L'allenatore della Roma Paulo Fonseca ha rilasciato un'intervista a Sky Sport, che andrà in onda integrale domani alle 12 e alle 21. Questo un estratto delle sue parole:

"Ho sempre avuto la fortuna di essere ciò che desideravo. Da ragazzo sognavo di giocare a calcio e sono stato un calciatore. Poi ho sognato di diventare un allenatore e oggi lo sono, all'inizio sognavo di allenare la Serie A portoghese e l'ho fatto, sognavo di allenare un grande club europeo e oggi mi ritrovo qui. A livello professionale mi sento molto realizzato. Adesso sogno di vincere trofei importanti, la Champions League o il campionato, uno dei principali campionati europei come quello italiano. Più in generale il mio sogno è essere felice ogni giorno, vivere la vita in modo tranquillo, ma anche in maniera emotiva. Per me la felicità è essere felici anche al di fuori del mondo del calcio".

La quarantena

"Ho vissuto questo momento con grande tristezza per chi è scomparso e per chi ha perso qualcuno, poi con apprensione per tutti noi: abbiamo affrontato qualcosa di sconosciuto, che non eravamo capaci di controllare e non lo siamo tutt'ora. Ma l'ho vissuto anche con positività: per quanto mi riguarda ho vissuto il periodo con la mia famiglia. E' certamente un periodo tragico che prima o poi supereremo, ma è un periodo che ci può anche insegnare molto. La verità è che, senza essere banale dicendo questo, da questo periodo dobbiamo imparare ciò che è veramente importante per la nostra vita. In questo periodo la Roma si è adoperata per aiutare le persone più in difficoltà: è stato molto gratificante, il club ha avuto un ruolo sorprendente in questo momento tragico ed ha trovato diversi modi di aiutare per persone in questi tempi difficili. È la prova che non è solo un club, come dice l'inno: la Roma è il cuore della città. Sono stato orgoglioso di ciò che la Roma ha fatto e di averne preso parte".

Il pubblico

"La Roma è stata veramente esemplare in questa situazione, seguendo tutte le indicazioni del protocollo, dalla divisione nelle rispettive stanze, al mangiare separati. Praticamente stiamo insieme soltanto in campo per allenarci, si fa attenzione a tutto. Immaginatevi cosa vuol dire non abbracciarsi durante una partita. Sono cose che in certi momenti ti rafforzano, hanno un'importanza emotiva. Tutto questo non ci sarà, sono curioso di vivere questo momento di maggiore distanza. Una distanza difficile da mantenere nel calcio: è difficile non avere contatti, non abbracciarsi, non complimentarsi con avversari o con gli arbitri. Mi è già capitato di giocare senza pubblico, è terribile non avere i tifosi: è un qualcosa che cambia una partita, la rende più triste e meno emotiva. A maggior ragione qui a Roma, dove la Curva Sud ci sostiene sempre in modo così caloroso, dando un sostegno importante alla squadra. Non potremo contare sulla forza che i tifosi ci danno nei momenti difficili. Sarà complicato vivere questo periodo lontano dai nostri tifosi che vivono la squadra con tanta passione".