Il sorriso di Dzeko a Trigoria sembra un messaggio. La settimana che finisce domani, con l'atteso incontro della Roma con l'Inter di Conte, in casa giallorossa sembra esser stata caratterizzata da due casi, che forse casi veri e propri non sono, che hanno investito due dei migliori giocatori della rosa, si potrebbe parafrasare Hemingway e dire "Il vecchio e il mare", laddove il vecchio è Edin Dzeko, che guardandolo giocare sembra esserlo solamente in linea teorica e anagrafica, e il mare è Zaniolo, con la sua progressione sconfinata, che sta tornando piano piano ai suoi livelli.

Questione di rodimenti, si dice invece a Roma. Il nervosismo di campo, la reprimenda del tecnico per il giovane di Massa e l'occhiolino per l'esperto diamante di Sarajevo. Ma torniamo al "sembra", perché la Roma ha conquistato la terza vittoria consecutiva (la quarta considerando quella casalinga contro la Samp alla ripartenza) dopo lo sbandamento di tre sconfitte di fila del post lockdown. Sembra, perché poi Fonseca, che sa bene che i panni sporchi si lavano in famiglia ma che a volte è bene anche calcare la mano pubblicamente, con Nicolò ha chiarito che deve dare di più e non si può fermare senza rincorrere l'avversario e con Edin era già in sintonia mercoledì sera dopo la gara, avendo minimizzato il broncio del suo centravanti, da ricondurre a dinamiche di gioco.

Il bosniaco è apparso un po' nervoso ultimamente (a San Siro e a Napoli, in particolare), si è accomodato invece tranquillo in panchina per stanchezza a Brescia. Ma era piuttosto irritato nella serata che è valsa comunque tre punti contro la squadra di Juric, arrivati anche con un suo gol. Certo, potevano essere due o tre i suoi e avrebbe potuto superare Volk nella classifica all-time dei cannonieri giallorossi. Qualche palla facile non arrivata ha portato a qualche muso lungo di troppo (ogni tanto ricorrente nella carriera di Edin, anche nella Capitale) che l'ha portato a sua volta a distrarsi con la palla tra i piedi per far gol. Cose che succedono, ma che non devono succedere. Specie a un campione del suo calibro. Che si parli troppo o poco del suo stipendio, o di qualche rumors di mercato (ancora l'Inter) pressoché senza riscontri, a Dzeko non interessa. La Roma, assicurano dall'entourage del giocatore, per ora non ha manifestato nessuna intenzione (anche logica) di un'eventuale spalmatura dell'oneroso contratto né tantomeno la volontà di cedere il suo capitano. Cosa che per altro non sarebbe così facile, per un giocatore di 34 anni con un ingaggio ingombrante e un futuro invadente.

Fosse stato un po' più giovane, al limite. Ma si può svendere o, peggio ancora, regalare uno come Dzeko? Sempre più integrato nel club, come ha dimostrato anche l'era del Covid, dove Edin si è speso nel sociale con la Roma, quasi uomo immagine, oltre che straordinario interprete sul campo e autentica àncora per i disorientati tifosi giallorossi. Già, perché di sfondo pesa anche la situazione societaria, che deve ancora essere chiarita nel suo aspetto forse più importante (e dal quale dipenderà in parte anche il futuro di Edin e compagni): il prossimo proprietario.

Dzeko sta benissimo nella Capitale, dove avrà presto un'altra figlia dalla moglie Amra. Ha deciso l'estate scorsa di legarsi ancora alla Roma, dicendo no per la seconda volta in un anno e mezzo ad Antonio Conte che l'avrebbe voluto anche al Chelsea nel gennaio 2018 e che domani sera si troverà di fronte da avversario con la sua Roma per difendere il quinto posto guardando al quarto ormai troppo lontano, ma non per assottigliarne la distanza. Contro l'Inter è davvero la sua partita: un anno fa esatto si immaginava con quella maglia, Fonseca e la Roma (e Roma) gli hanno fatto cambiare idea. Forse proprio un Roma-Inter, quella del 2 ottobre 2016, è stata la sliding door del feeling con la gente romana. Con quel gol al 5', che arrivava dopo la prima deludente stagione e un inizio sotto le redini di Spalletti invece alla sua altezza, che fece esplodere la rabbia di capitan De Rossi verso chi aveva criticato eccessivamente (e con cattiveria) un grande giocatore, o più semplicemente, il centravanti della Roma. In otto incroci contro i nerazzurri in Serie A (uno l'ha saltato per infortunio e nell'ultimo ha giocato una ventina di minuti perché influenzato) Edin ha segnato solo due gol, entrambi all'Olimpico. Nelle ultime quattro sfide con l'Inter il risultato è stato la parità, la Roma ora deve tenere il passo e potrà farlo conoscendo il risultato delle sue inseguitrici nella zona Europa, perché oggi il Milan e domani il Napoli giocheranno in casa con avversari alla portata. Consolidare prestazioni, punti, classifica e condizione (anche in vista dell'Europa League). Chi gli è vicino lo descrive focalizzato sugli obiettivi della squadra: ieri ha sorriso sui social, quasi a voler gettare ulteriore acqua sul fuoco. Anche i suoi tifosi si aspettano di sorridere col miglior marcatore straniero della storia del club.