"Sono stato allenato da Maradona e ho giocato con Messi, Riquelme e Totti... Non ho molto altro da chiedere al calcio". Diego Perotti ha rilasciato una lunga intervista al portale argentino clarin.com. Tanti gli argomenti affrontati dal "Monito", dagli inizi nel Deportivo Moron alla nazionale argentina, passando ovviamente per la Roma. "Mi sono trovato bene fin dal mio arrivo e il gruppo ha fatto sì che mi integrassi subito – ha detto il numero 8 giallorosso -. Io venivo dal Genoa, ma non mi hanno mai fatto pesare il fatto che venissi da una piccola squadra: sono umili".

Il presente è a Roma, dove è felice con la sua famiglia.
"Viviamo a Casal Palocco, una zona lontana dal centro della città, con molte case, molto silenzioso come quartiere. Siamo molto felici. Non esco molto, quindi sono molto a mio agio in questo posto. E mia moglie, quando vuole andarsene a fare una passeggiata o andare in centro, prende la macchina e va. E io resto qui, è una zona molto bella"

Cosa ti piace di più della città?
"Quello che ho sempre apprezzato qui è la sicurezza. Essere in grado di uscire in qualsiasi momento in strada. Che mia moglie esca con il mio bambino senza paure, senza orari, senza pensare all'auto o se fa buio. Questa è la chiave. E questo è quello che rimpiango di più quando torno in Argentina. Che devi occuparti degli orari e vedere quale auto guidi"

Com'è il tuo rapporto con gli altri argentini della Roma?
"Con Fazio e Silva, splendido. Fede l'ho conosciuto a Siviglia, arrivammo praticamente insieme e per me è come un fratello. Ma ci sono anche brasiliani, olandesi e francesi e questo fa sì che il gruppo sia dinamico. Una ventina di giorni fa abbiamo fatto un "asado" (carne alla brace) a casa mia per tutta la squadra. Abbiamo passato una bella serata".

Come è stato giocare con Totti, un simbolo di Roma?
"È il re della città. È stato molto bello. Io purtroppo ho potuto giocare con lui nella parte finale della sua carriera e non ho avuto la possibilità di godermelo pienamente. Ma ho visto le cose che faceva in allenamento e ha risolto partite da solo. Ha una visione di gioco che gli permette di non avere molto bisogno della condizione fisica ottimale. Poteva risolvere o cambiare le cose con un passaggio, con la sua visione di gioco o con un tiro da 30 metri. Ha fatto la differenza e per questo è stato il migliore qui".

L'argentino cita anche Di Francesco (oltre al "Gato" Daniele e Gasperini) fra i tre allenatori che hanno segnato la sua carriera: "Mi ha fatto cambiare un po' il mio modo di giocare per evitare che io stia sempre largo sulla fascia, che cerchi la palla tra le linee e lo smarcamento in profondità, una cosa che anche Sampaoli vuole".

Chiusura dedicata agli obiettivi stagionali della Roma: "Non possiamo matematicamente arrivare al titolo, ci separano molti punti e ce ne rammarichiamo. Mancano ancora alcune partite e non penso che la Juventus e il Napoli perdano molti punti. Dobbiamo pensare a qualificarci per la prossima Champions League".