Dieci volti nuovi in estate, tre a gennaio: non ha badato a spese l'Inter per accontentare Antonio Conte. A conti fatti l'unico giocatore che non ha avuto è stato Dzeko: al suo posto è arrivato Alexis Sanchez, soluzione low cost, in prestito dal Manchester United (che lo aveva ingaggiato un anno e mezzo prima, scambiandolo con Mkhitaryan). Non ha fatto sfracelli finora a Milano il cileno che l'Udinese prese dal River Plate a 19 anni, cedendolo tre anni dopo al Barcellona, dopo una stagione da 31 partite e 12 gol. Con i blaugrana ne ha fatti 19 nel 2013-14, l'anno dopo era all'Arsenal, con cui nel 2016-17 ha fissato il suo record, 24 reti in 38 partite. Numeri ben lontani da quelli attuali: non ha giocato molto, 17 presenze (653' in tutto) e 3 gol. Il primo alla Samp, in una gara in cui si fece espellere, prima di saltarne 11 per infortunio, il secondo al Brescia su rigore, il terzo giovedì con la Spal. Non esattamente gol pesanti, ma stasera con la Roma dovrebbe toccare di nuovo a lui, perché Lukaku non sta bene, e partirà quasi certamente dalla panchina. Ha segnato 20 gol quest'anno il belga, uno ogni 130', permettendosi anche il lusso di lasciare un rigore, nel 4-0 al Genoa del 21 dicembre, al talentino di casa Sebastiano Esposito, forse il miglior under 20 del calcio italiano (se la gioca col romanista Calafiori, che però è ancora in Primavera) che grazie a quel gesto ha trovato il primo gol in A.

Sono 13 quelli di Lautaro Martinez, uno ogni 170': ne ha fatti solamente 2 dopo un lockdown in cui i giornali sportivi si sono dedicati al calciomercato, e il suo nome veniva accostato al Barça un giorno sì e l'altro pure. Il riposo dovuto al Covid sembra aver fatto bene invece a Candreva: l'esterno romano, che a 33 anni sembrava nella fase calante della carriera, ha segnato 3 gol nelle ultime 5 partite (5 complessivi, in 1.797'), lasciando le briciole sia all'austriaco Lazaro, arrivato in estate dall'Herta Berlino e ripartito in inverno direzione Newcastle, che al nigeriano Moses, arrivato a gennaio dal Fenebahçe, su richiesta di Conte, che lo aveva avuto al Chelsea. Non è stato acquistato su input dell'attuale tecnico Alessandro Bastoni, che pure fa parte della rosa solo dalla scorsa estate: cresciuto nell'Atalanta, era stato preso un anno prima, e mandato a fare un campionato da titolare a Parma. Tornato insieme al terzino Dimarco - che era cresciuto in casa, e da gennaio è al Verona - Bastoni è rimasto in panchina cinque giornate, debuttando il 28 settembre contro la Samp: ora ha 21 partite, 2 gol e 1.666', contro 19, 1 e 1.329' dell'uruguagio Diego Godin, che dopo la gloria a Madrid non immaginava certo di venire a farsi togliere il posto da un ragazzino di 13 anni più giovane. Decisamente migliore l'impatto di Barella: 23 presenze, una sola volta in panchina. Ha saltato per infortunio le ultime quattro, oggi dovrebbe tornare titolare, al posto di Gagliardini.