Comunicato numero tre. Uscito ieri mattina dalle rotative (ora con sede a Boston e Houston, entro pochi giorni soltanto in Texas) del sito ufficiale della Roma. Obiettivo informare il mercato su come stanno procedendo le cose a proposito del passaggio di proprietà da Pallotta e soci al gruppo Friedkin: firma sulla cessione il cinque agosto scorso; conferma di una caparra già versata e che non sarà mai restituita in caso di imprevisti (praticamente impossibili) impedimenti; closing fissato due giorni dopo Ferragosto, comunque al massimo alla fine di questo mese; alcune indicazioni sulle prossime mosse che saranno fatte per rispettare i termini dell'accordo. Due, di fatto, le notizie, peraltro in qualche maniera già filtrate: conferma di una prossima Opa che nelle intenzioni dovrebbe portare al delisting, cioè all'uscita della società giallorossa dalla Borsa; composizione di un nuovo Consiglio d'amministrazione con una serie di appuntamenti che dovranno essere rispettati nelle prossime settimane. Sulla prima c'è poco da dire, si era già capito che l'idea di uscire dalla Borsa era nella testa della nuova proprietà (anche della vecchia per la verità). C'è curiosità e pure un po' di preoccupazione da parte dei piccoli azionisti sulla cifra per azione che sarà offerta. C'è il rischio di una quotazione piuttosto bassa visto che nella trattativa con Pallotta ogni singola azione del pacchetto dell'86,6% che passerà di mano, è stata pagata 0,111 euro. E poi c'è il nuovo Consiglio d'amministrazione da nominare. Il comunicato di ieri ha fatto un po' di chiarezza su quello che avverrà nei prossimi giorni. Intanto è stato messo nero su bianco che sette dei consiglieri americani in tempi brevissimi rassegneranno le loro dimissioni. Sette e non otto perché il Cda è composto da quindici membri e serve la maggioranza perché non decada subito con conseguente prolungamento dei tempi. In carica, oltre a Pallotta (probabilmente), rimarrà la parte italiana del Cda (Guido Fienga, Mauro Baldissoni, Gianluca Cambareri, Cristina Mazzamauro, Benedetta Navarra) più altri due della sezione americana (sicuramente Mia Hamm, ex grande calciatrice e forse Alba Tull, fotografa, una scelta dettata dal fatto che bisogna rispettare le quote rosa).

Sono destinati a salutare tutti gli altri membri: Charlotte Beers, Richard D'Amore, Paul B. Edgerley, Cam Neely, Barry Sternlicht, Stanley P. Gold. I sette che rassegneranno le dimissioni saranno immediatamente sostituiti da un numero uguale di new entrance. Quattro dovrebbero essere papà e figlio Ryan Friedkin, il loro braccio destro Marc Watts il presidente della compagnia aerea di famiglia, Eric Williamson, manager di cui la famiglia texana ha grandissima stima e fiducia. Per gli altri tre membri bisognerà aspettare l'ufficialità, è probabile che almeno uno dei nuovi possa essere una donna, non è da escludere che sia la moglie di Dan, la signora Debra forte sostenitrice del deal Roma se non altro perché grande appassionata di archeologia e storia. I sette nuovi formeranno un Comitato Esecutivo dal quale, in questo periodo di transizione, dovrà passare qualsiasi decisione societaria, comprese ovviamente le uscite cash. Questo nuovo Cda rimarrà in carica fino a ottobre prossimo quando le cose saranno decise definitivamente. Non è per niente da escludere, anzi è probabile, che il futuro Cda giallorosso sia composto da meno meno membri rispetto all'attuale.

Non è da escludere che possa rimanere di sette, magari con l'aggiunta di qualche attuale membro. Per esempio l'avvocato Gianluca Cambareri dello studio Tonucci e pure Mauro Baldissoni se non altro per la questione stadio anche se fino a oggi l'avvocato romano non ha mai parlato con la nuova proprietà: entrambi potrebbero rappresentare una sorta di continuità con la precedente gestione. Da definire la questione Guido Fienga che peraltro starebbe pensando alle dimissioni da presentare subito (sarebbero respinte), in ogni caso prima della fine dell'anno. I Friedkin intanto stanno provando a capire se, in tempi brevi, potranno sbarcare a Roma. Non ci si può dimenticare che la pandemia è purtroppo ancora una realtà con cui confrontarsi in particolare negli Stati Uniti pure se Trump non se ne è accorto. Le firme per il closing dovrebbero esserci a Londra dove i Friedkin potrebbero arrivare. Ma poi l'atto finale dovrà essere fatto davanti a un notaio romano, però non si sa se potranno sbarcare nella nostra città senza rischiare la quarantena. Ci sono sempre le procure per sistemare le cose, ma la famiglia Friedkin ci terrebbe a esserci perché un po' tutti non vedono l'ora di presentarsi alla città e ai tifosi.