Settecentoventi. Seicentoquaranta. Cinquecentoventi. Quattrocento. Non è un frettoloso quanto inspiegabile conto alla rovescia. No, sono i numeri che definiscono i contorni della società Roma, in quella che è la trattativa, raffreddata ma ancora in piedi, per la cessione del club da James Pallotta (e soci, peraltro ultimamente pure piuttosto incazzatelli) al gruppo di Dan Friedkin. Spieghiamo in dettaglio. Settecentoventi è la cifra (approssimativa) su cui era stato trovato l'accordo prima che il coronavirus sconvolgesse le vite dell'intero pianeta. Seicentoquaranta è la cifra (precisa) che rappresenta il break even in caso di cessione, ovvero nessun utile ma anche nessuna perdita da parte di Pallotta and partner (sempre incazzatelli). Cinquecentoventi è la cifra (plausibile) che l'attuale proprietario della Roma potrebbe accettare al motto stop loss, ovvero stoppare le perdite (destinate a aumentare senza cessione), sperando magari di inserire delle clausole che a breve e medio termine potrebbero ridimensionare il segno meno nell'investimento Roma. Quattrocento, infine, è la cifra (ipotetica) che le voci di dentro sussurrano a proposito di una possibile, nuova offerta da parte del gruppo Friedkin per assicurarsi la società giallorossa. Cifra, peraltro, che da quello che ci risulta, non è stata prospettata a Pallotta, tanto meno messa nero su bianco, quindi tutta da verificare. Ma, soprattutto, cifra che l'attuale proprietario non sarebbe disposto ad accettare per liberarsi della Roma. E in questo senso c'è da capirlo. Perché dai quattrocento milioni bisognerebbe sottrarre il cash inserito nelle casse giallorosse in questi anni, dall'acquisto sino ai tre aumenti di capitale. Questo vorrebbe dire che a Pallotta e soci (che a questo punto sarebbero ben più che incazzatelli) rimarrebbe una liquidità di circa centotrenta milioni, ovvero dovrebbero incassare un meno centosettanta rispetto ai circa trecento che gli è costata fin qui la Roma. Più o meno, un bagno di sangue. 

Un punto d'equilibrio

Alla luce di questo, è necessario che nei prossimi contatti tra le parti, che non si sono mai interrotti anche se notevolmente rarefatti, se non altro per capire presente e futuro dell'economia locale e mondiale, le parti provino a trovare un punto di equilibrio che consenta a Pallotta di ridimensionare le perdite (con possibili clausole per rientrare negli anni successivi) e a Friedkin di acquistare la Roma a un prezzo ancora accettabile per fare rima con affare. Tutto questo non sarà semplice. Anche se i bene informati, pur evidenziando le notevoli difficoltà da affrontare, garantiscono che ci sia ancora un minimo margine di trattativa (legato a Ryan Friedkin, il figlio di Dan, che continua a spingere per chiudere l'affare) per arrivare alla fumata bianca bis (prima della pandemia l'affare si era concluso felicemente). Molto dipenderà da James Pallotta. Che adesso si trova di fronte a un bivio a perdere, nel senso che qualunque sentiero dovesse scegliere, i conti a lui e soci non tornerebbero come, invece, sarebbe stato nel caso di una cessione agli oltre settecento milioni che erano stati pattuiti prima dello tsunami che ha travolto l'economia mondiale. Il bivio è: meglio accettare di incassare i quattrocento milioni (magari qualcuno di più) ratificando comunque una perdita importante, oppure decidere di continuare, ma con sempre meno soci al fianco, nel tentativo di provare a riapprezzare (andando per esempio a versare nelle casse societarie i quaranta milioni che ancora mancano per completare il deliberato aumento di capitale da centro cinquanta milioni) la società giallorossa nella speranza che in un futuro a medio termine si presenti qualche altro investitore pronto a garantirgli il cash necessario per poter dire che l'investimento Roma non è stato tutto una remissione? È intorno a questa risposta che si deciderà il destino del nostro club.

Che, visti i numeri pesantemente in rosso del bilancio attuale e la pandemia che ha stoppato qualsiasi introito, non si può definire una passeggiata di salute. Una variante che sarebbe bene accetta, soprattutto da Pallotta, potrebbe essere legata al fatto dell'eventuale manifestazione di interesse da parte di un altro pretendente. Cosa che però al momento tutte le fonti smentiscono in maniera quasi rassegnata. Eppure da qualche settimana a questa parte la banca Goldman and Sachs è tornata al sondare il mercato dei grandi investitori per vedere se ci sia qualcuno disposto a rilevare il club giallorosso. Impresa che in questo momento definire ai limiti del proibitivo è un esercizio di sfrenato ottimismo. La Roma, per quello che siamo riusciti a sapere, è stata offerta a investitori stranieri e italiani, ma la risposta è sempre stata la stessa, «risentiamoci quando la situazione economica mondiale sarà un po' più chiara». E allora toccherà a Pallotta trovare la risposta più o meno giusta.