La ROMA si sostiene, sempre. Senza se, senza ma. Ma pure senza paraocchi. Perciò, e non serviva certamente questo articolo per scoprirlo, la rosa va completata non solo numericamente e tatticamente ma anche, e soprattutto, a livello caratteriale. 

Lo so bene, le difficoltà sono tante. A cominciare dagli indesiderati, i tanti-troppi pesi che condizionano le scelte e affondano il monte ingaggi. Errori, e orrori, che – uno dopo l'altro – hanno trasformato la prossima sessione di mercato in una puntata del Grande fardello da cui, se si potesse, ognuno di noi eliminerebbe dalla ROMA i meno utili.  

Ho usato, non a caso, il termine fardello: "Fagotto, grosso involto da portare per lo più a spalla" (Treccani). Perché, dispiace doverlo scrivere, è proprio questa la realtà. E la lista dei calciatori che hanno fatto il loro tempo – o che, peggio ancora, non lo hanno neanche cominciato – è molto, molto lunga. Che a voler essere populisti basterebbe dire che: «Non siamo commercialisti, siamo tifosi... dei conti non ce ne deve fregare nulla». Ma visto che essere tifoso non vuol dire vivere fuori dal mondo, oltre che essere superficiale, allora aggiungo che serve necessariamente liberarsi di chi, almeno qui nella Capitale, non ha proprio più niente da dare. 

Giocatori che, anche a dispetto di grandi aspettative, hanno completamente deluso sotto ogni punto di vista, vivacchiando – anzi, sopravvivendo – tra la panchina e l'infermeria. E fallendo sempre la prova del nove.  

Sì, non sarà facile stampare quel biglietto aereo di sola andata… però fate buon viaggio: avvisate quando arrivate. Per archiviare calciatori con ingaggi troppo alti e inversamente proporzionali alla loro pressione sanguigna, sempre molto bassa. E, poi, provare ad arricchire questa rosa con protagonisti utili per davvero. Interpreti tecnici ma soprattutto – e torno all'inizio della vostra lettura – con gli attributi. Gente che abbia voglia di fare un passo in avanti quando le cose si mettono male e, agli altri, il pallone inizia a bruciare in mezzo ai piedi. 

Perché questo sport si gioca anche, e soprattutto, con la testa.