Vade retro Cavani. Non una, neppure due, ma addirittura tre volte. La prima quando l'uruguaiano era solo un promettente minorenne di cui tutti comunque ne parlavano come di un prospetto di fenomeno. La seconda dopo un torneo di Viareggio a cui partecipò con la maglia del Danubio. La terza quando si era già presentato nel nostro calcio, al termine della sua prima stagione con la maglia del Palermo, pochi gol fatti, parecchi divorati, giocando da esterno offensivo, dando comunque la sensazione che potesse diventare, come si dice di questi tempi, un top player.

Si vede che era destino che il fuoriclasse uruguaiano non dovesse vestire la maglia giallorossa. Che fosse bravo, uno destinato a una carriera da protagonista, lo aveva fatto capire sin da quando era poco più di un bambino. Nella sua Salto, città di bomber, da quelle parti ha visto la luce anche Luis Suarez, quello che fa gol con il Barcellona e ogni tanto si diletta a prendere a morsi qualche avversario. Cavani cominciò, piccolissimo, a prendere a calci un pallone. Meglio di tutti gli altri. Ci misero poco gli osservatori delle principali squadre uruguaiane a prendere nota. E a offrirgli di trasferirsi. A spuntarla fu il Danubio, uno dei dodici club di Montevideo. Il ragazzino non accusò il salto nella grande città. Continuò a stupire. Andava in campo, faceva gol. Un predestinato, insomma. Iniziò a frequentare sempre con maggiore frequenza la prima squadra. Le nazionali giovanili iniziarono a convocarlo con irreversibile puntualità.

Il primo appuntamento mancato con la Roma, si materializzò nel marzo del duemilaquattro. L'Uruguay under 17doveva disputare un torneo con le altre nazionali sudamericane di pari età, a Colonia del Sacramento, cittadina al confine con l'Argentina, separata da Buenos Aires solo dalle acque del Rio della Plata. In quei giorni, nella capitale argentina, stava trascorrendo con la moglie alcuni giorni di vacanza un avvocato romano, Lucio Di Cesare, tifoso della Roma, abbonato in Curva Sud, con una grande passione per il calcio. Più che fare il legale voleva lavorare nel calcio. Oggi è un apprezzato procuratore soprattutto per quel che riguarda il calcio sudamericano. Ma non solo. Salah, per esempio, se è arrivato alla Roma, lo si deve anche a questo signore che non ha mai avuto nessun pudore a manifestare la sua passione colorata di giallorosso.

Quando l'avvocato seppe del torneo a Colonia del Sacramento, ci mise poco a decidere di prendere il traghetto che lo avrebbe portato in Uruguay. Lasciò la moglie a Buenos Aires e si imbarcò per la breve traversata (il matrimonio come potrete immaginare non è stato poi un successo).Andò subito a vedere l'Uruguay. Rimase folgorato. Da Cavani, allora appena diciassettenne. Mandò subito la sua segnalazione ai pochi agganci, tra cui la Roma, che all'epoca aveva nel calcio, dicendo di aver visto un autentico fenomeno. Non ricevette risposta. Che non arrivò neppure l'anno dopo, siamo nel 2005, quando l'avvocato romanista lo rivide giocare con la maglia da titolare del Danubio. Stessa impressione della prima, è un fenomeno, chi lo prende fa l'affare del secolo.

Accoppiata di procuratori

Il ragazzo, comunque, aveva addosso gli occhi di molti. In particolare quelli di un'accoppiata di procuratori, Pierpaolo Triulzi e Claudio Anelucci, che sapevano come muoversi tra le trappole del calcio sudamericano. Anelluci aveva visto Cavani la prima volta nel 2003 e poi pure lui nel torneo di Colonia del Sacramento. Quel nome se lo era appuntato sulla sua agenda. Continuò a seguirlo con sempre maggiore attenzione. Convinto che quella criniera di capelli avrebbe sfondato nel calcio che conta. La svolta avvenne nel 2006. Il Danubio era stato invitato al Torneo di Viareggio, un'edizione che prevedeva la presenza di quarantotto squadre. Triulzi e Anelucci parlarono con il presidente del Danubio. Il risultato fu che presero la procura di nove dei giocatori che si sarebbero presentati al torneo che si gioca in Versilia. Tra i nove, ovviamente, Cavani che, di fatto, era il ragazzo che più interessava ai due procuratori italiani.

Edi convinse subito la platea italiana, quattro gol in tre partite, la sensazione che il suo calcio fosse quello di un campione. Erano stati convocati molti club, tra cui la Roma, per fargli vedere quell'attaccante che non aveva l'egoismo di giocare solo per se stesso. Risposero in pochi. Anzi, uno. Il Chievo. Dove all'epoca lavorava un conoscitore di calcio come Giovanni
Sartori. Altro colpo di fulmine.Il ds del club veronese lo voleva acquistare subito. Concluso il Viareggio, Cavani fu convocato dal Chievo per due settimane di prova. Esame superato. Sarebbero stati sufficienti duecentocinquantamila dollari per prenderlo.Il Chievo in quel momento non li aveva. Fu offerto a quella cifra anche alla Roma che non dette seguito alla richiesta. Edi tornò a casa sua. Ma il suo nome era stato sottolineato in rosso nell'agenda dei ds di molti club della nostra penisola. In particolare in quella di Rino Foschi, all'epoca l'uomo mercato di Zamparini per il Palermo. In quei mesi, Foschi spedì un suo uomo, Beppe Corti, per seguire il ragazzo in Uruguay. Le relazioni furono entusiasmanti. La richiesta del Danubio, visto che il ragazzo ormai era in prima squadra in pianta stabile, intanto era salita a cinque milioni di euro, il Palermo chiuse per quattro milioni e mezzo. Non senza un pizzico di thrilling. Perché quando le parti si scambiarono la stretta di mano, ai due procuratori italiani si presentò, per conto della Fiorentina, Pantaleo Corvino. Il ds viola provò a offrire il doppio per le commissioni, Anelucci e Triulzi non si fecero ingolosire e mantennero la parola data a Foschi. Che, dal canto suo, fu poi protagonista di un'epica litigata con Corvino.

Cavani diventò un giocatore del Palermo nel gennaio del 2007. I primi mesi li sfruttò per ambientarsi. Poi all'inizio del suo primo campionato, diventò un punto di forza della squadra siciliana. Giocando però da esterno offensivo, non in quel ruolo di centravanti che era stato sempre il suo. Segnò appena cinque gol in quel campionato, fallendone alcuni clamorosi che, poi, furono quelli che rimasero impressi nella memoria di molti. Compresi i dirigenti della Roma. E allora, nel mercato estivo del 2008, quando la squadra giallorossa stava cercando
un attaccante per rafforzarsi nel reparto offensivo, il nome del Matador non fu preso in considerazione. Nonostante Anelucci e Triulzi tempestassero di telefonate Trigoria per dire al ds Daniele Pradè che l'uruguaiano si poteva comprare per una cifra inferiore ai dieci milioni di euro. La risposta,a ricordarla oggi, fa sorridere. Fu del tipo, ma come faccio a presentarmi a Roma con Cavani? La trattativa andò avanti per settimane. Ci furono non meno di tre incontri a Trigoria per trovare un accordo. Niente da fare. In quel mercato la Roma dopo acquistò Jeremy Menez per dieci milioni e mezzo più un altro milione e cinquecentomila di bonus. Cavani si poteva comprare a nove. Rimase a Palermo. La stagione successiva fu acquistato dal Napoli per diciannove milioni. Dopo tre stagioni l'emiro del Psg se lo è portato a Parigi pagando la clausola di sessantrè milioni. Alla faccia delle plusvalenze.