggi ed il nuovo proprietario del club giallorosso Dan Friedkin avverrà (forse) nei prossimi giorni. Questione di agende che devono incrociarsi.

Così almeno si sono affrettati a giustificarsi dal Comune, dove pure attendevano questo appuntamento con l'impazienza tipica di chi si sta giocando la campagna elettorale. Insomma, fosse stato per la sindaca e per il suo staff, l'incontro ci sarebbe stato. Con tanto di fanfare e fotografie di rito. E qui forse c'è stato l'intoppo. Perché ormai è chiaro che la famiglia del magnate texano preferisce lavorare concretamente lontano dai riflettori, e certe fughe di notizie infastidiscono non poco. Qualcuno potrebbe pensare anche ad un gioco delle parti, in cui i nuovi proprietari della Roma hanno preferito farsi desiderare, per avere una maggiore forza in fase di trattativa con i vertici capitolini. Cosa però lontana dall'esser vera. E non perché i Friedkin non siano attenti anche a questi particolari, ma semplicemente perché non ce n'è bisogno.

La Roma è già forte delle proprie ragioni, di una delibera della Conferenza dei Servizi datata gennaio 2018, di un accordo completo con il Comune su Variante e Convenzione, della firma della Giunta di Roma Capitale sulle prime sub-Convenzioni inviate a Città Metropolitana e Regione Lazio. Insomma la Roma ha dalla propria parte la ragione della legge. Che non è poco. E che poi non è altro che il frutto del lavoro fatto in tutti questi anni da chi per primo e con più impegno ha lavorato sul dossier stadio.

Il dopo Baldissoni

Come preannunciato tra qualche giorno verrà ufficializzato l'addio di Mauro Baldissoni dalla Roma, e contrariamente a quanto si credeva fino a poco tempo fa, anche dal progetto stadio. L'avvocato romano lascerà il dossier direttamente nelle mani della famiglia Friedkin, che si occuperà della realizzazione del nuovo stadio direttamente, mantenendo il controllo di un'operazione da oltre un miliardo di euro. Certamente servirà qualcuno che segua poi materialmente i prossimi passaggi burocratici e che mantenga i rapporti con la pubblica amministrazione. Una figura che non sarebbe ancora stata individuata, anche se in molti si sarebbero già proposti al Ceo Fienga, che entro breve dovrebbe sciogliere le riserve. Tenendo presente soprattutto che finora Baldissoni, soprattutto dopo le vicende giudiziarie di Luca Parnasi e le conseguenti difficoltà di Eurnova (ancora in via di risoluzione), è stato davvero l'unico interlocutore del Comune. Rinunciare alla sua professionalità è un rischio, ma anche la prova della bontà del lavoro svolto finora, che la proprietà del club considera sostanzialmente ormai completato.

Ed ecco la ragione del mancato incontro con la Raggi. Non c'è fretta. Tutto qui. Lo stadio resta al centro del progetto giallorosso, e nessuno pensa di lasciare Tor di Valle, come invece ipotizzato da qualcuno in un primo momento. Ma ora vanno risolti altri problemi. Del resto le manifestazioni di interesse per l'affare stadio non sono mancate, e questo ha tranquillizzato i vertici della Roma. Resta viva anche l'interlocuzione con la CPI Property Group di Radovan Vitek, sempre più vicino a concludere l'acquisizione delle attività della famiglia Parnasi, Eurnova compresa. Un giro d'affari da oltre 500 milioni di euro, complesso, soprattutto perché di mezzo di ci sono banche (Unicredit), debiti (quelli di Parnasi) e tribunali (sempre quelli che riguardano Parnasi). L'imprenditore ceco ad oggi rappresenta un socio che potrebbe andare oltre l'affare stadio, e che garantisce circa la solidità del progetto nella sua interezza. Per lo stadio manca davvero poco. I Friedkin lo sanno. E questo per ora basta.