È Claudio Ranieri il primo avversario per la Roma di Fonseca e se la circostanza può persino far piacere a qualcuno (a prescindere da come la si pensi su di lui e sul modo con cui l'ultima volta è andato via dalla Roma, resta comunque un amico di questi colori), il compito del tecnico portoghese è capire che tipo di partita la Sampdoria imposterà con la Roma. E in questo senso la gara con l'Inter ha dato diverse indicazioni. La prima, la più importante, è la conferma della capacità di trasformismo tipica delle squadre di Ranieri, mai impostate su un solo sistema di gioco. A San Siro i blucerchiati sono scesi in campo con un iniziale 3511 che già prima della fine del primo tempo, quasi interamente dominato dalla squadra di Conte, è diventato un 451 che ha reso subito meno efficace il controllo della partita dell'Inter.

Ranieri ha abbassato Murru, allargato Ramirez da trequartista a esterno destro, spostato sull'esterno opposto Jankto, di fatto abbassando il baricentro e rinvigorendo così un po' tutta la squadra. Per oltre mezz'ora, la Samp proprio non riusciva a creare una barriera protettiva alla difesa: Ranieri aveva studiato i tipici movimenti di risalita rapida di Conte, ma i tentativi di pressione avvenivano sempre in ritardo, i tagli dall'esterno di Young e Candreva sui riferimenti centrali offensivi non venivano mai intercettati, e i duelli con le punte regolarmente persi. Così sono nati i due gol che hanno poi deciso la partita, prima della reazione tardiva che ha rimesso almeno il senso della partita, se non il risultato, in equilibrio.

Interessanti le soluzioni sui calci piazzati a favore: in una, particolarmente riuscita con il movimento di Colley a liberarsi a centroarea grazie ai blocchi sulle marcature personalizzate di Conte, è arrivato anche il gol (per la prontezza di Thorsby a rimettere in porta la respinta della traversa sulla testata). Quanto ai singoli, Quagliarella non ci sarà neanche con la Roma, ma di sicuro giocheranno Ekdal e Gabbiadini. Da notare l'esordio del giovanissimo centrocampista Askildsen, norvegese, classe 2001. Nel secondo tempo gli esterni sono stati Leris e De Paoli.

Sorpresa: Atalanta squilibrata

Chi non avesse visto la partita col Sassuolo, sarebbe autorizzato a pensare che l'Atalanta abbia ricominciato proprio come aveva finito, e in qualche modo anche la squadra di De Zerbi. Ma è così solo in parte, quella parte almeno che riguarda la fase di non possesso del Sassuolo. Che effettivamente anche nella gara di domenica è sembrata piuttosto difettosa. Per il risultato la differenza l'ha fatta la qualità dei giocatori nerazzurri, implacabili negli uno contro uno contro una difesa davvero malmessa nell'organizzazione collettiva e nell'interpretazione individuale: Toljan, Marlon e Peluso sono stati disastrosi contro Gomez, Zapata e soprattutto Gosens, un rullo compressore sulla sinistra. I gol gridano vendetta per l'arrendevolezza dei difensori di De Zerbi, sia nello sviluppo delle azioni del primo tempo sia in quel gol su punizione nel secondo. Ma in prospettiva della corsa alla Champions, sempre che la Roma riprenda a correre, la prova dell'Atalanta ha mostrato anche diversi difetti che potrebbero rappresentare dei limiti per l'apparentemente solida armata di Gasperini.

Il Sassuolo infatti ha costruito una decina di palle-gol sempre con la palla a terra, due in avvio di partita e le altre dopo la tripletta condensata in venti minuti di fuoco. De Zerbi i difetti nerazzurri, almeno in quella fase di partita, li aveva studiati bene: in particolare, nelle verticalizzazioni basse dalla difesa direttamente sul centravanti, non appena si apriva il varco alle spalle dei due centrocampisti centrali di Gasperini, con il conseguente tocco di prima o a seguire per l'immediato coinvolgimento dell'attaccante esterno, o per un veloce scarico a una mezzala pronta a lanciare nello spazio l'attaccante più veloce a buttarsi nello spazio. In questa maniera il Sassuolo è andato quattro volte con l'uomo solo davanti a Gollini, che però ha parato tutto e alla fine è stato tra i migliori in campo della sua squadra. Se Berardi, Caputo, Boga e Defrel (le quattro punte di uno schieramento assai offensivo schierato da De Zerbi) avessero concluso con maggior qualità avremmo parlato di una partita diversa. E se l'Atalanta ripeterà questi svarioni con squadre strutturate come Lazio, Napoli e Juventus, può andare incontro anche a spiacevoli sorprese.