Prendete nove settimane e mezzo, il tempo di una relazione raccontata in uno dei cult cinematografici degli Anni 80. A quelle settimane aggiungetene altre milleottocentonovanta. E molta più passione. Avrete la misura di quanto è trascorso fra l'ultima partita di campionato in bianco all'Olimpico e la gara di mercoledì col Parma, che ha ripreso la scelta cromatica. Anche in quel caso pieni Anni 80, i più fulgenti della storia della Roma. Una squadra che emana luce, gioca col tricolore sul petto e percorre senza timori reverenziali la marcia verso la finale nella sua prima Coppa Campioni. Ma in quel periodo qualcosa si inceppa. È il 12 febbraio 1984, avversario il Torino in piena corsa scudetto: la squadra di Liedholm stenta nel nuovo anno (corsi e ricorsi), l'ultima vittoria è datata 31 dicembre '83, guarda caso ancora in bianco, contro il fanalino di coda Catania, piegato nella Capitale da una punizione di Maldera.

E di nuovo il terzino sblocca la sfida contro i granata, densa di similitudini con il recentissimo match col Parma, non soltanto per ragioni cromatiche. Anche allora la partita si complica - ma a metà ripresa - quando il Toro guadagna un uomo e un rigore (espulso Nela): Tancredi conferma la sua fama di ipnotizzatore e sventa, poi nel finale la risolve Pruzzo col centro numero 99 da romanista. Nel post-partita l'allenatore svedese evoca lo spirito di Testaccio, ma forse nel proprio intimo un pensierino va anche al candore di quella maglia, scelta più volte negli anni precedenti, quasi fosse un talismano. E in effetti la Roma conquista i primi titoli dell'era Viola col Barone in panchina e di bianco vestita. Sono le due Coppe Italia consecutive vinte ai rigori ancora contro il Torino, quella del 1980 proprio all'Olimpico nell'ultima edizione (fino al 2008) in cui la finale si disputa in gara unica nella Capitale. Il trofeo viene alzato al cielo con gli stessi colori nel 1969 e sarà così anche nel 2007. Lo stesso scudetto del 1983 è vinto a Genova in bianco. Non è scaramanzia, ma senso di ospitalità a guidare la scelta cromatica nella finale di Coppa Campioni contro il Liverpool, ancora nel 1984.

L'uso della seconda divisa in casa si rinnova anche nella Coppa Coppe della stagione successiva, avversari i gallesi del Wrexham. Negli anni successivi la seconda maglia tornerà ad essere utilizzata soltanto in trasferta, anche se con maggiore frequenza (basti pensare alle sfide del terzo millennio con l'Inter a San Siro, che veste colori non certo simili a quelli romanisti). Eppure il bianco casalingo non costituisce un azzardo anti-storico. Tutt'altro. Perfino il debutto della Roma nel massimo campionato (a quei tempi non ancora Serie A) si svolge così, il 25 settembre 1927 al Motovelodromo Appio contro il Livorno. E a cavallo fra il 1969 e il 1973 quella bianca diventa addirittura la prima maglia di gioco, utilizzata perfino in partite dove la ricerca del contrasto visivo avrebbe suggerito scelte diverse (come contro la Juventus). A fine Anni 70 la divisa "ghiacciolo" Pouchain che sta per tornare in auge annovera spesso il fondo bianco. E le successive marchiate Playground riservano il colore a frequenti gare casalinghe. Lo stesso Falcao esordisce in bianco, sia pure lontano da Roma, a Como. Ma in quel caso è luce su luce.