Finisce allo spiedo la Roma di San Siro, arrostiti come polli un po' per il caldo (e applausi ai funzionari della Lega che hanno disposto di giocare a giugno a Milano alle 17,15 con 35° all'ombra, senza partite nelle gambe oltre, per la Roma, quella di quattro giorni prima, sei per il Milan, e la differenza nel finale s'è vista) e po' per i soliti inguardabili errori tecnici che hanno spostato l'equilibrio della partita in un momento in cui le squadre sembravano svuotate di energie e dunque destinate a spartirsi il punticino del pareggio: e invece Zappacosta, inguardabile come curiosamente spesso capita a chi occupa quel ruolo nella Roma, ha deciso di regalare a Rebic un pallone senza senso a un quarto d'ora dalla fine, Cristante glielo ha gentilmente lasciato dopo le difficoltà di controllo del croato che ha ringraziato e segnato dopo un mischione, poi è stato Diawara, appena entrato, a chiudere un triangolo a Theo Hernandez costringendo Smalling ad atterrarlo in area, per il 2-0 finale firmato su rigore da Calhanoglu. E per via degli altri risultato è diventata disperata la corsa alla Champions (ciao Atalanta) e bisogna piuttosto guardarsi alle spalle, sapendo che già giovedì sera con l'Udinese non ci saranno Pellegrini e Veretout, entrambi gli ammoniti di ieri, presenti nell'elenco dei diffidati con Santon, Kluivert e Dzeko.

Recuperare nel finale con quella temperatura è stata dunque impresa impossibile. Ma il caldo l'ha fatta da padrone non solo nella evidente progressione della fatica, ma sin dalle prime battute, per la paura di andare fuori giri che ha consigliato prudenza e poche corse a perdere ai giocatori sparsi in un terreno apparso spesso troppo lungo e troppo largo. Per coprirlo tutto, Fonseca aveva scelto le solite due versioni della Roma. Una, in fase di possesso, con Veretout ad aprirsi come terzo centrale di sinistra, Zappacosta e Spinazzola ad allargarsi e alzarsi proprio sulla linea laterale oltre metà campo, con Cristante in cabina di regia, Pellegrini troppo poco incisivo nel suo ruolo di regista aggiunto, e Mkhitaryan da destra e Kluivert da sinistra ad affiancare Dzeko negli spazi più alti. L'altra, in non possesso, in una specie di 442 con Pellegrini e Dzeko a giocare sui due centrali Kjaer e Romagnoli, gli altri attaccanti ad abbassarsi sulla linea di centrocampo dove Cristante e Veretout formavano la cerniera centrale, più i quattro difensori in linea.

Simile lo schieramento di Pioli, con Kessie e Bennacer ad impostare il gioco, Castillejo e Calhanoglu più esterni, Bonaventura a cucire il reparto più avanzato e Rebic unica punta. Con i ritmi inevitabilmente lenti, la Roma nel primo tempo ha fatto la partita, ma le occasioni sono state pochissime, praticamente una per squadra, capitate sulle teste di Dzeko prima (al 20', su assist da sinistra di destro di Kluivert deviato da Kessie ad ingannare Romagnoli, con conclusione del bosniaco troppo aperta e quindi appena fuori dalla porta) e di Calhanoglu poi (al 39', su cross di Hernandez da sinistra, Mancini scavalcato e Mirante troppo timido, testata del turco con la porta aperta alta sulla traversa). Ma la Roma avrebbe meritato qualcosa in più, per la geometrica costanza con cui si è ritrovata a liberare soprattutto Zappacosta e Mkhitaryan sulla destra, senza mai trovare però l'assist giusto per punire Donnarumma: all'8', invece di servire lungo Miky, il cross rasoterra di Zappa è stato respinto dalla difesa, al 15' e al 19' è stato l'armeno a cercare vanamente i bei tagli di Kluivert, al 32' ancora Zappacosta poteva far meglio nell'assistenza in un area ben occupata. Il cooling break un po' tardivo (due minuti al 32') non ha rinfrescato bene le squadre, che anzi nel finale di tempo hanno ulteriormente abbassato l'intensità, nel silenzio di uno stadio fasciato dal Milan in ricordo delle numerose vittime del Covid ("Together forever", diceva l'enorme cartello sotto la tribuna, con centinaia di maglie con i nomi degli scomparsi poggiate sui seggiolini) e di Pierino Prati, bomber condiviso dalle due squadre in campo, omaggiato con un mazzo di fiori sulla panchina.

L'aria che (non) tirava s'è capita all'alba della complicatissima ripresa quando Spinazzola ha pensato di servire all'indietro da centrocampo Mirante, non avvedendosi dell'incombente presenza di Rebic che si è avventato sul pallone in vantaggio sul portiere, col chiaro rischio del contatto da rigore: invece il portierino di riserva della Roma, anche ieri tra i meno addormentati, si è fermato in tempo e il croato, quasi sorpreso, ha toccato per primo il pallone allungandoselo oltre la linea di fondo. Lo scampato pericolo non ha però motivato ulteriormente la Roma, scarica quasi oltre il consentito (dalla temperatura) e forse rassegnata al ritmo morbido della gara, quasi aspettando solo l'episodio fortunato per portarsela a casa. Al 50' Mkhitaryan è salito bene in verticale, ma ha commesso il solito errore che spesso commettono gli attaccanti della Roma quando si fanno ingolosire dalla conclusione ignorando i tagli dei compagni, nel caso specifico Kluivert, un altro assai poco ispirato (e di lì a poco sostituito da Carles Perez, con Ünder ancora fermo in panchina). Pioli ha inserito Paquetà e lo spiritato ventunenne belga Saelemaekers, e in un paio di minuti il Milan ha confezionato altrettante palle-gol, con inserimento di Calhanoglu a sinistra e conclusione deviata anche un po' fortunosamente da Mirante in corner, e poi con un destro di Paquetà deviato da Mancini (e ancora dal portiere in angolo). Quando sembrava inevitabile lo 0-0 finale il pasticcio di Zappacosta, da cui è nata l'azione di Rebic, il cross di Paquetà sul secondo palo per Saelemaekers, la prima conclusione di Kessie respinta corta da Mirante, il tap-in di Rebic miracolosamente deviato da Mirante sul palo e la terza e decisiva replica del croato in porta. Poi l'episodio già descritto del rigore, per il 2-0 finale.