Svelo un piccolo quanto innocuo segreto. Conosco Zibì Boniek da decenni, con lui che negli anni ottanta è stato uno dei più forti calciatori al mondo, roba da Pallone d'oro o giù di lì, è sempre stato un piacere e un arricchimento parlare di calcio, anche quando magari ci siamo trovati su posizioni opposte. Oggi è al secondo mandato da presidente della federazione calcio polacca. Dopo la doverosa premessa, ecco il segreto, sempre che si voglia definire tale. Mercoledì mattina. Avevo preso sonno che era già giorno, l'adrenalina per il trionfo sul Barcellona stava accompagnando pure i miei sogni. Alle otto e trenta è squillato il telefonino. Il numero polacco di Zibì. Rispondo. Mi travolge una voce felice: «Ma hai visto Piero che grande Roma? È stata fantastica». Di più, Zibì.

Ti ha sorpreso la qualificazione dei giallorossi?
«Dopo quello che ho visto nelle due partite, assolutamente no».

Cosa hai visto?
«Una Roma più forte. E lo dico ripensando anche alla partita d'andata al Camp Nou».

Qualificazione meritata, insomma.
«Meritatissima. Anzi, doveva essere ancora più chiara, il risultato dei novanta minuti a Barcellona era stato bugiardo. E ai giallorossi avevano negato almeno un calcio di rigore. All'Olimpico, poi, è stato un monologo della Roma».

Ora però c'è l'ostacolo della semifinale.
«E allora?».

Allora,visto il nome delle avversarie, sarà durissima arrivare alla finale di Kiev.
«Ma ti stai giocando la Champions, non puoi pensare che il cammino sia semplice. E poi l'eliminazione del Barcellona, alla Roma può dare un ulteriore vantaggio».

Quale?
«Sapere di aver eliminato i catalani, deve darti un'enorme fiducia. Perché se elimini il Barcellona, puoi battere chiunque».

Quindi, a prescindere dal nome della squadra che uscirà dall'urna, per la Roma sarà una sfida alla pari?
«Sì. Questa Roma può arrivare in fondo. A questo punto sognare non è più proibito».

Real Madrid, Bayern Monaco, Liverpool: Boniek chi sceglierebbe per la Roma?
«Io dico che non cambia niente. Chi esce esce, la Roma se la gioca».
Ma se proprio ne dovessi evitare una, chi diresti?
«Il Liverpool».

Perché c'è il ricordo di quella maledetta finale a Roma del 1984?
«Quello non c'entra niente. Dell'attuale rosa giallorossa, era nato soltanto De Rossi, aveva un anno, nessuno può ricordare».

Allora perché?
«Perché sono forti e per quello che capisco è la squadra meno adatta per le caratteristiche della Roma. Soprattutto in fase offensiva. Mane, Firmino e Salah sono tre attaccanti fortissimi. Hanno velocità e tecnica, sono tre punte che possono mandarti nel panico. Giocano a mille all'ora, possono farti male».

Invece cosa temi del Bayern Monaco?
«La loro solidità e disciplina tattica. Sono tedeschi e questo dice tutto. In più potrebbero avere un vantaggio mentale».

Frutto della loro grande tradizione europea?
«No, dei sei gol che fecero alla Roma qualche anno fa. Quel ricordo potrebbe essere un fattore negativo».

Nel Bayern c'è il centravanti della tua Polonia, Lewandosky, un grande attaccante.
«Grandissimo. Ma lui già sa che io, nel caso, tiferò Roma mica Bayern Monaco».

Non resta, si fa per dire, che il Real Madrid.
«La Champions è casa loro, nel loro museo non sanno più dove mettere le Champions. Sarebbe una sfida di grande fascino. Difficile ma possibile».

Possibile?
«Possibile. Perché dovete tener conto che contro il Real, la Roma avrebbe un vantaggio».

Davvero?
«Sì, quello psicologico. Il Real potrebbe pensare di essere stato fortunato nel sorteggio, di essere favorito e questo andrebbe a vantaggio soltanto della Roma».

Però rimane il Real.
«Vero, ma non sono imbattibili. La loro organizzazione difensiva non mi convince, sono attaccabili, la Roma ha gli uomini giusti per riuscirci. A patto che limiti due giocatori».

Uno è Cristiano Ronaldo, l'altro?
«Isco. È un grande giocatore. La Roma, nel caso, dovrà fare molta attenzione a lui».

Certo, Zibì, un peccato che in semifinale non ci siano arrivate due squadre italiane.
«Sì, un peccato. Ma il Real non ha rubato niente».

Ma come, a Torino stanno dicendo di tutto su quel rigore decisivo assegnato al Real...
«La Juve a Madrid ha fatto una partita straordinaria. Ma su quel rigore non si può davvero discutere».

Nel senso?
«Che era un rigore sacrosanto. Benatia arriva da dietro e travolge il giocatore del Real. L'errore sarebbe stato non darlo».