Una boccata d'ossigeno con il Parma dopo i progressi di Napoli. Può sembrare azzardato definirli tali ma gli elementi positivi che Paulo Fonseca intravedeva al termine della gara del San Paolo gli hanno dato ragione nella gara di mercoledì sera contro i gialloblù allenati da D'Aversa. D'altronde, al netto del cambio di sistema di gioco, in un momento di totale blackout come quello che stava attraversando la Roma dopo le due sconfitte con Milan e Udinese bisogna sapersi aggrappare a qualcosa. Fonseca è ripartito da alcune certezze negli uomini (continuerà a mancare Smalling, certezza a prescindere), che non vorrebbe cambiare di molto nemmeno a Brescia anche se sarà costretto dal giudice sportivo che gli ha tolto Mkhitaryan e Cristante.

La squadra contro il Parma è sembrata tornare, molto più che a Napoli, dove aveva subito ma aveva anche fatto vedere qualche idea e un po' di "tigna". Contro gli emiliani è arrivato anche un gioco apprezzabile per alcuni tratti, ma soprattutto sono arrivate diverse occasioni, alcune miseramente sprecate, o per scelte sbagliate dell'ultimo passaggio (problema ancestrale, ormai) o per errori sotto porta. Può capitare, ma non deve. Fonseca ha strigliato pubblicamente la squadra in tal senso, dopo aver analizzato il tema nello spogliatoio. Ma dal risultato, che fa sicuramente morale, e dall'atteggiamento (reazione e ribaltone completato) è un imperativo ripartire. Possibilmente cercando di evitare di andare in svantaggio per la sesta volta (su sei) consecutiva dalla ripartenza del campionato dopo la pausa forzata per il coronavirus. Insomma, parola d'ordine: continuità.

Stare sul pezzo. È questo che sta facendo Fonseca, apparso più sereno e confortato dal risultato e ripagato dalle sue scelte: hanno fatto discutere l'esclusione di Kluivert, ma con i due trequartisti dietro Dzeko il volume di gioco non è mancato, e l'inserimento di Bruno Peres, che avrà pur sempre dietro l'angolo un potenziale svarione, ma ha dato la spinta sulla fascia con costanza e trovato anche l'assist per Mkhitaryan per il provvisorio pari.

La luce europea

Prepararsi all'Europa League tenendo la barra dritta in campionato, evitando altri pericolosi down per non compromettere il cammino in Serie A che al momento nei numeri recita un passivo troppo severo per la rosa che ha la Roma, sì falcidiata nella fase cruciale pre-covid dagli infortuni (così tanti stop traumatici il tecnico portoghese in carriera non ne aveva mai subiti). Brescia in trasferta e Verona in casa, intanto. Per arrivare a giocarsela con la pazza Inter di Conte e portare punti in cascina per mantenere l'attuale classifica (minimo indispensabile per non fallire l'annata). Con gli occhi rivolti alla Germania, dove la squadra di Fonseca sarà attesa dal Siviglia, prima, e dalle Final Eight, Dio lo voglia, dopo.

Una prospettiva, l'unica potenzialmente rimasta, che potrebbe significare giocarsi, e convincere gli scettici, alcune chance per partecipare alla prossima Champions League. Arrivandoci dalla porta principale, cioè alzando un trofeo. Per farlo, però, dovranno crederci tutti e tutti dovranno essere al meglio. Fonseca spera di avere un Nicolò Zaniolo tornato ai suoi livelli, con i senatori al suo fianco. Poi, solo allora, ci si potrà fermare per fare bilanci e sedersi intorno a un tavolo per capire cosa riserverà il futuro. Che il tecnico giallorosso vede ancora sulla panchina della squadra della Capitale, città che adora e dove vorrebbe continuare a lungo, come ha recentemente dichiarato, possibilmente con un progetto ad ampio raggio e chiaro, che gli consenta anche di crescere (e dopo una stagione in Italia di esperienza se ne accumula). Anche per questo, indipendentemente dal cambio di proprietà più o meno imminente, la prospettiva europea aiuterebbe tutti e tutto. Per questo non c'è altra via che lavorare e stare sul pezzo.