Il momento più difficile da quando poco più di un anno fa è sbarcato a Roma. Un momento molto particolare quello di Paulo Fonseca, fino a pochi giorni fa - prima della ripresa dopo lo stop forzato per la pandemia da coronavirus e anche dopo la gara con la Samp che aveva riaperto con successo il campionato della Roma - una delle poche garanzia per i colori giallorossi. Garanzia Fonseca, nonostante un 2020 infausto, perché fin dall'inizio del nuovo anno la squadra aveva rovinato quanto di buono fatto nell'autunno del 2019. Una Roma illusoria quella quarta in classifica con un discreto vantaggio con l'Atalanta dei miracoli? Niente affatto. E allora cosa è successo? Abile a saper cambiare, Fonseca. Abile anche a saper cambiare di nuovo, soprattutto nella testa di alcuni giocatori, abbacchiati dal 2020 (e da qualche infortunio importante di troppo). Perché prima dell'interruzione del campionato la Roma aveva dato qualche segnale di ripresa.

Poi al rientro la vittoria con la Samp era sì arrivata con qualche sofferenza di troppo, dopo un avvio regalato (gol incluso) agli avversari, ma era pur sempre la prima partita dopo più di tre mesi di smart working. I problemi però si erano già manifestati specie fuori dal campo prima della "nuova" crisi attuale. Pallotta che vende e poi non vende, Petrachi che c'è ma poi non c'è, che torna ma che poi parla (per la squadra e per il tecnico fuori posto), che poi stra-parla (via sms) con il presidente che lo sospende. In sottofondo un bilancio horror e qualche incognita di troppo. Eppure la crescita che ci si aspettava dopo la prima partita non c'è stata, anzi: la squadra si è involuta. Tanto che cambiando l'ordine degli addendi (con l'abbondanza benedetta dal tecnico stesso) il risultato non è cambiato. Facile anche fare due più due con le parole di Petrachi sull'atteggiamento molle dei giocatori.
Fonseca si è preso le responsabilità per la sconfitta con l'Udinese e mentre si diceva «preoccupato» ai microfoni delle tv, dall'America rimbalzavano i messaggi WhatsApp di critiche (generalizzate, per carità) di Pallotta. Non commentati a caldo dal tecnico, ma che non devono esser stati molto graditi. Specialmente perché arrivati a distanza di pochi giorni da un'intervista in cui Pallotta aveva elogiato il lavoro di Fonseca, descritto come un uomo che trova le soluzioni: «Non cerca mai scuse e non si lamenta. Affronta le battute d'arresto, i problemi e le tribolazioni che comportano allenare la Roma con una maturità intellettuale secondo me rara nel calcio».

Già, le soluzioni. Quelle che finora era stato bravo a trovare. Ripartire dal basso, senza perdere l'equilibrio che l'ha fatto sempre apparire pubblicamente senza picchi. E dal lavoro fitto sul campo. Quello che solitamente nel calcio restituisce le risposte. Tecnico e giocatori si sono guardati in faccia, si guarderanno di nuovo, affronteranno ancora gli errori: i retropassaggi come i fallacci (Perotti potrebbe essere multato da regolamento interno dopo l'espulsione con l'Udinese) e le paure. Aspetti tattici e tecnici, fisici e mentali. Ieri Fonseca si è isolato, focalizzando ogni pensiero sul lavoro. Che sarà soprattutto mentale, in vista di Napoli. Sarà necessario trovare una chiave di volta già da domenica sera. La chiave è il silenzio e la quotidianità di Trigoria da ritrovare per salvare la stagione.

La logica in tal senso suggerisce altri cambi, forse anche parecchi, ma improntati su certezze che sono più certe di altre: Dzeko, prima di tutto. D'accordo pensare a più partite contemporaneamente, d'accordo anche essere infastiditi perché qualcuno dice che la squadra dipende da un solo giocatore (e non voler "bocciare" gli altri), ma Edin a Napoli sarà al centro dell'attacco. Indipendentemente dal modulo (resterà la difesa a 4?), dopo il problema gastrointestinale, che lo aveva tenuto fuori dalla sfida con l'Udinese, Gianluca Mancini è tornato ad allenarsi regolarmente in gruppo nella classica seduta post partita di scarico per chi è sceso in campo. Zaniolo procede secondo iter. Qualche fastidio per Cetin per un problema al ginocchio. Potrebbe essere confermato Perez, apparso più vivo degli altri, che ieri ha socializzato il suo pensiero: «Dobbiamo continuare a combattere per il nostro obiettivo».