Javier Pastore ha rilasciato una breve intervista al portale argentino Tyc Sports, cui ha raccontato del proprio passato in Francia al Paris Saint Germain, del paragone con Totti e di come vive il ruolo di leader in una squadra. Queste le sue parole.

I tuoi allenatori ti hanno mai chiesto di migliorarti?
"Sì, mi hanno chiesto di aiutare di più in fase difensiva, ho sempre cercato di migliorare i miei punti di forza per nascondere i miei difetti. Credo di averlo fatto bene".

Ti è capitato di litigare per questo motivo con qualcuno?
"Non sono un tipo che litiga, tanto meno con i compagni o gli allenatori. Ci sono 11 giocatori in campo, ciascuno ha il suo ruolo e aiuta per quello che può. Io agli altri non chiedo niente in fase offensiva, solo che mi diano la palla".

Come è Totti?
"A Roma è unico, è come Maradona per il resto del mondo. Ha fatto cose incredibili, occupa un posto speciale e non mi piacerebbe essere paragonato a lui perché non mi sento alla sua altezza".

Sull'avventura al Psg.
"Sono cresciuto molto. Ho giocato con alcuni idoli, con punti di riferimento a livello mondiale, è stato bello poter giocare insieme a tanti giocatori di questo livello e essere rimasto per sette anni in un club così. Sono stato il primo ad arrivare con la nuova proprietà nel 2011 e ho visto quanto è cresciuto il club. Ci sono stati tanti cambiamenti, sempre verso il miglioramento".

Come mai fatica a livello europeo?
"Nel campionato francese, negli ultimi anni, è sempre stato molto superiore a tutte le altre squadre. Molte volte le partite sono già finite all'intervallo e il ritmo si abbassa nel resto dei 90 minuti. È questo che manca nelle partite di Champions, dove non puoi fermarti un secondo. Capita perché in Francia giochi contro squadre che richiedono uno sforzo limitato".

Cosa pensi di Neymar?
"Vuole essere il numero uno e ne ha le possibilità, si allena molto. Può vincere qualsiasi partita da solo, se sta bene. Avrebbe potuto dare molto di più di quello che ha fatto. Ognuno deve trovarsi nel momento giusto in una squadra che ti può aiutare a fare il salto di qualità, che non è facile: stiamo parlando di arrivare al livello di Messi e Cristiano. Però le potenzialità le ha".

E tu avresti potuto fare di più?
"Sì, penso di sì, lo dicono in molti. Quando sono andato a Parigi venivo da un anno molto positivo al Palermo, ero un leader dentro il campo. Quando sono arrivati giocatori come Ibrahimovic, che era la stella del gruppo e che si è preso tante responsabilità, non ho messo di giocare però gli ho ceduto il ruolo di protagonista. Ho sempre avuto l'idea di voler vincere, però non ho mai pensato a essere il migliore al mondo".