Forse la notte non è ancora un dirigibile che ci porta via lontano, ma il peggio sembra davvero essere passato. Prendiamo in prestito le parole di un Caputo inaspettatamente e magnificamente tornato in auge (Sergio, il cantante), perché il nostro sabato ha il sapore dolce di un passato che profuma di futuro. Un sabato italiano, che nel segno di Zaniolo non potrebbe mai essere qualunque. Non dopo tutto quello che ha (abbiamo) passato. Nico mette il punto esclamativo sulla gara di Brescia, alle spalle i sei mesi quasi di stop, e grida al mondo che è tornato. Un mondo che si mostra contento con riserva, a denti stretti, come fosse ancora riluttante rispetto alla sua appartenenza. È il destino dei talenti assoluti che indossano il giallo e il rosso: l'abbinamento fra loro e i colori pare sempre difficile da accettare. Ne sa qualcosa il Più Grande Della Nostra Storia, che su quel campo si è presentato all'universo pallonaro e ha dovuto attendere il ritiro o quasi per ottenere il consenso ecumenico. Il gioiellino di Massa sembra destinato a un trattamento simile. Pazienza. Per ora qui ce lo godiamo, i travasi di bile li lasciamo volentieri altrove.

La strada è ancora lunga e nessuno ha intenzione di indicare scorciatoie che potrebbero soltanto risultare dannose, ma il valore simbolico di quel gol e del successivo urlo nel deserto bresciano non può essere cancellato da nessuno. Non deve. A piccoli passi, attendendo i tempi giusti, la Roma sta per ritrovare il suo gioiello più splendente e sarebbe splendido se le orme arrivassero al traguardo della piena disponibilità agonistica in coincidenza con l'Europa League. Nel frattempo però la squadra ha il dovere di continuare nel solco dell'ultima settimana: le due vittorie bastano per riconciliarsi coi romanisti dopo le orribili prime settimane, non certo per rilassarsi. Trovata la quadra tattica (ma diciamolo sottovoce) con la difesa a tre, gli esterni a tutta fascia e il doppio trequartista, è il momento di convincersi che nulla è stato ancora fatto e molto, moltissimo c'è da costruire in vista del futuro, anche prossimo. Prima col Verona, poi con l'Inter e così via. L'imperativo deve essere sempre: non abbassare la guardia. Perché se il peggio sembra essere passato, il meglio deve ancora venire.