La volata lunga della Roma sembra non finire mai. È quasi un peccato che finisca sabato questo campionato, con la squadra giallorossa (ieri nell'elegantissima nuova maglia avorio da trasferta della prossima stagione) alla sesta vittoria nelle ultime sette partite (e l'altra è il pareggio con l'Inter con quel pasticcio di Spinazzola nel finale), col quinto posto blindato e ormai ufficiale (nonostante la gran rimonta del Milan, vincitore anche ieri) e soprattutto col conforto di una solidità ormai acquisita grazie alla difesa a tre (se solo Fonseca si fosse deciso prima...) e a una squadra formata ormai da 14-15 giocatori perfettamente intercambiabili tra loro.

A Torino la vittoria non è mai stata in discussione, nonostante il vantaggio granata iniziale (Berenguer, a sfruttare un'indecisione in marcatura di Mancini), subito riequilibrato dallo strepitoso Dzeko di ieri e di sempre, con Smalling abile a riportare poi la squadra in alto, Kolarov a cogliere il 21° palo della stagione, Diawara a segnare il rigore della sicurezza nella ripresa, prima del 3-2 del promettentissimo Singo con la complicità di Pau Lopez, e con la lunga gestione del finale di gara, culminata con un altro gran gol di Dzeko annullato solo dal Var per via di un fuorigioco irrisorio, con le linee geometriche del computer quasi sovrapposte tra loro.Ma va bene anche così, l'Europa League è conquistata dall'entrata principale, sabato sempre a Torino con la Juve sarà passarella e poi si andrà in Germania per il sogno europeo.

Longo aveva deciso di replicare allo specchio lo schieramento romanista, lasciando in panchina Belotti, con Zaza ultimo terminale offensivo, più Verdi e Berenguer alle spalle, una linea a quattro veloce ma forse poco compatta e tre difensori a disagio nel fraseggio stretto della Roma. E in porta l'incerto Ujkani, con Sirigu in panca. Fonseca ha deciso invece di puntare ormai sul gruppo che gli da maggiormente fiducia, provando però lo schieramento senza Veretout con cui bisognerà affrontare l'ottavo col Siviglia tra una settimana, affiancando quindi Cristante a Diawara, ma rinunciando quindi a quel dinamismo che in mezzo al campo senza il francese manca sempre.

Si è visto netto al 14', quando il Torino si è ritrovato in vantaggio dopo un avvio di gara completamente dominato dalla Roma: è bastato un rinvio lungo di Ujkani sull'esterno, dove Singo ha avuto la meglio sul contrasto di testa con Spinazzola, poi Verdi e Kolarov si sono scontrati in mezzo al campo, con la palla che è ruzzolata verso Zaza che ha quindi guidato la transizione in una sorta di due contro due, con Berenguer che si è aperto a suggerire un passaggio laterale, seguito non con la giusta postura da Mancini (mentre Smalling si è dedicato al portatore), e infatti quando il torinista ha tagliato all'improvviso alle spalle dell'inglese, Mancini non gli è stato più dietro e nel duello con Pau Lopez l'ha scartato facile, andando poi a segnare nella porta (quasi) vuota.

Ma il vantaggio non ha scalfito la Roma (che aveva avuto una grande occasione all'8' con Spinazzola, messo in porta da Kolarov con un inconsueto lancio di destro, ma poi la conclusione dell'esterno aveva trovato l'opposizione di Ujkani, e un'altra al 12' con gran palla tagliata di Peres per Dzeko, anticipato al momento del tiro a porta vuota da Nkoulou) che con Perez e Mkhitaryan alle spalle del bosniaco hanno continuato a macinare gioco e movimenti, fino a trovare il varco giusto, con la difesa torinista assai male allineata, e proprio Edin a ricevere in area, a controllare e a battere col sinistro all'angolino più lontano per Ujkani.

Al 23' ancora Dzeko ha servito ancora Spinazzola, sul cui sinistro c'è stata una incerta respinta ancora dal portiere granata senza nessuno pronto al tap-in. Sul corner successivo, Perez ha indovinato un'ottima traiettoria e Smalling, saltando più alto di Lyanco e pure di Meite, ha segnato con le stesse modalità con cui De Vrji e Milenkovic avevano punito Pau Lopez.

Sul meritato vantaggio, la Roma non ha mollato la presa e ha colpito un altro palo, il ventunesimo, su gran punizione da 25 metri di Kolarov, con Ujkani attonito a guardare. Al 45' un fallaccio del già ammonito Lyanco su Mkitaryan partito veloce in verticale ha fatto tremare Longo: ma il giovane arbitro della sfida, Piccinni di Forlì, ha graziato il difensore. E ovviamente il tecnico del Toro all'intervallo ha lasciato il suo giocatore negli spogliatoi, facendo entrare Djidji al suo posto.

Dopo neanche cinque minuti Spinazzola ha chiesto il cambio per un indolenzimento alla coscia e Fonseca ha inserito Zappacosta a destra spostando Peres a sinistra dove però stavolta, a differenza di quanto fatto a Ferrara con la Spal, ha decisamente abbassato il suo rendimento.

Al 15' un altro capolavoro di Dzeko che ha recuperato un pallone sulla sua trequarti, ha sprintato spostando fisicamente il prestante Djidji, poi lo ha riaffrontato in doppio passo 60 metri dopo, nell'area granata, costringendolo al fallo evidentissimo sotto gli occhi dell'arbitro. Del rigore si è occupato Diawara, e 1-3.

Solo a quel punto il Torino si è ridestato, prima con un gran destro di Verdi che ha scalfito l'incrocio dei pali poi accorciando ulteriormente le distanze con il promettente Singo, che prima ha sfruttato una grave ingenuità di Bruno Peres, poi ha segnato con la complicità di Pau Lopez, che non è riuscito a trattenere un tiro forte ma non irresistibile.

Per evitare conseguenze, Fonseca ha rinforzato la squadra con tre cambi: Zaniolo, Ibanez e Veretout, per Perez, Peres e Cristante, con Kolarov rialzato sulla fascia. Longo ha inserito Belotti per Ansaldi, spostando un vertice del triangolo più avanzato (un trequartista e due punte), ma sul campo s'è vista solo la Roma, tra gol sbagliati di poco (Zaniolo al 31', Dzeko al 34') e ripartenze sprecate per approssimate rifiniture. Conoscendo il calcio c'era di che preoccuparsi, anche per un gol bellissimo annullato a Dzeko al 92' per fuorigioco di un centimetro, ma poi più niente è successo.