Assomigliano all'ultimo giorno di scuola, le partite di fine stagione. In fondo per molti il passaggio è stato piuttosto semplice, tanta l'abitudine a non considerare l'anno solare come unità di misura valida. Si inizia a fine agosto, primi di settembre e poi una lunga volata tra festività e pause forzate fino al principio dell'estate e prima di un lungo periodo di inattività. Compiti per le vacanze allora, caccia disperata di qualsivoglia forma di Roma tra giugno e metà agosto oggi come allora.

Sono così le ultime partite stagionali, come l'attesa dell'ultimo suono della campanella prima di abbracci, arrivederci, gavettoni e i più birichini qualche uova fresca gelosamente difesa e custodita dagli occhi indiscreti di bidelli e professori. Ci si può arrivare con l'animo sollevato di chi non ha più nulla da chiedere, e son sorrisi e spensieratezza. Oppure con un destino tutto da scrivere, la paura di ripresentarsi in settembre e quella di ripresentarsi sì, ma ripartendo dal medesimo punto della stagione precedente. Senza possibilità di crescita alcuna nell'immediato periodo.

Assomigliano ad un ultimo giorno di scuola: allora con lo zaino svuotatosi dei libri e l'unica preoccupazione di mettersi indosso le cose giuste per colpire il lui o la lei. Oggi con bandiere, bandane e vessilli che sembrano esser più leggeri e al tempo stesso vissuti, con i segni di una nuova stagione a renderle ancor più care. Con l'ultimo biglietto che sembra esser l'ultimo gettone di una lunga serata al luna park con gli amici, la voce toccata da mesi e mesi di urla e grida e «gooool» e imprecazioni e disperazioni.

Volti stanchi e felici, mani forti e arrossite: cuori leggeri come palloncini. Il tragitto fino al portone d'ingresso di scuola come l'autostrada che per l'ultima volta, almeno per i prossimi due tre mesi, offrirà paesaggi mozzafiato e soste improvvise e siparietti da autogrill. Passando tra compiti in classe e test a sorpresa, dettati, interrogazioni che sembrano esser materia per i lupi di Londra e quelli di Barcellona, i patrioti di Baku e quelli di Charkiv e ancora i settori gremiti con i colori giallorossi a tingere spicchi interi di impianti italiani e non. Ci sono ultimi giorni di scuola che per molti potrebbero significare poco, tanto scarsa la posta in palio. Poi però ci sono duemila luci pronte ad accendersi e non è neanche una scelta. Una lampadina non potrà mai rifiutarsi di illuminare una stanza.

Ci sono quegli ultimi giorni di scuola in cui molti vorrebbero assistere alle interrogazioni finali di chi si sta giocando tutto, come sugli spalti di un'arena e dentro al campo ne resterà soltanto uno. Poi ci sono duemila romanisti che ai popcorn (buonissimi, per carità), hanno preferito una nuova domenica di chilometri da macinare, posti da condividere, sogni e speranze da raccontare e buoni propositi e applausi.

Il bello è proprio questo: per ogni stagione che si chiude ce ne sarà sempre un'altra tra attese spasmodiche e speranze infantili, fanciullesche. Un viaggio bellissimo, lo è stato davvero, chissà che magari il prossimo non possa regalare quel dieci in pagella assente da altrettanti anni. L'ha detto anche il capitano, ops il capoclasse nella cena di fine anno. Anzi stagione.

Assomigliano all'ultimo giorno di scuola, ma per quelli che i bambini sono soliti chiamare "secchioni". Quelli che in vacanza non vorrebbero andarci, perché vogliono solo star con lei. Dov'è la Roma, lì sono loro. I romanisti.