Era Cagliari, lo scorso 1° marzo, prima del lock-down, l'ultima volta che la Roma viaggiò soddisfatta tornando da una trasferta, l'ultima partita peraltro in cui ha segnato più di due gol: è tornata a farlo ieri, contro un Brescia inguardabile più per (dis)valori tecnici e (in)consistenza tattica che per lo sforzo di un campionato che non a caso il presidente Cellino in ogni modo aveva cercato in ogni modo di non ricominciare, e lo ha fatto in maniera netta, persino più di quanto non abbia detto il risultato, 3-0 esattamente come all'andata. Allora, il 24 novembre, segnarono Smalling, Mancini e Dzeko, ieri Fazio, Kalinic e Zaniolo che peraltro non si prendeva la soddisfazione del gol da 204 giorni, dall'illusoria vittoria di Firenze prima di Natale. Ma proprio per la scarsa resistenza del Brescia non è stata certo una prestazione esaltante quella della Roma, incerta e poco concentrata nel primo tempo (con doppia occasione bresciana al 2' minuto), prima di una ripresa giocata tutta in scioltezza, con Fonseca a dosare sostituzioni ed energie in vista della prossima partita, mercoledì con il Verona in casa, impegno assai più complicato, ma confortato dal quinto posto rinforzato ieri, in attesa del confronto diretto di stasera tra Napoli e Milan.

Aveva insistito col suo 3421 Fonseca, ma come noto a chiunque mastichi un po' di calcio, non è certo il sistema di gioco a determinare la performance di una squadra. Ieri ad esempio tre difensori per tener d'occhio un solo attaccante centrale (Torregrossa) e visto lo schieramento stile indietro tutta di Diego Lopez sono apparsi a un certo punto persino un eccesso di cautela. Eppure dopo neanche due minuti di gioco un paio di clamorose incertezze dei giallorossi hanno rischiato di confezionare un pasticcio clamoroso: prima su un rinvio alla cieca di Papetti, con Fazio già troppo alto, quando Ibanez è saltato a vuoto su Spalek e Torregrossa si è avviato verso l'area con il solo Mancini a contrastarlo, ma il sinistro stretto del bresciano è finito vicino al palo di sinistra di Mirante (in campo per scelta tecnica, dopo consulto con l'allenatore dei portieri Savorani); poi sulla rimessa, una terrificante impostazione di Ibanez con Fazio ha consentito a Skrabb di rubare il pallone e servirlo a centro area ancora a Torregrossa, sul controllo difettoso è intervenuto Diawara, sul rimpallo successivo Spalek ha toccato col braccio (che avrebbe invalidato qualsiasi eventuale sviluppo vincente) e poi comunque Torregrossa ha steso Ibanez per il fischio risolutivo di Calvarese. Un inizio choc per la Roma, che poi si sistemerà meglio in campo e non consentirà al Brescia di essere ulteriormente pericoloso, almeno fino al nervoso finale: Fonseca aveva mandato Fazio a sinistra e messo Ibanez centrale, con Mancini nel centrodestra, due specialisti di lotta e di governo in mezzo al campo come Diawara e Veretout e davanti Kalinic per far riposare lo stralunato Dzeko, con Pellegrini e Perez a trequarti.

A metà campo i maggiori spazi nel primo tempo se li è procurati Bruno Peres, spesso trovato alle spalle di Skrabb (esterno mancino del 451 prettamente difensivo di Lopez, con Torregrossa unica punta e Donnarumma in panchina) e con Bjarnason poco reattivo nella chiusura: ma sui cross del brasiliano, quasi sempre vellutati, Kalinic non è mai riuscito a trovare la deviazione giusta, impattando con i tempi sbagliati e comunque con la postura meno efficace, e finendo quindi per spedire ogni occasione oltre la traversa. Nel 3421 di ieri sono stati Carles Perez e Pellegrini il sostegno dell'unico attaccante centrale, e entrambi hanno avuto l'occasione per mettere la firma sulla partita, Lorenzo (alla centesima con la Roma festeggiata con la maglia da capitano) su punizione, lo spagnolo con un gran controllo su taglio su lancio lungo di Fazio, e conseguente sinistro diagonale però troppo aperto. L'altra grande occasione per la Roma è stata una quasi autorete di Chancellor, su ennesimo cross basso pericoloso di Peres, ma Andrenacci (sostituto di Joronen dopo il riscaldamento) è riuscito a deviare in corner.

Malissimo il Brescia, in ogni caso, con Tonali perso come gli altri, zero idee e poca verve. La partita si è movimentata un po' nella ripresa, dopo due cambi di Lopez che quasi niente hanno cambiato (Dessena e Zmrhal al posto dell'ex primavera romanista Ndoj e dell'impalpabile Skrabb), e l'immediato gol di Fazio, su corner lisciato da tre bresciani, e deviazione poco convinta del centrale argentino, con l'incerto Andrenacci incapace di tenerla al di qua della linea. Dopo un tentativo respinto di Perez, un'indecisione in area romanista su angolo di Tonali poteva dar modo a Mangraviti di dare un senso alla sua gara, ma la deviazione si è alzata nella curva vuota. Lopez si è convinto allora ad allentare un po' le redini e ha inserito Donnarumma al posto di Bjarnason, tornando al più sperimentato 4-4-2. Ma subito dopo un gran lancio di Perez alle spalle dell'ingenuo Papetti (18 anni) ha colto Kalinic in splendida solitudine e con il controllo mancino ha preso di sprovvista anche Andrenacci, segnando così a porta vuota, un altro sigillo dopo la doppietta di Cagliari. Zaniolo, Villar e Perotti hanno fatto rifiatare Pellegrini, Veretout e Perez, mantenendo lo stesso profilo di brillantezza a dispetto di una resa progressiva dei padroni di casa, per la rabbia di Cellino a urlare in tribuna come un ultras. Il nervosismo si è propagato anche in campo probabilmente sulla scia di qualche parola di troppo sfuggita a Zaniolo dopo il gol del definitivo 3-0, splendido taglio ben assistito da Perotti e gran sinistro di collo esterno, con il povero portiere di casa ancora tutt'altro che irreprensibile. Dopo le scuse a Torregrossa di Zaniolo si è tornati a giocare, giusto il tempo di ammirare una prodezza istintiva di Mirante (su destro da un metro di Torregrossa su mancato controllo di Fazio) e di vedere due conclusioni di Dzeko, in campo nell'ultimo quarto d'ora, spegnersi sulla traversa e sul palo.