Dieci volte. 10. Per dieci volte la Roma è scesa in campo piena di speranze allo Juventus Stadium, per dieci volte è uscita a testa bassa, magari convinta di aver subito un furto, come nel giorno dei violini di Garcia (ricordo che riaffiora per via della coincidenza della designazione dell'arbitro Rocchi), ma spesso neanche con la soddisfazione di averci provato. Come se in quello stadio ci fosse un fluido che impedisca alla Roma di rendere al 100%. 10 partite, 10 sconfitte. In nessun altro stadio del mondo possiamo vantare questo curriculum. Fosse anche solo per questo, la partita di stasera (calcio d'inizio ore 20,45, diretta SkyUno) avrebbe un suo significato specifico, anche considerando che nessuna delle due squadre ha più qualcosa da chiedere al campionato, con il tricolore già assegnato ai bianconeri per la nona volta consecutiva e il quinto posto della Roma ormai blindato, bisognerebbe provare in ogni modo ad uscire dallo Stadium con un risultato positivo.

In realtà, aldilà delle parole al miele dei due allenatori, nessuno si può permettere di abbassare la tensione. E a prescindere dalle scelte tecniche, chi va in campo avrà l'obbligo di preparare al meglio gli impegni ormai imminenti in Europa: la Juventus deve affrontare venerdì il Lione nella gara di ritorno degli ottavi di Champions (partendo dalla sconfitta di misura dell'andata), la Roma se la vedrà giovedì a Duisburg contro il Siviglia per accedere alla final eight in programma dall'11 al 21 agosto tra Duisburg e Colonia. Nel 2020 ci sono stati già due confronti con i bianconeri: l'ingiusta sconfitta all'Olimpico dell'andata (era il 12 gennaio), resa ancora più amara dal drammatico infortunio partito da Zaniolo che proprio stasera tornerà titolare con la maglia (nuova) della Roma, e lo scontro in gara secca ai quarti di finale di Coppa Italia di dieci giorni dopo, con un inspiegabile primo tempo (terminato tre a zero per i bianconeri) e un secondo tempo migliore che però produsse solo un gol, anzi un autogol di Buffon, e giusto qualche speranza nel concitato finale. In ogni caso contro la Juventus non ce n'è. È il nostro tabù, inutile negarlo, c'è solo da impegnarsi per attenuare queste cifre e cambiare i rapporti di forza nel futuro. Magari a partire da stasera.

Tra le due società, oltretutto, non c'è più la rivalità di un tempo, e non solo per via dei risultati decisamente diversi. C'entra poco anche il fatto che in questi giorni, dopo la sfida di mercoledì con il Torino, la Roma si sia allenata sui terreni di Vinovo di proprietà della società bianconera, in qualche modo restituendo il favore dell'ospitalità a Trigoria del 2013 che a molti tifosi non è mai andata giù. È proprio una questione di obiettivi strategici: molto spesso le visioni industriali di Agnelli e dei manager che hanno assistito Pallotta in questi anni sono state simili, pur nella differenza di struttura tra le due società. Ma c'è un dna diverso, se volete indubbiamente meno nobile, che però ogni tifoso romanista rivendica: vanno bene i buoni rapporti, vanno bene le trattative di mercato (e non parliamo delle buffonate raccontate da molti quotidiani, non solo torinesi, in questi anni, ma delle reali chiacchierate che indubbiamente ci sono state e ci saranno nel prossimo futuro), va bene la simpatia di cui gode soprattutto Paratici a viale Tolstoj, vanno bene anche le comuni posizioni in Lega, ma quelle diversità di pelle e di colori vanno orgogliosamente distinte. Almeno fino al giorno in cui qualcuno non chiederà scusa per le ingiustizie e le autentiche imboscate antisportive, che si sono succedute negli anni quando lo strapotere societario sabaudo era tollerato, se non coltivato nei palazzi della federazione. Questo per dire che Juventus-Roma non sarà mai una partita come le altre. Oggi men che meno.