Teniamoci il Milione. Ma stretto. Che di questi tempi la voglia di stringersi (un po' e molto di più) è cosa rara. Non a queste latitudini, dove è bastata una scintilla per riaccendere la passione che sembrava sopita. L'apparenza non è quasi mai sostanza e forse eravamo soltanto – tutti – troppo persi in mille rivoli. Acqua anziché fuoco.

Negli ultimi anni troppe volte era accaduto. Ed era antistorico. Perché la Roma è sempre stata specchio di Amor, mai il suo contrario. Ma per un periodo lungo (anche un solo giorno lo sarebbe stato) al ciel si sono alzate le barriere e non le bandiere. Divisione dove regnava l'unione. Quel tempo fortunatamente è passato e questa benedetta primavera ha fatto riesplodere corrispondenze d'amorosi sensi che sembravano (non potevano essere) smarrite. Le notti magiche di Coppa hanno soffiato sul vento della simbiosi ritrovata: una squadra che è riuscita a ricreare il senso d'armonia col proprio popolo provando con i fatti che nulla è impossibile.

È sempre questione di forma e sostanza. Ma c'è di più. C'è la voglia spasmodica del tifoso romanista di esserci sempre e comunque e nonostante divieti e costi, entrambi poco sostenibili. Di invertire ogni tendenza di distacco. Di non accontentarsi del divano, ma di godersi campo e spalti. Magari con un occhio al prato e uno ai colori che sventolano verso Sud. Proprio mentre le tv si litigano i diritti. Perciò teniamoci il milione, di tifosi, che è il più prezioso di tutti. E teniamocelo stretto. Come si fa quando risboccia l'amore in tutta la sua pienezza. E i suoi colori. Il giallo e il rosso.