F. Totti. Targhetta plastificata, cartoncino inserito dentro con sopra scritto, appunto, F. Totti e siamo sicuri che a nessuno verrà l'interrogativo di cosa voglia dire quella effe. La stanza del Capitano. Lo era prima quando calzava gli scarpini, lo è adesso che qualche volta è costretto a farsi anche il nodo alla cravatta perché così vuole il ruolo di dirigente della Roma. È al primo piano della palazzina principale di Trigoria, sul corridoio altre stanze con targhette meno impegnative, molte facce e altrettanti sorrisi che il numero dieci vede da almeno venticinque anni, quasi tutti, meno l'ultimo, trascorsi a disegnare calcio vietato agli umani.

La frequenta poco quella stanza, il Capitano. Era così anche quando giocava. Ma ora, forse, c'è un motivo in più per farlo. Perché là dentro c'è il suo ieri. Una stanza che potrebbe far collassare qualsiasi tifoso della Roma, ancora di più i collezionisti di memorabilia da football. C'è la sua carriera, in quella stanza. Non c'è un centimetro quadrato libero alle pareti e sul soffitto. Ci sono, belle ordinate e incorniciate, tutte le maglie indossate con la sua Roma, dalla prima all'ultima, non mancano neppure quelle onorate con la Nazionale. E poi quelle dei più grandi campioni che ha incrociato sui campi di calcio, Messi, i due Ronaldo, Ibrahimovic, Figo, Del Piero, Buffon, Kakà, Maldini e si potrebbe continuare perché non c'è stato un numero uno del calcio che non abbia voluto scambiare la sua maglia con quella del nostro numero dieci. Sono tutte intervallate dalle foto più significative della carriera comprese quelle dei ritiri precampionato quando era poco più di un bambino, mentre sul soffitto ci sono i poster delle sue vittorie, a partire da quello del giorno dello scudetto, diciassette giugno 2001. Non mancano neppure le immagini dei suoi spot più riusciti, in particolare uno con John Travolta. E poi c'è tutta una serie di scarpini, quelli indossati nei suoi venticinque anni di Roma e, anche, le fasce da Capitano che lo hanno accompagnato su tutti i campi del mondo. C'è anche una scrivania, ovviamente, nella stanza del Capitano. Ricoperta di targhe e premi accumulati nel tempo, roba che praticamente oscurano il computer d'ordinanza. C'è anche qualche oggetto strano su quella scrivania. Come, per esempio, l'elmo del Gladiatore che gli ha regalato il protagonista Russel Crowe.

Il suo ieri, insomma, anche se piano piano Totti sta affrontando il presente con un occhio sempre più proiettato verso il futuro. Perché è lì, a Trigoria, con la sua Roma che si vede ancora per molti anni, probabilmente per sempre. Anche per questo, le sirene che hanno provato a portarlo via da casa sua, non ci sono riuscite. E non c'è stato neppure bisogno che si facesse legare all'albero maestro come Ulisse per non cadere in tentazione. È roba di pochi giorni fa, partita di Champions con lo Shakhtar all'Olimpico, in tribuna anche un vecchio compagno d'azzurro come Billy Costacurta, oggi vice commissario di una Federcalcio mai caduta così in basso. Ti andrebbe di venire a lavorare in Figc? Costacurta ci ha provato, il Capitano gli ha risposto che casa sua è la Roma, che vuole restare dove è sempre stato.

Anche oggi, da dirigente apprendista, gran parte della giornata il numero dieci la trascorre a Trigoria. Si presenta al cancello intorno alle nove di mattina, va al bar a fare colazione, una battuta con il barista, una chiacchierata con De Sanctis che conosce da quasi trenta anni. Non tutti i giorni passa per la stanza del Capitano. Sempre invece si presenta davanti allo spogliatoio, il suo regno, magari dà uno sguardo di sfuggita a quello che è stato il suo armadietto, ora è occupato da Under ma pare che al turco non glielo abbiano detto. Scambia quattro chiacchiere con i giocatori. Non è raro, poi, che vada negli spogliatoi degli allenatori, si cambi e si trasferisca in palestra. Parla spesso con i suoi ex compagni, vuole sapere come va, condividere speranze e preoccupazioni, regalare qualche consiglio, sentire il profumo dell'olio canforato anche se l'olio canforato non si usa più.

In campo con la tuta non ci si presenta mai. Ci va, ma da dirigente, vestito casual, comunque dirigente. Segue l'allenamento, spesso in compagnia di Monchi, scambiandosi opinioni ma soprattutto ascoltando, spesso due chiacchiere le fa anche con il direttore generale Baldissoni con cui il rapporto sta diventando solido. Perché Totti è il primo a sapere che in questo suo nuovo ruolo, deve imparare tutto o quasi. Non ci si inventa dirigenti dall'oggi al domani. La transizione tutto è stata meno che semplice, soprattutto per uno come il dieci che, potete scommetterci, ancora oggi si sente calciatore. Ma ha capito che quel tempo è scaduto. Ora c'è una nuova vita da affrontare. Lo sta facendo con l'umiltà delle persone intelligenti, presto si iscriverà anche a un corso d'inglese. Si è dato tempo un anno per capire com'è la vita dall'altra parte dello spogliatoio. Un anno in cui comunque ha partecipato sempre di più alla vita della società. Presenza fissa ai sorteggi dove è stato il più inseguito da tutti. Presente pure recentemente alla convention degli sponsor, roba che se gliela avessero proposta dodici mesi fa avrebbe mandato tutti a quel paese. Vuole conoscere, apprendere, migliorare, dare una mano alla sua Roma.

Spesso, in questi ultimi mesi, da quel ventotto maggio dello scorso anno quando ci ha fatto piangere, qualcuno ci ha domandato: ma oggi Totti che fa, qual è il suo ruolo? Detto che già fare Totti sarebbe abbastanza, il Capitano sta cominciando a capire quale potrebbe essere il ruolo in cui poter dare una mano alla sua Roma. Un ruolo, per intenderci, da cuscinetto tra la squadra e la società, il dirigente in grado di appianare i problemi perché conosce bene le dinamiche di uno spogliatoio e, ora, sta cominciando a conoscere anche l'altra parte della barricata. Continuando, nel mondo, a essere il Capitano. Perché, semplicemente, è Francesco Totti. Senza la effe puntata.