Sul concetto di giocar bene e giocar male non esisteranno generazioni di tecnici e osservatori capaci di mettersi d'accordo. Tutto troppo soggettivo e tutto troppo dipendente dal risultato. Diciamo però che incrociando alcuni parametri (organizzazione tattica nelle due fasi, aggressività, mentalità offensiva, dinamismo, sviluppo delle capacità tecniche) si dovrebbe arrivare a stabilire nella maniera più vicina possibile alla scienza un livello di decenza che serva a sgombrare il campo almeno da alcuni dubbi. Dopo la partita di Crotone, ad esempio, i due tecnici si sono divisi nei pareri sulla sfida di domenica. Zenga è arrivato addirittura a sostenere che ai tempi in cui giocava capitava spesso alla sua Inter di vincere partite contro squadre che giocavano meglio, grazie solo alla qualità dei suoi campioni. Tradotto: anche la Roma ha vinto così. Alcuni fatti oggettivi porterebbero però le valutazioni in altra direzione.

Il Crotone, ad esempio, nel primo tempo ha rinunciato deliberatamente a qualsiasi iniziativa propria (possesso primo tempo 70/30 per la Roma), ha abbassato il suo baricentro fino ai limiti dell'area di rigore («cercare la profondità nel primo tempo per noi era impossibile», la valutazione di Di Francesco), ha attaccato la porta solo su calcio piazzato o confidando nel vento a favore (magari sui rilanci lunghi del portiere). Nella ripresa, col risultato di svantaggio maturato, il Crotone è stato costretto ad alzare un po' il suo baricentro e la pressione sui difensori romanisti, riuscendo in tre occasioni a metterli in difficoltà, con la conseguente lievitazione delle palle-gol. La Roma ha poi portato agevolmente a casa il risultato potendo contare sulla migliore qualità dei suoi giocatori nei cambi. Decisiva, ad esempio, la svolta impressa da Florenzi sul fronte offensivo destro. La vera differenza per la Roma però l'ha data il vantaggio arrivato nel primo tempo. E anche in questo caso arrivano a sorreggere la tesi i dati statistici.

Tredici vittorie su diciassette

Quando la Roma si è trovata in vantaggio nel primo tempo in questa stagione, infatti, in tredici casi su diciassette ha portato a casa il risultato, in due casi ha pareggiato (contro Sassuolo e in trasferta con l'Inter), due sole volte ha perso: con l'Inter all'esordio casalingo e a Charkiv contro lo Shakhtar Donetsk. Restringendo il dato al campionato, insomma, solo una volta e alla seconda giornata. E non è un caso se, girando la prospettiva, delle nove sconfitte stagionali, sette volte la Roma non sia riuscita segnare nel primo tempo. Che significa? Che l'aspetto mentale per la squadra di Di Francesco ha un peso ancora troppo significativo rispetto agli standard delle grandi squadre. È qui forse il più grande margine di crescita che l'allenatore può garantire alla squadra.

La posizione di Nainggolan

Che il belga sia tornato al gol partendo dalla posizione di interno di centrocampo è considerazione utile solo per evitare che gli ovvinionisti arrivino a conclusioni affrettate. Per fortuna, Nainggolan è tornato a giocar meglio quando era già esaurito l'esperimento del 4231 a cui Di Francesco aveva dato soprattutto valenza psicologica, altrimenti il tormentone sulla sua posizione avrebbe preso più forza. Dimenticando che una posizione di partenza di quindici metri in più o in meno sul campo non hanno alcuna corrispondenza concreta con le prestazioni singole o di gruppo.

Peres più di Kolarov

Curioso semmai il dato, che pubblichiamo a parte, relativo alla distribuzione dei flussi di gioco della Roma stavolta equilibrati tra le due catene, con il picco dei palloni giocati da Peres superiori a quelli di Kolarov: non era mai accaduto prima. È anche oggettivo però che la Roma abbia spinto di più a sinistra nel primo tempo e di più a destra nel finale della gara dopo l'ingresso di Florenzi. Esperimento che potrà tornare utile in futuro, all'occorrenza.

Gerson non decolla

Resta sempre al di qua della linea di decollo, invece, il brasiliano Gerson, un ragazzo di indubbie qualità tecniche ma che non riesce ancora a prendersi la scena come vorrebbe l'allenatore. A Crotone è stato il giocatore di movimento della Roma che ha toccato il minor numero di palloni tra quelli che hanno giocato almeno 70 minuti: 50.

Gli errori in impostazione

Una riflessione andrà fatta anche sugli errori in impostazione di Fazio, Jesus e Nainggolan che avrebbero potuto costare punti preziosi. Non sono stati solo errori tecnici, ma errori di sufficienza. Di Francesco dovrà intervenire per richiamare i giocatori al rispetto di uno standard minimo di partecipazione mentale in ogni momento.