Di rigore c'è sempre Jordan Veretout. Non soltanto per la sua incredibile precisione dagli undici metri, che ormai lo identifica con l'archetipo dello specialista. Il motorino del centrocampo di Fonseca appartiene anche a quella schiera di giocatori ai quali nessun allenatore rinuncerebbe a cuor leggero, se non in caso di necessità. Tanto che il portoghese lo utilizza praticamente senza soluzione di continuità. Nella prima parte della stagione, Jordan è rimasto in panchina soltanto nei primi due turni, disputando poi la bellezza di 24 partite consecutive in Serie A, di cui 21 da titolare. Al netto della squalifica che gli è stata comminata per somma di ammonizioni, anche in questa serratissima appendice di campionato post-lockdown, gli è stata risparmiata esclusivamente la gara di Ferrara contro la Spal, quella in cui il tecnico ha fatto rifiatare anche gli altri due insostituibili Dzeko e Mkhitaryan, in vista del rush finale inaugurato proprio domenica scorsa con la Fiorentina.

Alla sua ex squadra il francese ha rifilato la prima doppietta in giallorosso: altri due rigori da aggiungere ai 3 già calciati e realizzati nel resto della stagione (4 con l'Europa League), quando il numero 21 ha scalato le gerarchie dei tiratori scelti, a partire dalla sfida casalinga con il Napoli, vinta proprio grazie alla sua infallibilità dal dischetto. Quel giorno Aleksandar Kolarov è stato scalzato dal ruolo di rigorista designato, dopo aver fallito nel primo tempo il primo dei due tiri dagli undici metri concessi dall'arbitro Rocchi. Secondo errore consecutivo dopo quello di Lecce, che hanno convinto il serbo - fino a quel momento una garanzia - a delegare il compagno. In realtà la prima scelta sarebbe stata Diego Perotti, che nei suoi anni romanisti ha dimostrato un'eccellente attitudine nei tiri da fermo - con quella sua caratteristica rincorsa - ma in questo 2020-21 le sue presenze sono state limitate dai ripetuti problemi fisici e da scelte tecniche differenti, che ormai lo hanno relegato al ruolo di rincalzo di lusso. Il periodo di maggiore continuità dell'argentino è stato fra dicembre e gennaio, poi il campo lo ha visto poco e l'espulsione nella gara interna con l'Udinese di inizio luglio non lo ha aiutato a ritornare fra le prime scelte dell'allenatore.

Fra una settimana però comincia un'ulteriore propaggine di stagione, che la Roma auspica si prolunghi il più possibile. La sfida contro il Siviglia del 6 agosto costituisce lo snodo fondamentale del cammino europeo: l'eventuale passaggio del turno spalancherebbe la possibilità di sollevare un trofeo in sole tre partite, da disputare tutte nel mini-torneo in Germania che si concluderà il 21. Gare secche e senza appello, che proprio per la nuova formula priva di andata e ritorno rischiano di finire molto più spesso del passato ai supplementari e di conseguenza ai rigori. Sarà allora fondamentale contare su una batteria di specialisti in grado di decidere le sorti dei match anche dagli undici metri.

In questo senso l'assenza per squalifica di Veretout nell'ottavo di finale di fronte al club di Monchi pesa ulteriormente. Oltre ad assicurare dinamismo e occupazione di ogni spazio di campo partendo dal centro-sinistra, il francese costituisce una polizza-vita dal dischetto. Con Perotti non più certo di rientrare nella nuova lista da consegnare alla Uefa (uno fra lui e Pastore farà posto a Zaniolo, ma il Flaco resta maggiormente indiziato), risalgono le quotazioni di Kolarov. Rifacendosi al recente passato, altri papabili tiratori fra i titolari possono essere Dzeko, che però ha rinunciato dall'ultimo errore (in Coppa Italia col Torino nel 2017); Pellegrini, se la frattura al naso gli permetterà di essere presente; Mkhitaryan, abile con la sua nazionale; e Peres, che non è uno specialista,ma ha un buon piede.