Il trucco c'è, ma non si vede. Il mago in questione di nome fa Morgan, di cognome De Sanctis. Professione dirigente sportivo, alle spalle un'importante carriera da portiere, Roma compresa. Da qualche settimana a Trigoria è diventato il direttore tecnico pro tempore, una promozione arrivata dopo il licenziamento di Gianluca Petrachi da direttore sportivo del club. E qui sta il trucco. Perché De Sanctis, rimasto sempre in rigoroso silenzio, nonostante il consolidato legame che lo lega al club giallorosso, sta seriamente pensando di lasciare la Roma. Lusingato da un'offerta dell'Ascoli che gli ha proposto di andare a occupare il ruolo di direttore generale. Ascoli dove, oltretutto, ritroverebbe quel Giuseppe Bifulco che appena qualche settimana fa ha lasciato il suo ruolo nel settore scouting della Roma dove arrivò con Monchi, per andare a fare il direttore sportivo della società marchigiana. Già all'epoca dell'addio di Bifulco, era circolata con una certa insistenza la notizia di un De Sanctis indirizzato pure lui verso l'Ascoli, dove l'ex portiere sa di poter fare un percorso più graduale nella sua crescita professionale come dirigente. La notizia rimase solo una chiacchiera, ma è ancora di stretta attualità. Perché De Sanctis pare stia aspettando la salvezza della squadra marchigiana prima di comunicare la sua decisione finale che, in ogni caso, non sarà facile da prendere, in un senso o nell'altro. L'Ascoli in serie B al momento è fuori dalla zona play-out con un vantaggio di quattro punti quando mancano soltanto due giornate alla conclusione del campionato. In caso di retrocessione, al contrario, i dubbi che De Sanctis comunque ancora ha di lasciare il club giallorosso, sarebbero azzerati dal non voler cominciare un nuovo percorso partendo dalla Lega Pro. 

C'è da domandarsi come mai, se sarà, De Sanctis opterà per una decisione del genere. Prima del divorzio con Petrachi, era il responsabile del settore giovanile, mercato compreso, con un occhio particolare per Primavera, under 18 e 17 (i più piccoli sono seguiti da Bruno Conti). La promozione come direttore tecnico pro tempore non l'ha presa, peraltro, come una retrocessione, nel senso che gli era stato offerto un ruolo anche di maggiore responsabilità e più completo, ruolo da direttore sportivo a tutti gli effetti, ma De Sanctis ha preferito rispondere negativamente consapevole che comunque il direttore sportivo sarebbe stato Franco Baldini dal suo eremo di Londra dove sta lavorando alla costruzione della nuova Roma, la seconda targata Paulo Fonseca. A De Sanctis, allora, è stato affidato un compito specifico, quello di seguire a trecentosessanta gradi le cessioni che a Trigoria si devono fare per incassare liquidità, realizzare plusvalenze e diminuire un monte ingaggi non più sostenibile da un club che ha chiuso il suo ultimo bilancio con un rosso che sfiora i centotrenta milioni di euro. Un ruolo nel quale sta lavorando con il massimo impegno, anche se nella testa continua a ronzargli sempre più insistente l'idea di un trasferimento all'Ascoli. Ma al di là di mansioni e responsabilità, quello che sta convincendo il dirigente a dire addio alla Roma, è l'ormai consolidata certezza di sapere di non essere troppo gradito da parte della tifoseria giallorossa. Come è stato certificato recentemente anche da uno striscione molto duro esposto dai tifosi nei confronti di gran parte della dirigenza romanista, De Sanctis compreso. È una situazione che vive con molta difficoltà, di cui non ha mai detto niente, rimanendo sempre in silenzio, consapevole della sua irreversibilità.

E allora perché non provare a fare un altro percorso? Se De Sanctis dovesse trasferirsi all'Ascoli, nella Roma si creerebbe un ulteriore buco nella dirigenza che, soprattutto dal punto di vista della conoscenza del calcio, ormai conterebbe sempre in meno uomini interni addetti al mercato. Di fatto, ovviamente, rimarrebbe soltanto Franco Baldini che è vero che sta seguendo in primissima persona le trattative che sono in corso e seguirà quelle che verranno, ma certo non potrà fare tutto da solo considerando l'enorme mole di lavoro, in particolare in uscita, che la Roma dovrà fare nelle prossime settimane. Una situazione particolare, resa ancora più complicata e inedita dal fatto che si è in una fase di cessione della società, quindi perché Pallotta dovrebbe assumere un nuovo direttore sportivo o, comunque, un nuovo dirigente con delega al mercato? Meglio lasciare la scelta a chi subentrerà nella proprietà del club, affidandosi ancora di più a Franco Baldini che ha accompagnato Pallotta sin dall'inizio, vedendo progressivamente lasciare il ruolo di direttore sportivo da Walter Sabatini, Ramon Monchi, Ricky Massara e Gianluca Petrachi. Da escludere al momento i nomi che si sussurranno a proposito del prossimo direttore sportivo della Roma, a cominciare da quello di Paratici che sembra destinato a rimanere comunque alla Juventus, per finire con quello di Faggiano attualmente al Parma dove ha fatto un ottimo lavoro.