L'allenatore della Roma Paulo Fonseca ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano spagnolo As, in cui ha parlato delle sue origini, della sfida contro il Siviglia e del futuro della Roma. Queste le sue parole.

Un tecnico del Mozambico che allena un grande club come la Roma...
"Sì, sono nato lì per mio padre. In quel periodo il Portogallo aveva molti soldati in diversi paesi dell'Africa e mio padre, soldato, fu mandato in Mozambico. Dopo, quando finì la guerra, decise di rimanere lì con mia madre. Per questo nacqui lì, anche se poi tornammo in Portogallo quando avevo solo un anno. Non ho ricordi, ma i miei genitori mi hanno parlato sempre bene del Mozambico".

Come sta andando il primo nel calcio italiano?
"Bene, il calcio italiano è stata una sorpresa per me, ha un livello altissimo. Sapevo che le squadre erano forti e organizzate, ma attaccano oltre a difendere. Il principale goleador d'Europa è stato Immobile e fino alla quarantena la Serie A era il campionato con più alta media gol d'Europa. Non ho fatto il calcolo dopo, ma sono convinto che si è mantenuta. E' un campoionato offensivo, con tanto spettacolo e gol".

Il catenaccio è passato ormai?
"E' vero che tatticamente e difensivamente le squadre italiane sono forte, ma dobbiamo porre fine a questo mito. Dal punto di vista offensivo il calcio italianpo è tra i migliori d'Europa".

Avete finito il campionato nella maniera migliore, con sette vittorie e un pareggio...
"Abbiamo dovuto adattarci all'epoca post-quarantena, un momento senza dubbio difficile. La squadra si è ritrovato, abbiamo fatto un finale di campionato fantastico in cui abbiamo pareggiato solo con l'Inter, per giunta nei minuti finali. Siamo in un buon momento, motivati dai risultati".

Ora c'è il Siviglia in Europa League. Cosa si aspetta?
"Il Siviglia è una grande squadra con un grande allenatore. Ha fatto molto bene in Liga, sarà una partita molto difficile. Noi siamo molto concentrati, conosciamo bene il Siviglia. Ha vinto l'Europa League tre volte negli ultimi sei anni, è chiaro che è tra le squadre più forti che c'è. Lo dimostra il suo recente passato nel torneo. Quello che ha fatto lo fanno solo le grandi squadre".

Si può dominare l'Europa League come il Real Madrid domina la Champions o è un torneo di passaggio per le grandi squadre?
"L'Europa League è una mini Champions. Devi avere molta qualità ed esperienza per arrivare a vincerla. Il Siviglia si è specializzato in vincere questo torneo ed è molto difficile farlo. Giocare contro una squadra così esperta, che ha vinto il titolo tante volte, è per noi un impegno difficile".

Conosce bene Lopetegui, l'allenatore del Siviglia
"Sí, ci conosciamo sia professionalmente che personalmente. Fu l'allenatore che mi sostituì l'anno che lasciai il Porto. Abbiamo parlato tante volte e abbiamo un buon rapporto. Lo ammiro molto come allenatore, le sue squadre sono intense e dinamiche. Il Siviglia è fortunato ad avere un allenatore così forte e qualificato. Non ci sono dubbi, è un tecnico enorme".

Crede che le decisioni di Lopetegui sono state corrette? La nazionale spagnola, il Real Madrid...
"Noi allenatori pensiamo sempre di prendere le decisioni migliori. La verità è che è stato in grandi squadre e questo dimostra la sue qualità".

Uno dei successi del Portogallo in questo momento è il livello dei suoi allenatori. A cosa è dovuto?
"Al cambio che si è prodotto alcuni anni fa nella scuola d'allenatori portoghese. C'è una formazione ad alto livello. La federazione  e l'associazione allenatori hanno trasformato la metodologia di lavoro e per questo abbiamo tanti tecnici portoghesi in Europa. Oltre a questo, l'allenatore portoghese ha la capacità di adattarsi a differenti contesti, ed è un grande vantaggio. E inoltre abbiamo allenatori di riferimento che aprono le porte agli altri nei grandi campionati. L'importante è che c'è stato un cambio di mentalità nell'allenatore portoghese, nel modo di pensare e far giocare le squadre. Oggi c'è un livello molto alto".

Chi sono stati i suoi riferimenti?
"Ho il mio livello e penso di non essere la copia di nessuno. Mourinho è e continua a essere l'allenatore di riferimento per tutti i portoghesi per quello che ha vinto e ottenuto. Ovviamente, per questo è uno dei tecnici che ho ammirato. Pero, per il mio stile di gioco, ho sempre detto di essere un ammiratore di Guardiola. Per me è unico. Difficilmente ci sarà un altro come Guardiola nei prossimi anni".

Quando ha deciso di diventare un allenatore?
"Quando si stava avvicinando la fine della mia carriera da giocatore, ho iniziato a vedere il calcio in maniera diversa. Jorge Jesus è un altro dei tecnici che mi ha influenzato molto, specialmente negli aspetti difensivi. Ho attraversato tutti i passaggi del calcio portoghese: quarta divisione, terza, seconda e prima. È stata una salita molto veloce e di cui sono orgoglioso. Ho vinto titoli come la Coppa del Portogallo col Braga e sono arrivato terzo in Portogallo col Paços. Sono stati tempi molto felici della mia carriera".

Come si sta evolvendo il calcio?
"Il calcio sta cambiando molto dal punto di vista tattico. È un calcio più veloce, più intenso, in cui è difficile trovare spazi e ci sono molte più transizioni. C'è la necessità delle squadre che non hanno la palla di recuperarla rapidamente perché è molto difficile trovare spazi prima che gli avversari si riorganizzino".

È questa l'idea della sua Roma?
"Siamo una squadra che fa una pressione molto alta, quando perdiamo la palla la reazione per recuperarla è molto intensa. Questo ci consente di giocare la palla in zone più avanzate del campo. La squadra si sente bene così".

Nell'era post-Totti a Roma, quale strategia ha seguito il club?
"Abbiamo cambiato molti giocatori da quando sono arrivato l'estate scorsa, sono arrivati giovani ragazzi, calciatori che volevano crescere ad un livello superiore. È vero che abbiamo tenuto uomini esperti come Dzeko o Kolarov, ma abbiamo una squadra di tanti giovani. Se a questa squadra viene data continuità, può diventare molto forte in futuro".

Gli attaccanti come Dzeko si stanno estinguendo?
"Edin è un giocatore speciale. Ha segnato 16 gol, ma non tira i rigori. Ci sono altri giocatori in Italia che hanno fatto molti altri gol ma tirando rigori. Avrebbe potuto essere al di sopra di loro nella lista. Ha enormi qualità ed esperienza. Oggi non è facile trovare attaccanti con queste caratteristiche, forti, punti di riferimento".

Con lei hanno fatto bene giovani centrocampisti come Zaniolo o Pellegrini...
"Abbiamo Zaniolo, che è rimasto infortunato per sei mesi, Pellegrini, ma anche Mancini, Ibañez, Diawara, Veretout, Villar, Carles Pérez, Kluivert, Under. La nostra squadra è piena di giovani giocatori che possono essere il futuro del Roma".

Perché la scommessa di talenti spagnoli come Gonzalo Villar o Carles Pérez?
"I giovani spagnoli amano avere la palla, sono tecnicamente forti. Dobbiamo però capire che il calcio italiano è molto specifico e tattico, e ogni giovane ha bisogno di adattamento. Carles Pérez ha avuto livelli alti in allenamento e in partita, ogni partita migliora. E anche Villar. Ha giocato di meno, viene dalla seconda divisione, ma ci sono grandi aspettative intorno a lui. L'ultimo giorno contro la Juventus ha giocato un'ottima partita".

Come può la Roma, e qualsiasi squadra italiana, avvicinarsi alla Juventus, dominatrice assoluta per un decennio?
"Ci sono due possibilità per essere più forti. Investire come la Juve e l'Inter investono, ma la Roma non ha questa possibilità in questo momento, o dare continuità e fare un lavoro per impostare il futuro. Questo è il nostro modo. Scommettere sui giovani, che acquisiscono esperienza e attraverso la continuità del loro lavoro, fare ciò che l'Atalanta ha fatto: essere più vicini ai primi e poter lottare per il titolo".

Ma di Cristiano Ronaldo ce n'è solo uno ed è alla Juve. Cosa ne pensa del suo connazionale?
"È un giocatore unico. Il calcio italiano per un attaccante dovrebbe essere difficile, ma in due stagioni ha mantenuto il suo livello ed è riuscito a rimanere un campione. Continua a segnare e ad essere decisivo e al suo solito livello".