Così no. Svuotati e progressivamente squagliati nell'umida afa di una Milano che ha sancito, inutile continuare a illudersi, l'addio a qualsiasi sogno di Champions. Almeno inseguendo il quarto posto in campionato. È vero, il Milan era alla terza partita, la Roma alla seconda in questo strano scorcio di campionato in cui quei pochissimi che si presentano negli stadi lo fanno con pinne, occhiali, abbronzante e ventilatore da viaggio. È vero che per la seconda partita consecutiva il gol subito è nato da un folle passaggio indietro (e basta con questi retropassaggi), Diawara contro la Samp, Zappacosta ieri, peraltro i due giocatori che rientravano da lunghi e lunghissimi infortuni. È vero, il Milan ha avuto cinquanta ore abbondanti in più per recuperare rispetto ai giallorossi, elemento non di secondaria importanza in questo totale inedito che tutti stiamo vivendo. È vero che la squadra di Pioli poteva giocare con la filosofia tanto perso per perso me la gioco per provare a dare un senso anche se un senso non ce l'ha alla stagione. È vero tutto quello che vi pare, ma noi, come crediamo voi, abbiamo vissuto con una crescente delusione l'esibizione della squadra fonsechiana.

Venti, venticinque minuti di calcio abbozzato a ritmi dopolavoristici, una palla gol sul capoccione di Dzeko (e se non segna lui meglio lasciar perdere), poi nulla più, con la progressiva evaporazione di una squadra scomparsa nel corso della ripresa. Si diceva: Fonseca potrà contare su un turnover importante, ha una serie di alternative che poche altre squadre possono vantare. Forse abbiamo commesso tutti un errore di valutazione. Ieri il portoghese ne ha cambiati cinque, Kalinic, Carles Perez, Perotti, Pastore, Diawara, vi ricordate qualcosa degno di nota da parte di chi doveva essere un po' più fresco degli altri? E poi, ci domandiamo, ma davvero non si poteva sostituire uno dei due esterni bassi per cercare di avere più gamba su una delle corsie esterne? No, non è questa la Roma che speravamo di vedere a Milano dove ci si era presentati per dare contorni un pizzico più solidi a quell'obiettivo qualificazione Champions che società, allenatore, giocatori, ci avevano garantito avrebbero inseguito con tutto loro stessi.

Si può perdere, e noi che abbiamo a cuore i colori giallorossi in questo senso purtroppo abbiamo pure una certa frequentazione, ma non in questa maniera, pur con tutte le giustificazioni del caso. Ci si giocava molto a San Siro, perlomeno ci si giocava la possibilità di continuare a inseguire un sogno. La squadra, tutti, nessuno escluso, non ci ha dato la sensazione di averlo capito. E questo per qualsiasi tifoso è un atteggiamento che non si può accettare. La dignità non deve mai rimanere negli spogliatoi. Sarà il caso che la rosa giallorossa se lo ricordi bene. Mancano dieci partite alla fine di questo inedito campionato. Sarà il caso che da allenatore all'ultimo dei panchinari, ci dimostrino quello che fin qui hanno detto a parole, il senso d'identità, l'attaccamento alla maglia, il desiderio di fare felici i tifosi. Sarà il caso, soprattutto, che le prossime dieci fatiche vengano affrontate con la testa giusta, sarebbe inaccettabile qualsiasi abbozzo di mollare gli ormeggi provando, poi, in Europa League a ricrearsi una credibilità. Impresa difficile in ogni caso, ma che diventerebbe proibitiva pensando di lasciar perdere il campionato dove sarebbe il caso di pensare a difendere il quinto posto. Per riuscirci servirà una Roma molto diversa da quella che non abbiamo visto a Milano.