Erano seduti uno a fianco all'altro Daniele De Rossi e Guido Fienga, storia e presente della Roma, in prima fila nella piazza centrale di Soriano nel Cimino, per la decima edizione del premio "Castagna d'Oro", dedicato alla memoria di Pietro Calabrese, ex direttore del Messaggero e della Gazzetta dello Sport.

Come erano seduti uno di fianco all'altro a Trigoria il 14 maggio 2019, quando Daniele comunicò il suo addio alla Roma, e Guido era il dirigente che ci aveva messo la faccia, ben sapendo quanto sarebbe stata complicata, per mille motivi, quella conferenza stampa. Ieri, all'aperto, nella piazza medioevale nel cuore della Tuscia, l'amministratore della Roma era al centro della scena, e ha parlato non di addii, ma di giocatori che potrebbero/dovrebbero rimanere in giallorosso. Le vie del mercato sono infinite, nulla è scritto nella pietra, e quello che era vero ieri potrebbe non esserlo più avanti, ma a ieri/oggi Dzeko «è il capitano della Roma e lo sarà finché vorrà».

E la società «sta facendo un grande sforzo, dallo scorso anno, nel mantenere i giocatori che si sono distinti come i più bravi della stagione e non dar via esattamente quelli». Ha parlato anche della cessione societaria da James Pallotta a Dan (e Ryan) Friedkin il dirigente giallorosso, punto d'unione tra le due gestioni americane, concordando in pieno con la domanda del presentatore del premio – Giuseppe Di Piazza, responsabile del dorso romano ed editorialista del Corriere della Sera, affiancato da Cristiana Buonamano, giornalista di Sky Sport – che aveva chiesto se una "company" fosse stata sostituita da una "family".

Un passaggio «da un gruppo più finanziario» a uno «più industriale», secondo il Ceo della Roma. Che ha anche aperto a un ritorno a Trigoria (o a Viale Tolstoj) non solo di Daniele De Rossi, ma anche di Francesco Totti («Un caffè con lui? Ne prendo molto spesso, non c'è motivo di creare una contrapposizione: non ci serve, non ci fa bene e non è vera») e poi, tornato tra il pubblico, ha incassato i saluti scherzosi del presidente del Verona Maurizio Setti, avversario nella prima giornata di campionato, sabato 19 settembre al Bentegodi: «Fienga è un amico: so che quando verrà da noi ci lascerà i punti, che noi ne abbiamo più bisogno». Non ha avuto il microfono per replicare, ma è stato facile immaginare che non fosse molto d'accordo.

Nella Roma la company è stata sostituita dalla family?

«Credo sia un passaggio naturale. Il presidente Pallotta ha trasformato una realtà più locale in un concetto internazionale, che è stato consolidato oggi con il passaggio a un gruppo con un taglio meno finanziario e più industriale. C'è stata una serie di eventi che non sto a spiegare, ma il timing è stato normale: è caduto a cavallo tra la fine di una stagione e l'inizio di un'altra. Bisogna dare tempo ai nuovi proprietari per organizzarsi e rendersi conto. Il loro approccio è di un'estrema serietà nell'affrontare problemi e scadenze, senza voler illudere nessuno, per iniziare a sviluppare un progetto che abbia ambizioni consone. Si cerca la massima serietà senza promesse, cercando di migliorare la Roma, che l'anno scorso è arrivata quinta».

La prima caratteristica fondamentale per migliorarla?

«Ci vuole un mix di tutto. La Roma è un progetto con visione internazionale ma che ha un radicamento locale profondo. Credo non ci sia un club tra quelli che abbia mai conosciuto che vive una simbiosi così profonda con la città che rappresenta. È la molla che scatena la passione di tutti, anche di un americano che viene e acquista il club. La Roma è parte di Roma. È una sfida per chi come me, che sono romano, vuole che Roma e la Roma siano percepite ovunque come un simbolo positivo».

Dove ha passato il lockdown?

«A Roma. Tra casa e Trigoria».

Qual è la sua lista dei sogni? Trovare un De Rossi ventenne? Lo sogna, un suo ritorno?

«Io do per scontata la relazione, la passione di Totti, di De Rossi e di Balzaretti per la Roma. Ma è sbagliato mettergli addosso tutta questa pressione. Hanno avviato nuovi percorsi professionali, ma sono parte della storia della Roma e lo saranno sempre. Ognuno sta acquisendo le proprie competenze, poi ci sarà un momento, prima o poi...».

Intanto facciamo giocare Dzeko...

«Edin è il Capitano della Roma e lo sarà finché vorrà».

Quanto è complicato il ruolo di gestore del calciomercato?

«Sto facendo un lavoro che non è il mio e non sentirete da me frasi da conoscitore di calcio. Io aiuto la società nelle trattative e penso a far quadrare i conti. Ritengo che la Roma abbia un allenatore forte e una squadra forte, dobbiamo sistemare alcune aree in cui siamo più scoperti. Stiamo facendo un grande sforzo, dallo scorso anno, nel mantenere i giocatori che si sono distinti come i più bravi della stagione e non dar via esattamente quelli».

Ci sarà un regalo dei Friedkin?

«Noi già abbiamo nella nostra squadra giocatori forti e se dovesse arrivare qualcuno per migliorarci, ben venga. Speriamo di poter commentare a fine mercato che la politica è cambiata».

Con Totti e De Rossi? Li inviterà per un caffè?

«Il rapporto con Francesco e Daniele è sereno, da sempre. Con Totti dei caffè ce li prendiamo molto spesso. Non c'è motivo di creare una contrapposizione: non ci serve, non ci fa bene e non è vera».