Questione portiere. Ne abbiamo parlato diffusamente qualche giorno fa su questo giornale. I dubbi su Pau Lopez, capace di una prima parte di stagione convincente, poi entrato in un buco nero diventato ancora più nero nella sfida contro il Siviglia. Le difficoltà di venderlo nel caso si decidesse di cambiare ancora tra i pali, visto che dodici mesi fa lo spagnolo è costato una trentina di milioni tutto compreso e oggi pesa a bilancio ancora per oltre venti.


La rosa dei possibili sostituti quasi tutti italiani, Meret, Sirigu, Perin, più gli argentini Musso e Andrada. Il ruolo di Marco Savorani, preparatore dei portieri a più riprese premiato come migliore nel suo ruolo in Italia. Per cercare di capirne un pizzico di più, abbiamo pensato di farci una chiacchierata con Roberto Negrisolo. L'inventore del mestiere di preparatore dei portieri, un passato importante tra Milan e Roma, un innamorato di calcio al punto che quando uno decide di fargli un'intervista, l'unico problema che incontra è quello di come riattaccare il telefono dopo una chiacchierata che non può mai durare meno di un'oretta.


Roberto, la Roma farebbe la scelta giusta vendendo Pau Lopez?

«Ma per carità».


Addirittura.

«Sì, addirittura. Io resto convinto che quello vero è stato il Pau Lopez che abbiamo visto nel girone d'andata. Poi sono successe un paio di cose che lo hanno impaurito».


Quali cose?

«La prima è l'errore al derby. Un errore che è stato accollato tutto a lui senza prendere in considerazione che quel gol di Acerbi era da annullare perché il difensore della Lazio aveva fatto fallo. E che lo avesse fatto ce lo ha confessato lui stesso in campo, non esultando dopo aver messo il pallone in porta. Non si era mai visto un giocatore che segna in un derby e non esulta. Era una confessione».


La seconda?

«Quando è rientrato dopo l'infortunio, nessuno ha tenuto conto che si era fratturato il polso, roba che per un portiere non è certo di poco conto. Ha recuperato troppo in fretta e quando è rientrato lo ha fatto scendendo in campo con la paura. E la paura è la peggiore compagna per un portiere. E poi c'è un altro fattore».


Quale?

«È stato massacrato dalla stampa. In particolare da un giornale e da un giornalista che di calcio non capisce niente. Se vuoi faccio il nome di giornale e giornalista».


Meglio di no. Tornando a Pau Lopez, tu quindi lo terresti?

«Sì. Ha qualità e le ha fatte vedere. Prima di infortunarsi aveva dimostrato di avere un'ottima presa e un buon posizionamento tra i pali. Insomma lo terrei, gli darei fiducia nella convinzione che presto possa ritrovare il coraggio necessario a un portiere e che possa dimenticare la paura con cui è tornato in campo dopo l'infortunio. Un'ultima cosa: gli errori li fanno tutti, anche i più bravi».


Si dice però che non sia bravo nelle uscite.

«Questo è un problema di squadra. Se un portiere ha davanti a tre-quattro metri una serie di compagni, diventa complesso uscire. Anche per questa ragione la Roma ha preso qualche gol di troppo sugli sviluppi di un calcio d'angolo».


Si dice anche che abbia perso la qualità di saper giocare con i piedi.

«Io non ne posso più di sentir parlare di un bravo portiere perché lo è con i piedi. Un portiere per me deve rispettare tre regole: parare, saper rimettere in gioco il pallone, comandare la difesa. Non è scritto da nessuna parte che debba essere bravo a lanciare con i piedi a cinquanta metri di distanza. Se lo fosse, sarebbe un calciatore di movimento».


A libro paga la Roma ha anche Mirante e Olsen.

«Mirante ha dimostrato di essere una garanzia. Per Olsen sarebbe difficile riproporsi in giallorosso, meglio darlo via, penso che lo svedese un po' di mercato dovrebbe avercelo. Posso aggiungere un nome?».


E che ce lo chiedi?

«La Roma aveva come terzo portiere anche il giovane Cardinali. Io credo che abbia tutte le qualità per fare un'ottima carriera e non penso che averlo dato in prestito gratis al Matelica sia stata la scelta giusta. Farà fatica a giocare e rischia di perdere un anno, sarebbe un peccato perché io sono pronto a scommettere su Cardinali, per me diventerà un portiere da serie A».


Ipotesi: la Roma riesce a dare via Pau Lopez. Roberto Negrisolo con chi lo sostituirebbe?

«Meret. È ancora giovane ma tra i portieri italiani è quello che ha la tecnica di base migliore. Ha fatto qualche errore, ma ha margini di miglioramento enormi. Se proprio la Roma dovesse prendere un nuovo portiere io proverei a prendere lui. A Napoli con Ospina rischia di giocare poco e non gli farebbe bene. Per me ha soltanto bisogno di fiducia per fare il definitivo salto di qualità».


Un altro nome che si fa per la porta della Roma è quello di Cragno del Cagliari.

«Mi convince a metà. Deve migliorare dal punto di vista tecnico. È stato fermo a lungo, è rientrato e ha fatto vedere alcune cose buone ma anche una serie di errori che non sono stati sottolineati come, al contrario, sarebbe successo se quegli errori li avesse fatti con la maglia della Roma. Qui non è facile per nessuno giocare, figuratevi per un portiere».


Altro nome: Sirigu.

«Ho letto che avrebbe rotto con il Torino. Io dico che ha fatto una carriera importante, è un portiere di buone qualità, ma ho anche il sospetto che il meglio ce lo abbia alle spalle. A me, soprattutto in quest'ultima stagione, è sembrato di vedere che abbia perso un po' di forza nelle gambe. E questa cosa per un portiere non è certamente un bel segnale».


Ci sarebbe anche Perin che la Juventus è pronta a dare.

«E ti credo. Ha subito diverse operazioni, si vede che sta facendo una certa fatica a tornare quello di prima degli infortuni. È un portiere che io non andrei a prendere».


E poi si fa il nome dell'argentino Musso.

«Mi piace. È bravo, ha qualità e migliora anno dopo anno. In più ha due pregi fondamentali per un estremo difensore: il coraggio e la serenità. Guardatelo come sta in mezzo alla porta, sembra stia a casa sua».


In questi ultimi tempi da queste parti si è messa in dubbio anche la bravura di Savorani, il preparatore dei portieri.

«È una fesseria colossale. Savorani è il miglior preparatore dei portieri al mondo. È un numero uno, la Roma farebbe una sciocchezza a lasciarselo sfuggire».


Vero. Però dicono che è facile fare bella figura con due come Szczesny e Alisson.

«Il polacco e il brasiliano se sono oggi quello che sono lo devono a Savorani. Alisson è il numero uno al mondo, Szczesny tra i primissimi. E questo lo devono a Savorani con cui hanno fatto un salto di qualità enorme. Prima di arrivare alla Roma non erano così forti».